L'intelligenza artificiale promette di rivoluzionare la società, ma la sua gestione e il controllo devono rimanere saldamente nelle mani dell'uomo. Un dibattito a Pavia ha esplorato le implicazioni etiche e sociali di questa tecnologia.
L'intelligenza artificiale oltre la tecnologia
Lo scorso 31 marzo, il Collegio Ghislieri di Pavia ha ospitato un importante dibattito. L'incontro, intitolato «La vera dimensione etica dell’intelligenza artificiale», ha visto protagonista Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano. L'evento faceva parte del ciclo «L’UE soggetto autonomo o vassallo?». L'iniziativa è stata curata da Giulia Rossolillo, docente di diritto dell'Unione europea all'Università di Pavia. Hanno collaborato la Fondazione Albertini e il CSUE. L'obiettivo era analizzare la trasformazione digitale in atto. Si è discusso del suo impatto su economia, società e geopolitica.
Fin dall'inizio è emerso un punto cruciale. L'IA non è solo un avanzamento tecnologico. Deve essere vista in un contesto più ampio. Questo include dinamiche sociali, economiche e persino geopolitiche. Un aspetto particolarmente interessante è il legame tra individualismo e reti digitali. L'IA si inserisce in un cambiamento tecnologico profondo. Questo ha modificato la creazione di valore.
Il valore nell'era digitale
Prima di internet, il valore era legato al possesso. Le risorse venivano accumulate e difese. Con la rivoluzione digitale, è emerso un nuovo modello. Si basa sulla capacità di orchestrare risorse distribuite. Un esempio è Airbnb. Questa piattaforma genera valore gestendo milioni di posti letto senza possederli. In questo nuovo scenario, il dato diventa centrale. È un elemento intangibile che affianca le relazioni sociali. «L’affermazione del dato è l’affermazione di una nuova centralità che è l’antecedente della conoscenza», ha spiegato il professor Noci.
Queste trasformazioni hanno aperto la strada all'IA. Sebbene se ne parli dagli anni Cinquanta, è dal 2023 che l'IA ha assunto un ruolo centrale. Ciò è dovuto alla disponibilità di dati e alla potenza computazionale. L'IA chiude il cerchio della rivoluzione digitale. È uno strumento essenziale per organizzare la società. Introduce una nuova forma di energia: la capacità di trasformare i dati in azione. Il valore nasce ora nel passaggio tra conoscenza e azione. L'IA non sostituisce l'uomo, ma lo «sublima». L'algoritmo produce risultati, ma l'uomo deve interpretarli e verificarli.
L'IA come supporto, non sostituto
Un esempio concreto è la medicina. Un sistema di IA può aiutare un medico nella diagnosi. Questo rende il processo più rapido. Tuttavia, la decisione finale spetta al professionista. Egli deve valutare l'affidabilità delle informazioni. L'IA diventa un supporto. Migliora la qualità e la velocità delle cure. Non sostituisce il giudizio umano.
Il professor Noci ha sottolineato il ruolo dell'università. La conoscenza enciclopedica è facilmente accessibile. Diventa fondamentale formare studenti capaci di gestire gli algoritmi. Serve una nuova alfabetizzazione. Non basta acquisire informazioni. Bisogna sviluppare capacità critiche e interpretative. Il rischio è delegare tutto all'IA. Questo potrebbe portare a una «necrotizzazione» delle capacità cognitive. L'università deve diventare una palestra intellettuale. Deve allenare il dubbio, il senso critico e il ragionamento dinamico. Cambiano le competenze richieste: non basta più sapere, bisogna saper usare, interpretare e mettere in discussione.
L'Europa e la sfida digitale
Qual è il ruolo dell'Europa in questa transizione digitale? Secondo il relatore, l'Unione Europea appare ancora poco incisiva. Fatica a incidere nello sviluppo delle tecnologie emergenti. Un punto critico è la tendenza europea a concentrarsi sulla regolamentazione. Queste norme sono importanti per un uso responsabile. Rischiano però di rimanere isolate se non accompagnate da innovazione e investimento. L'Europa eccelle nel definire le regole, ma meno nel guidare il cambiamento tecnologico.
A questo si aggiunge un «turboindividualismo». È la difficoltà di costruire una visione condivisa per il bene comune. Prevale una logica individualistica. Cittadini, imprese e Stati tendono a perseguire interessi propri. Questa frammentazione si riflette sulla politica. L'UE fatica a sviluppare una linea comune. Manca una struttura sovranazionale per competere con Stati Uniti e Cina. Questi ultimi hanno sistemi centralizzati e investimenti coordinati. I singoli Stati europei non hanno le risorse per affrontare la trasformazione digitale. L'UE non ha gli strumenti politici e istituzionali adeguati per questo salto di qualità.