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A 34 anni dalla strage di via D'Amelio, la famiglia Borsellino lamenta la persistente assenza di verità e giustizia. Si denunciano depistaggi istituzionali e si chiede un cambio di rotta nelle politiche di prevenzione.

La mancata verità sulla strage di via D'Amelio

Sono trascorsi 34 anni dalla tragica strage di via D'Amelio.

La famiglia del giudice Paolo Borsellino non ha ancora ottenuto risposte concrete.

La ricerca di giustizia e verità appare ancora lontana.

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, ha espresso profonda amarezza.

Ha parlato di continui depistaggi, anche provenienti da istituzioni.

La Commissione nazionale antimafia è stata citata come esempio.

Si critica il tentativo di separare la strage di via D'Amelio da altri eventi.

L'ipotesi di un dossier su mafia e appalti viene definita insufficiente.

Tale dossier non giustificherebbe l'accelerazione della strage.

Non spiegherebbe la sparizione dell'agenda rossa.

Per Salvatore Borsellino, questo approccio mira a cancellare le tracce.

Le tracce dell'eversione nera, invece, rappresentano un filo conduttore.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate all'ANSA.

L'intervista è avvenuta poco prima del 34° anniversario.

La strage avvenne a Palermo il 19 luglio 1992.

Oltre a Paolo Borsellino, persero la vita cinque agenti.

Gli agenti facevano parte della sua scorta.

I loro nomi erano Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Prevenzione anziché repressione a Palermo

Salvatore Borsellino ha commentato le recenti dichiarazioni della premier.

Si è appreso che Giorgia Meloni è stata a Palermo.

La premier ha manifestato l'intenzione di impiegare l'esercito.

L'obiettivo sarebbe la gestione dell'ordine pubblico in città.

Salvatore Borsellino ritiene che la prevenzione sia più necessaria.

La prevenzione sarebbe preferibile alla repressione.

Attualmente, a Palermo si osserva un fenomeno preoccupante.

Un numero elevato di ergastolani è stato rilasciato.

Questi individui non hanno mai collaborato con la giustizia.

Ora tornano a gestire i loro clan mafiosi.

Questa situazione richiede un intervento mirato.

Invece di togliere le armi ai magistrati, come si è tentato di fare.

Si dovrebbe puntare con decisione sulla prevenzione.

Questo è il suo fermo convincimento.

Le richieste della famiglia Borsellino

La famiglia Borsellino continua la sua battaglia.

La richiesta principale è la verità completa sulla strage.

Si chiede giustizia per le vittime e per i loro familiari.

La memoria di Paolo Borsellino e della sua scorta deve essere onorata.

Onorata con fatti concreti e non solo con cerimonie.

La lotta alla mafia richiede un impegno costante.

Un impegno che deve partire dalle istituzioni stesse.

È fondamentale che le istituzioni siano parte della soluzione.

Non devono essere percepite come ostacolo alla verità.

I depistaggi, se confermati, rappresentano un tradimento.

Un tradimento della fiducia dei cittadini.

La speranza è che si possa finalmente fare piena luce.

Fare piena luce su tutti i misteri che ancora avvolgono quella terribile giornata.

La giustizia, anche se tardiva, è un diritto.

Un diritto irrinunciabile per le vittime.

E per l'intera società civile.

La testimonianza di Salvatore Borsellino è un monito.

Un monito a non dimenticare e a non abbassare la guardia.

La lotta alla criminalità organizzata è una priorità.

Una priorità che richiede azioni concrete e lungimiranti.

Le parole di Salvatore Borsellino risuonano come un appello.

Un appello alla responsabilità e alla verità.