La Procura di Pavia ha concluso le indagini preliminari sull'operazione Clean 3, che ipotizza episodi di corruzione e ricatti legati ai controlli nei cantieri edili. Otto persone sono indagate, tra cui carabinieri, un dirigente Ats e l'ex presidente di Ance Pavia.
Indagini chiuse sull'operazione Clean 3
La Procura della Repubblica di Pavia ha formalmente concluso le indagini preliminari. Queste riguardano l'operazione denominata Clean 3. L'inchiesta si concentra su presunti episodi di corruzione. Si ipotizzano anche ricatti nell'ambito dei controlli effettuati nei cantieri edili. La notizia è stata confermata dal procuratore Fabio Napoleone.
Il numero totale degli indagati ammonta a otto persone. Tra queste figurano quattro carabinieri. C'è anche un dirigente dell'Ats di Pavia. La lista comprende Alberto Righini, ex presidente di Ance Pavia. Sono inoltre indagati altri due imprenditori del settore edile.
Collegamento con precedenti indagini
Questa nuova inchiesta si inserisce in un contesto investigativo più ampio. Essa è infatti collegata alle precedenti operazioni Clean 1 e Clean 2. Tali indagini avevano già portato a diversi arresti e condanne. Le persone coinvolte erano politici, imprenditori e appartenenti alle forze dell'ordine. Le accuse riguardavano vari reati contro la pubblica amministrazione.
Il fulcro della nuova indagine è un brigadiere dei carabinieri. All'epoca dei fatti, prestava servizio presso il Nucleo ispettorato del lavoro di Pavia. Questo militare era già stato coinvolto nell'indagine Clean 2. La sua posizione era legata alla vendita sottocosto di una villa. L'acquirente sarebbe stato il carabiniere Antonio Scoppetta. L'ipotesi accusatoria è che ciò avvenisse in cambio di protezione dai controlli sui cantieri.
Il brigadiere e l'attività ispettiva
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il brigadiere avrebbe utilizzato la sua attività ispettiva. La sua funzione nei cantieri sarebbe stata trasformata in uno strumento di ricatto. L'obiettivo sarebbe stato l'arricchimento personale. Le contestazioni mosse coprono condotte che si sarebbero protratte per anni. Gli inquirenti ipotizzano richieste di denaro.
Queste richieste sarebbero state accompagnate dalla minaccia di lunghe sospensioni dei lavori. Gli imprenditori sarebbero stati indotti a promettere somme. Ciò avveniva per ottenere sanzioni ridotte. In alternativa, per evitare denunce. La protezione sarebbe stata garantita ad aziende considerate vicine. Questo in cambio di denaro o favori.
Clima di pressione e minacce
La Procura ha descritto un clima di forte pressione. Questo era esercitato sugli imprenditori edili sottoposti ai controlli. Il comunicato riporta alcune frasi attribuite agli indagati. Tra queste si citano «la rovino», «non vi faccio più lavorare», «con me non deve sgarrare». Questi timori, secondo la Procura, sarebbero stati confermati dalle audizioni.
Le audizioni sono avvenute davanti al pubblico ministero. L'ipotesi investigativa include anche la presunta protezione di alcuni imprenditori definiti «amici». Secondo la ricostruzione degli inquirenti, questi soggetti venivano avvisati in anticipo. I futuri controlli venivano comunicati preventivamente. Ciò permetteva di sanare irregolarità prima degli accessi ispettivi. Si evitavano così le sanzioni.
Falsificazione di documenti e rivelazione di segreti
In alcuni casi, sarebbero stati redatti falsi modelli di pagamento delle sanzioni. Questi documenti venivano poi trasmessi alla Procura. L'effetto era l'archiviazione dei procedimenti. Ciò avveniva senza che i privati avessero effettuato alcun pagamento reale. La Procura contesta anche condotte che avrebbero ostacolato le indagini.
Tra gli episodi contestati vi è l'eliminazione del fascicolo cartaceo di una pratica. Questa pratica era oggetto dell'attività del carabiniere. Si ipotizza anche la rivelazione di segreti d'ufficio. Inoltre, la mancata segnalazione di condotte illecite è un altro capo d'accusa.
Coinvolgimento di altri carabinieri e dirigente Ats
Nell'indagine risultano coinvolti altri carabinieri. Alcuni di loro erano già stati parte dei filoni Clean 1 e Clean 2. C'è anche un dirigente dell'Ats di Pavia. Questo dirigente sarebbe vicino al brigadiere del Nucleo ispettorato del lavoro. Le ipotesi contestate, secondo la Procura, riguardano episodi corruttivi. Si ipotizzano anche sviamento delle indagini e rivelazione di segreti d'ufficio.
Questi reati sarebbero stati commessi in concorso con il brigadiere. L'indagine ha quindi ampliato il numero di carabinieri coinvolti. Anche la posizione del dirigente Ats è sotto esame per presunti accordi illeciti.
Alberto Righini, ex presidente Ance Pavia
Tra i soggetti segnalati figura anche Alberto Righini. Egli è l'ex presidente dell'Ance Pavia. Secondo l'ipotesi investigativa, Righini avrebbe concesso vantaggi al brigadiere del Nil. Vantaggi sarebbero stati estesi anche ad amici e familiari del militare. Questi includevano la locazione di appartamenti e box. Alcuni a prezzi ridotti, altri gratuitamente.
In cambio, Righini avrebbe ottenuto informazioni preventive. Queste riguardavano le date dei controlli. In alcuni casi, avrebbe ricevuto indicazioni per orientare gli esiti. Gli esiti sarebbero stati sfavorevoli a concorrenti indesiderati. L'ex presidente di Ance Pavia è quindi al centro di queste accuse.
Un imprenditore vittima di minacce
Un ulteriore episodio riguarda un imprenditore. Questo soggetto si ritiene vittima di minacce. Ha presentato un esposto alla Procura. Secondo l'accusa, nel 2023, durante un controllo in un cantiere edile a Pavia, lo stesso carabiniere avrebbe tentato una concussione. L'imprenditore si sarebbe trovato di fronte a un'alternativa.
Doveva pagare una somma di denaro considerevole. Oppure subire lunghe sospensioni dei lavori. E nuovi controlli anche in altri cantieri gestiti. La proposta illecita, secondo l'accusa, sarebbe stata veicolata tramite persone vicine al militare. Queste persone operavano nello stesso cantiere. Nello stesso contesto, sarebbe stato falsificato un verbale di primo accesso.
Ciò avrebbe comportato l'applicazione di un'ulteriore sanzione a carico dell'imprenditore. L'episodio evidenzia la gravità delle presunte condotte. L'imprenditore ha deciso di denunciare per tutelare la sua attività.
Carabiniere addetto alla scorta di un magistrato
L'ultima parte dell'indagine coinvolge un altro carabiniere. All'epoca dei fatti, era addetto alla scorta di un magistrato. Questo magistrato prestava servizio presso la Procura di Pavia. Secondo gli inquirenti, questo carabiniere avrebbe ottenuto denaro da un privato. La promessa era di intervenire presso l'ufficiale giudiziario. L'obiettivo era accelerare una procedura di sfratto.
Lo sfratto riguardava una famiglia morosa. La famiglia aveva figli minori. La Procura sostiene che il pubblico ufficiale avrebbe sfruttato la sua rete di conoscenze. Queste conoscenze istituzionali servivano a incidere sui tempi dell'esecuzione. L'operazione avrebbe coinvolto anche soggetti terzi. Questi ultimi sono definiti nel comunicato «picchiatori». Il loro compito era fare pressione sui conduttori.
Lo scopo era indurli a lasciare l'alloggio. Questo caso solleva interrogativi sull'uso improprio di ruoli istituzionali. Le indagini mirano a chiarire ogni responsabilità.
Metodologie investigative
Le indagini sono state condotte per oltre due anni. A svolgerle è stato il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Pavia. Il tutto sotto la direzione della Procura. Gli accertamenti si sono basati su diverse metodologie. Sono state effettuate intercettazioni telefoniche.
Sono state condotte audizioni di centinaia di testimoni. Ci sono stati interrogatori e acquisizioni di documenti. Sono state eseguite indagini bancarie. Sono state effettuate perquisizioni e sequestri. Infine, sono state analizzate le chat dei telefoni sequestrati. I telefoni appartenevano agli indagati e ad altri soggetti coinvolti. Dalle chat, secondo la Procura, sarebbero emersi elementi rilevanti. Questi elementi supportano l'ipotesi investigativa.