Cronaca

Lombardia: 3.500 infermieri persi all'anno, la sanità pubblica in crisi

19 marzo 2026, 04:41 5 min di lettura
Lombardia: 3.500 infermieri persi all'anno, la sanità pubblica in crisi Immagine generata con AI Pavia
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La sanità lombarda perde oltre 3.500 infermieri ogni anno, un'emorragia post-pandemica aggravata da turni massacranti e stipendi bassi. Le università registrano meno iscrizioni, mentre il sindacato denuncia una situazione critica simile a quella pandemica.

Sanità Lombarda: Emorragia di Infermieri Post-Covid

La regione Lombardia affronta una grave carenza di professionisti sanitari. Negli ultimi anni, si è registrata una costante fuoriuscita di infermieri dal sistema pubblico. Questo fenomeno preoccupante si è verificato con numeri elevati. Nel 2024, sono venuti a mancare 3.523 professionisti. L'anno precedente, il 2023, ne ha visti partire 3.234. Anche il 2022 ha registrato una perdita significativa di 3.772 unità.

Questa fuga di personale non è imputabile esclusivamente ai pensionamenti. Solo un terzo delle dimissioni è legato al raggiungimento dell'età pensionabile. La maggior parte degli infermieri sceglie di abbandonare la professione per altri motivi. Le cause principali sono da ricercare nelle condizioni lavorative estreme. I turni sono diventati insostenibili. Le retribuzioni offerte rimangono stagnanti. Gli stipendi medi si attestano tra i 1.700 e i 1.800 euro mensili.

Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato infermieri Nursind, descrive la situazione con parole allarmanti. «Sei anni dopo lavoriamo come durante la pandemia», afferma Bottega. Queste dichiarazioni sono state rilasciate in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus. In Lombardia, si contano circa 41mila vittime nei primi due anni della pandemia. La gravità della situazione è ulteriormente sottolineata dalle recenti decisioni legislative.

Decreto Milleproroghe e Criticità del Sistema Sanitario

Il decreto Milleproroghe, recentemente approvato dal Parlamento, contiene misure che destano preoccupazione. Una di queste è la proroga fino al 31 dicembre 2029. Si tratta di una norma emergenziale che consente l'esercizio temporaneo della professione sanitaria. Questo è possibile anche per chi ha conseguito titoli di studio all'estero. Il sindacato Nursind critica questa scelta. Si teme che la qualità delle cure possa essere compromessa. La priorità dovrebbe essere data alla formazione e alla qualificazione.

In questa giornata dedicata alla memoria, emergono altre criticità del sistema sanitario nazionale. Il Piano pandemico, annunciato come risposta strategica, non è ancora diventato pienamente operativo. L'Italia non ha raggiunto l'obiettivo di potenziare le terapie intensive. Erano previsti quasi 6mila nuovi posti letto aggiuntivi. La loro realizzazione è ancora lontana.

Anche la medicina territoriale, promossa come soluzione per alleggerire gli ospedali, incontra ostacoli. Le Case di comunità faticano a decollare. La mancanza di personale infermieristico è uno dei motivi principali. Questo rende difficile l'erogazione dei servizi previsti. La carenza di professionisti limita l'efficacia di queste nuove strutture sanitarie.

Perdita di Appeal della Professione Infermieristica

La professione infermieristica sembra aver perso il suo fascino. Questo dato emerge chiaramente analizzando le iscrizioni universitarie. Nelle facoltà di infermieristica della Lombardia, la situazione è allarmante. Sia l'Università Statale di Milano che l'Università di Milano-Bicocca registrano un calo significativo. Anche l'Università di Pavia mostra lo stesso trend negativo. Nel 2025, le disponibilità di posti sono superiori al numero di candidati.

A Milano, su 815 posti disponibili, solo 567 sono stati occupati. All'Università di Milano-Bicocca, su 340 posti, le candidature sono state 230. All'Università di Pavia, la situazione è simile: 151 posti occupati su 260 disponibili. Questi numeri indicano una crescente disaffezione verso la carriera infermieristica. Le ragioni sono molteplici e interconnesse. La stanchezza post-pandemica gioca un ruolo importante. Le condizioni lavorative precarie contribuiscono ulteriormente.

Per cercare di tamponare questa emorragia di personale, sono state attivate misure straordinarie. Si è fatto ricorso all'assunzione di infermieri provenienti dall'estero. Questa soluzione, sebbene necessaria nell'immediato, non risolve il problema strutturale. È fondamentale intervenire sulle cause profonde. È necessario migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni. Solo così si potrà invertire la tendenza. Si potrà garantire un futuro solido alla sanità pubblica lombarda.

Contesto Storico e Normativo della Crisi Infermieristica

La crisi degli infermieri in Lombardia non è un fenomeno isolato. Si inserisce in un contesto nazionale di difficoltà nel reclutamento del personale sanitario. La pandemia di Covid-19 ha messo a nudo le fragilità del sistema sanitario italiano. Ha evidenziato la necessità di investimenti maggiori e di una riorganizzazione strategica. La carenza di infermieri era già un problema prima del 2020. La pandemia ha esacerbato la situazione, portando molti professionisti al limite.

Il sistema sanitario regionale lombardo, pur essendo uno dei più avanzati in Italia, non è immune da queste problematiche. La gestione delle risorse umane è cruciale per garantire l'efficacia dei servizi. La fuga di infermieri comporta un aumento del carico di lavoro per chi rimane. Questo può portare a burnout e ulteriore abbandono. Si crea così un circolo vizioso difficile da spezzare.

Le normative che regolano la professione infermieristica sono in continua evoluzione. Tuttavia, spesso non tengono il passo con le esigenze concrete del settore. La proposta di legge sulla responsabilità professionale, ad esempio, è stata oggetto di dibattito. L'obiettivo è tutelare i sanitari, ma anche garantire la sicurezza dei pazienti. La formazione continua è un altro aspetto fondamentale. Deve essere incentivata per mantenere alto il livello di competenza.

La situazione attuale richiede un'azione decisa da parte delle istituzioni. Non bastano le misure tampone. È necessario un piano a lungo termine. Questo piano deve prevedere investimenti significativi. Deve puntare sul miglioramento delle condizioni lavorative. Deve valorizzare la professione infermieristica. Solo così si potrà arginare l'emorragia di personale. Si potrà ricostruire un sistema sanitario più resiliente e preparato alle sfide future. La Giornata in memoria delle vittime del Coronavirus dovrebbe servire da monito.

La sanità pubblica è un bene prezioso. La sua salvaguardia dipende dalla disponibilità di professionisti qualificati e motivati. Gli infermieri sono in prima linea. Meritano riconoscimento e supporto adeguati. La loro dedizione, messa a dura prova dalla pandemia, non può essere data per scontata. È tempo di agire concretamente per invertire la rotta. La salute dei cittadini lombardi dipende da questo.

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