La difesa di Giuseppe Argirò, ex AD di Cva, respinge con forza le accuse di corruzione. Si contesta la cifra e la regolarità della consulenza affidata.
La difesa contesta la cifra e la regolarità della consulenza
L'avvocato Sabrina Franzone, legale di Giuseppe Argirò, ha definito le accuse di corruzione come «veramente incredibili». La difesa sottolinea la regolarità di una consulenza legale affidata da Cva a un avvocato e professore universitario.
Si mette in dubbio la logica di un'azienda come Cva, definita non «di sprovveduti», nell'affidare incarichi sospetti. La cifra contestata dalla difesa ammonta a 147 mila euro distribuiti su un arco di tre anni.
Secondo la difesa, tale importo non può far pensare a episodi di corruzione. Il contratto era finalizzato a portare avanti progetti a beneficio di Cva in un contesto difficile come quello siciliano.
Dubbi sulla logica dell'accusa e sulla figura di Argirò
La difesa solleva perplessità sul collegamento ipotizzato tra Argirò e Armao. L'avvocato Franzone evidenzia come sia «tanto» il salto logico per pensare che Argirò si interfaciasse con Armao sapendo che i fondi della consulenza con Matta sarebbero andati a quest'ultimo.
Viene descritto Argirò come una persona estremamente prudente e attenta. L'idea di una sua condotta illecita viene definita una «follia», dato che non concederebbe confidenza nemmeno in contesti informali.
Si domanda quale legame potesse esistere tra Argirò e le figure coinvolte. La difesa suggerisce che Cva avrebbe dovuto avere un interesse eccezionale per giustificare le azioni che le accuse le attribuiscono.
Il contesto della consulenza e il ruolo di Argirò
La difesa chiarisce il motivo del contatto con Argirò in qualità di amministratore delegato di Cva. L'interesse era rivolto al settore idroelettrico, con Cva vista come un modello da replicare.
Viene ricordato che il 2024 è stato un anno critico per la siccità in Sicilia. L'interlocuzione era nata proprio con l'intento di esportare il modello di gestione idroelettrica di Cva.
L'indagine e le figure coinvolte
Oltre a Giuseppe Argirò, nell'inchiesta della procura di Palermo risulta indagato anche Marco Malacarne, attuale consigliere di amministrazione di Cva. I due manager sono accusati di aver affidato un contratto di consulenza all'avvocato Pierluigi Matta.
I pubblici ministeri ipotizzano che tale contratto fosse uno «schermo» per un'azione corruttiva. I fondi della consulenza sarebbero stati poi destinati a Gaetano Armao. Quest'ultimo è una figura di rilievo nella politica siciliana, ex vicepresidente della Regione e presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali.
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