Fortunato Ortombina, sovrintendente della Scala di Milano, racconta la sua vita dedicata alla musica. Nato a Mantova, ha scoperto la sua passione da bambino, trasformandola in una carriera di successo che lo ha portato a dirigere uno dei teatri più prestigiosi al mondo.
Dalla provincia alla Scala: un destino musicale
Fortunato Ortombina, figura di spicco nel panorama musicale italiano, ha condiviso la sua storia in un incontro a Mantova. Nato nel 1960, ha ripercorso le strade della sua città natale, luogo dei suoi primi passi musicali. La sua infanzia è stata segnata dalla musica, presente in famiglia attraverso il nonno liutaio, lo zio musicista e i genitori appassionati. Queste influenze hanno preparato il terreno per un futuro straordinario.
Cresciuto a Massimbona, frazione di Goito, Ortombina ha vissuto un'infanzia legata alla campagna. I suoi genitori, Angela e Luigi, avevano inizialmente pianificato un trasferimento in Australia. Un imprevisto ha però cambiato il corso degli eventi, determinando la sua nascita a Mantova.
L'infanzia e la scoperta della musica classica
L'arrivo della televisione nel 1964 segnò un momento cruciale. Le prime trasmissioni classiche, come le Sonate di Beethoven, suscitarono in lui un profondo interesse. La musica era una presenza costante in casa. Il nonno costruiva chitarre, lo zio suonava nella banda della finanza, la madre cantava e il padre si dilettava con l'armonica. Durante la quinta elementare, l'opportunità di unirsi alla banda del paese fu un'occasione imperdibile. Nonostante il desiderio iniziale di suonare il clarinetto, la mancanza dello strumento lo portò a scegliere il trombone. Questa scelta casuale si rivelò fondamentale per il suo futuro.
L'esperienza con la banda fu così intensa da spingerlo a marinare la scuola pomeridiana per assistere alle lezioni musicali. La passione per il trombone, inizialmente un ripiego, divenne un vero e proprio amore, un compagno fedele per tutta la vita.
Il percorso formativo e la scelta professionale
Nel 1972, Ortombina si iscrisse al Conservatorio Campiani di Mantova. La scuola, situata in un'ex caserma, presentava condizioni precarie. Il suo insegnante di trombone si trasferì a Parma, e Ortombina lo seguì, continuando gli studi presso la sede distaccata del Conservatorio Boito.
Nonostante la crescente passione, la sua aspirazione iniziale non era diventare musicista. Aveva completato l'istituto tecnico per geometri Carlo d’Arco, prevedendo una carriera nell'impresa edile di famiglia. Le estati trascorse nei cantieri, tuttavia, gli fornirono competenze preziose, utili anche nel suo futuro ruolo di sovrintendente. La musica rimaneva un passatempo.
La svolta verso la musica e gli studi universitari
La decisione di dedicarsi completamente alla musica maturò gradualmente. Se a Mantova fosse esistita una facoltà di architettura, l'avrebbe scelta. L'assenza di un'università in città lo spinse a proseguire gli studi a Parma, dove si iscrisse contemporaneamente al conservatorio e all'università. La fortuna di poter seguire le proprie inclinazioni è un dono prezioso. Trent'anni prima, il ruolo di sovrintendente era sconosciuto, ma la sua traiettoria professionale virò inaspettatamente verso la musica. A Parma si laureò in musicologia sotto la guida del mantovano Claudio Gallico.
Dagli esordi alla scoperta verdiana
Dopo gli studi, iniziò la sua carriera al Teatro Regio di Parma, suonando il trombone e partecipando ai cori. Lavorò anche per l'Istituto Nazionale di Studi Verdiani. L'accesso privilegiato ai manoscritti di Verdi a Sant'Agata, concesso dalla famiglia Carrara Verdi, fu un'esperienza formativa unica. L'amore per Verdi nacque a undici anni, durante l'esecuzione di «Va, pensiero» a Goito, quando percepì l'emozione del pubblico.
Ortombina scoprì un autografo verdiano inedito: un frammento musicale tratto dal coro della morte di Ermengarda nell'Adelchi, scritto per un amico. Questo lavoro sui manoscritti verdiani rafforzò la sua familiarità con il Teatro alla Scala, luogo che sentiva affine grazie alla profonda conoscenza dell'opera verdiana.
L'opera lirica e le nuove generazioni
Ortombina sostiene con forza l'introduzione dell'opera nelle scuole. Lamenta l'esclusione dell'insegnamento musicale dai licei italiani, privando i giovani della conoscenza del melodramma, parte integrante della letteratura nazionale. Sottolinea che la musica, creata per essere ascoltata, richiede un avvicinamento attivo dei giovani alla tradizione operistica italiana. L'emozione nel vedere il teatro Scala gremito di bambini, anche piccolissimi, per rielaborazioni di opere come il Rigoletto, conferma l'importanza di questo impegno.
Domande frequenti
Chi è Fortunato Ortombina?
Fortunato Ortombina è l'attuale sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano. Nato a Mantova nel 1960, ha una formazione musicale e una profonda conoscenza dell'opera, in particolare di Giuseppe Verdi.
Qual è il legame di Ortombina con Mantova?
Fortunato Ortombina è nato a Mantova e ha iniziato il suo percorso musicale nella città, studiando al Conservatorio Campiani. Nonostante la carriera lo abbia portato a dirigere la Scala di Milano, mantiene un forte legame con la sua città natale.