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L'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha lanciato un appello accorato durante la festa di Santa Rosalia, denunciando il ritorno della "peste" in città. Ha puntato il dito contro la mafia, la mancanza di lavoro e le responsabilità della politica e della Chiesa.

La "peste" moderna a Palermo

L'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ha usato parole forti per descrivere la situazione attuale della città. Ha affermato che «la peste è tornata a Palermo».

Ha evidenziato il prepotente ritorno del racket e le intimidazioni. Ha parlato di violenza diffusa e senza scrupoli. Ha menzionato la recrudescenza giovanilistica della mafia, definendola pericolosa per la sua stupidità.

Lorefice ha citato le recenti operazioni delle forze dell'ordine. Ha sottolineato come queste azioni abbiano dimostrato la meschinità dei sedicenti vertici mafiosi. La mafia, secondo l'arcivescovo, è intrinsecamente stupida e spregevole.

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La politica e l'economia sotto accusa

L'arcivescovo ha indicato le principali responsabilità. Queste ricadono su una politica che fatica a fare scelte lungimiranti. Ha anche segnalato possibili contiguità con ambienti mafiosi.

Le colpe sono anche di un'economia basata sullo scarto e sullo sfruttamento. La corruzione e l'indifferenza alimentano questo sistema. La Chiesa stessa è chiamata a riflettere sul suo operato.

Lorefice ha ricordato figure esemplari come Santa Rosalia e Giacomo Cusmano. Ha citato i martiri della fede come Pino Puglisi. Ha menzionato i martiri della giustizia come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. La lista di coloro che hanno sacrificato la vita per la giustizia è lunga.

Un appello urgente al pentimento e all'azione

«Non abbiamo amato Palermo, se non l'abbiamo addirittura tradita!» ha esclamato Lorefice. Ha chiesto un pentimento rapido e rimedi concreti. Ha invitato a evitare scuse, lungaggini e compromessi.

L'appello è a un'azione immediata: «Alziamoci in piedi! Domani sarà troppo tardi!» ha concluso l'arcivescovo. Il suo discorso è stato pronunciato durante il 402 Festino di Santa Rosalia, patrona della città.

Le cause profonde del malessere cittadino

Monsignor Lorefice ha spiegato che la situazione attuale è conseguenza di problemi strutturali. La mancanza drammatica di lavoro è una causa primaria. I licenziamenti continuano a un ritmo disumano.

Ha fatto riferimento alla vertenza dei lavoratori ex Almaviva. Questi attendono il completamento dell'iter burocratico per il reimpiego. La pandemia del pizzo continua a stringere la città. Le denunce sono ancora troppo poche.

I giovani si sentono scoraggiati. Molti scelgono di emigrare. Altri si rifugiano nell'alcol, nella droga o in altre forme di autodistruzione. La situazione richiede un intervento deciso e coraggioso.

Domande frequenti

Cosa ha denunciato l'arcivescovo di Palermo?

L'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ha denunciato il ritorno della "peste" in città, riferendosi al racket, alla violenza, alla mafia e alla mancanza di lavoro. Ha criticato la politica e l'economia per la loro responsabilità in questa situazione.

Quali sono le cause della "peste" secondo Lorefice?

Secondo Lorefice, le cause principali includono la mancanza di lavoro, i licenziamenti, la diffusione del racket, la violenza, la mafia e una politica che fatica a fare scelte lungimiranti. Anche l'economia dello scarto e una Chiesa non sufficientemente evangelizzatrice sono indicate come concause.