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Una banda giovanile a Palermo sta seminando il panico tra le imprese con azioni violente e l'uso di armi da guerra. Le indagini puntano a una nuova generazione di criminali che cerca di affermarsi con metodi eclatanti.

Nuova banda giovanile a Palermo semina terrore

Atti intimidatori scuotono il mandamento di San Lorenzo da novembre. Una banda giovane e apparentemente inesperta colpisce con audacia. Utilizzano auto rubate, come quella sottratta a Cefalù e poi abbandonata allo Zen. I loro gesti sono plateali e spesso includono l'uso di armi d'assalto, come i kalashnikov. Gli investigatori stanno analizzando ogni possibile collegamento.

Tra le ipotesi, si valutano i nomi di Calogero Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore, e di Giuseppe Biondino, figlio di Salvatore. Quest'ultimo era alla guida dell'auto di Totò Riina durante il suo arresto nel 1993. Non si escludono però figure meno note di Cosa nostra, emerse dopo recenti arresti.

Vuoto di potere favorisce nuovi gruppi criminali

Numerosi soggetti sono tornati in libertà negli ultimi mesi. Questo potrebbe aver favorito la nascita di una nuova reggenza. Uomini che ricoprivano ruoli secondari fino a pochi anni fa potrebbero ora guidare queste nuove realtà. Gli inquirenti stanno studiando attentamente questo cambio di equilibri.

Anche la zona della Marinella è sotto osservazione. Quest'area è stata teatro di diverse intimidazioni. Tra settembre e marzo, colpi d'arma da fuoco hanno raggiunto la saracinesca di una macelleria in via Caduti sul Lavoro. Questa escalation non è passata inosservata.

Il vuoto di potere lasciato da un recente blitz, che ha portato a 181 arresti, sembra aver aperto spazi a nuovi gruppi. Queste realtà emergenti agiscono con modalità più simili alla camorra. Tuttavia, secondo gli inquirenti, operano sotto una forma di supervisione.

Errori infantili tradiscono l'inesperienza della banda

Le azioni criminali, pur apparendo pianificate, rivelano anche una certa inesperienza. Un esempio sono le bottiglie incendiarie lasciate davanti a negozi a fine novembre. Erano accompagnate da richieste estorsive di 5 mila euro. Le telecamere hanno ripreso due uomini incerti, che consultavano ripetutamente un foglio con appunti.

Questi individui hanno mostrato difficoltà anche nel posizionare correttamente gli ordigni. Uno degli obiettivi, il ristorante Al Brigantino, non fu raggiunto. La bottiglia destinata al locale fu lasciata davanti a un'altra attività commerciale. Questo dimostra una chiara approssimazione.

Kalashnikov contro un deposito: scarsa dimestichezza con le armi

Ancora più evidente l'imprecisione nell'assalto al deposito di Sicily by Car, in via San Lorenzo. Una raffica di kalashnikov sparata all'interno della struttura ha colpito anche abitazioni vicine. Questo indica una scarsa dimestichezza con l'arma da guerra. L'episodio vide agire tre persone.

Uno scavalcò il muro per far entrare gli altri due. Questi ultimi si mostrarono armati davanti a centinaia di giovani presenti in un locale vicino. Dopo l'attacco, tentarono la fuga con l'auto utilizzata. Il mezzo, però, non ripartì. Costretti a scappare a piedi, lasciarono numerose tracce, tra cui impronte. Queste sono ora al vaglio dei Ris dei carabinieri.

Affilamento della tecnica e armi da guerra a basso costo

Col passare delle settimane, la tecnica sembra essersi affinata. L'ultimo episodio ha preso di mira il ristorante Al Brigantino. L'auto usata, una Fiat Panda rossa, era stata rubata a Cefalù e poi abbandonata allo Zen. Questo dettaglio potrebbe indicare un tentativo di depistaggio.

Gli investigatori hanno accertato che da novembre opera la stessa mano. Questa ha anche incendiato l'autolavaggio del Q8 di viale Lanza di Scalea. Un'auto rubata fu lanciata contro la struttura, cosparsa di benzina e data alle fiamme. L'escalation continua a preoccupare, segnalando un equilibrio criminale instabile.

Nuovi gruppi cercano spazio tra vecchie gerarchie indebolite. Utilizzano kalashnikov, armi da guerra facili da reperire sul mercato nero. Il costo varia da qualche migliaio di euro per quelle nuove, a poche centinaia per modelli più vecchi o già utilizzati. Il canale di approvvigionamento è attivo, come dimostrano i continui sequestri di armi. La base logistica per la distribuzione nel capoluogo sembra essere lo Zen.

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