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Residenti e imprenditori di Pavia Est hanno presentato ricorso al Tar contro lo spostamento del campo Sinti. Contestano la delibera comunale, definendo la nuova area «fuori contesto» e chiedono l'annullamento della decisione.

Residenti contestano trasferimento campo Sinti

Sessantuno cittadini hanno deciso di opporsi formalmente. Hanno presentato ricorso al Tar contro la decisione del Comune di Pavia. L'obiettivo è bloccare lo spostamento del campo Sinti nell'area di Pavia Est. I ricorrenti sono residenti e attività commerciali. Fanno parte del gruppo Colombarone Pavia Est. Chiedono ai giudici del Tribunale amministrativo regionale di Milano la sospensione. Vogliono anche l'annullamento della delibera. La giunta comunale aveva approvato il provvedimento lo scorso 17 febbraio.

L'azione collettiva mira a fermare il trasferimento. Riguarda 38 persone. Appartengono a 13 nuclei familiari. Attualmente abitano nella zona del campo vicino all'ex piscina. Si trova tra l'ex piscina e Palazzo Esposizioni. La nuova collocazione è in via Aschieri. L'atto di ricorso conta 55 pagine. Descrive la nuova area come «completamente fuori contesto». La definisce anche «oltre che fuori dal tempo».

Nuova area definita «fuori contesto»

La nuova collocazione non rispetta le direttive europee e nazionali. Queste mirano al superamento dei campi nomadi. I legali sottolineano i rischi. La vicinanza a abitazioni e attività commerciali crea turbativa. Può portare a degrado. Incide negativamente sul valore degli immobili. Compromette la sicurezza e l'ambiente. Danneggia il rispetto della legalità. Le raccomandazioni europee e nazionali spingono per superare i campi nomadi. Sono visti come luoghi di ghettizzazione. Isolano le persone che vi risiedono. Il problema non sono le persone. È l'idea di «campo-ghetto». Rappresenta un simbolo di emarginazione.

Fabio Jannaccone Pazzi, residente a Cascina Colombarone, spiega. Il ricorso è stato presentato dal gruppo Colombarone San Pietro Pavia Est. Questo gruppo include molti residenti di Pavia Est. La decisione legale collettiva è stata presa. Si ritiene che la decisione amministrativa presenti vizi di legittimità. Ci sono aspetti legati alla temporaneità. E alla precarietà della situazione. Le raccomandazioni UE sui campi anacronistici sono un corollario. Aggiungono peso ai motivi di diritto esposti nell'atto.

Critiche alla legittimità dell'azione comunale

L'azione intrapresa dal Comune è considerata illegittima. Il ricorso evidenzia la mancata previsione nel Pgt. Il Piano di governo del territorio non indica l'area di via Aschieri. Non è prevista come insediamento per comunità nomadi. Viene sollevato il problema del mancato inserimento. Il campo Sinti non ha una destinazione d'uso per servizi. La destinazione a servizi è incompatibile. Lo è con la collocazione delle residenze. Le caravan e le casette sono considerate residenze.

L'atto sottolinea un altro punto. Il Comune intende presentare l'insediamento come temporaneo. Tuttavia, si prevede che diventi fisso. Verrà modificato il suolo. Saranno create reti per rendere le caravan e le casette abitabili. Saranno come vere case in muratura. Vengono criticati anche altri aspetti. La mancata previsione di una destinazione finale per la comunità. I costi elevati. Si parla di circa 590mila euro.

Domande frequenti

Cosa chiedono i residenti di Pavia Est al Tar?

I residenti di Pavia Est chiedono al Tar la sospensione cautelare e l'annullamento della delibera comunale. Contestano il trasferimento del campo Sinti in via Aschieri, definendo la nuova area «fuori contesto» e illegittima.

Quali sono le motivazioni del ricorso contro il trasferimento del campo Sinti?

Le motivazioni principali includono la mancata previsione dell'area nel Piano di governo del territorio (Pgt), l'incompatibilità della destinazione a servizi con le residenze, la trasformazione prevista dell'insediamento da temporaneo a fisso, e gli ingenti costi previsti. Si contesta inoltre l'idea di creare un «campo-ghetto».