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Il vice presidente di Confindustria, Angelo Camilli, propone di utilizzare l'ingente risparmio privato italiano per finanziare le piccole e medie imprese. L'obiettivo è rafforzare la governance e le competenze manageriali per un dialogo più efficace con il mercato.

Rafforzare le imprese per accedere alla finanza

Per incrementare la disponibilità di fondi destinati alla crescita, è fondamentale preparare un numero maggiore di aziende ad interagire con il mondo finanziario. Questo richiede un impegno concreto nell'aiutare le piccole e medie realtà imprenditoriali.

L'obiettivo è potenziare la loro struttura di gestione, migliorare le capacità manageriali e accrescere la loro abilità nel relazionarsi con i mercati. L'unione delle risorse finanziarie di Cassa Depositi e Prestiti e quelle di Confindustria rappresenta un'opportunità significativa.

Queste sinergie offrono un quadro di strumenti utili per le imprese che cercano supporto. Lo ha sottolineato Angelo Camilli, figura di spicco in Confindustria. La sua carica è quella di vice presidente con delega a credito, finanza e fisco.

Le sue dichiarazioni sono giunte a margine di un evento. Si trattava della tappa palermitana di un roadshow. L'incontro serviva a presentare sul territorio un protocollo d'intesa. Questo accordo è stato siglato tra Confindustria e Cassa Depositi e Prestiti.

Il potenziale del risparmio privato italiano

L'Italia possiede una risorsa di grande valore nel risparmio dei suoi cittadini. Si tratta di una ricchezza finanziaria che supera i 6.000 miliardi di euro. Questa cifra appartiene alle famiglie italiane.

Una porzione considerevole, circa 1.500 miliardi, è detenuta in conti correnti e depositi bancari. Un'ulteriore somma significativa, oltre 400 miliardi, è gestita dagli enti previdenziali del paese.

L'idea è di indirizzare una parte di questi fondi verso l'economia nazionale. Anche una piccola frazione dei risparmi familiari, investita tramite fondi appositi, potrebbe generare benefici notevoli. Si parla di circa 15 miliardi di euro nel breve termine.

Se si considera anche una percentuale delle risorse gestite dagli enti previdenziali, come il 2,5%, si potrebbero attivare ulteriori 10 miliardi. Il totale potenziale ammonterebbe a 25 miliardi di euro.

Queste somme potrebbero essere destinate all'economia reale. Il vicepresidente di Confindustria ha evidenziato come tali risorse potrebbero supportare le imprese. In particolare, potrebbero finanziare progetti di investimento mirati all'innovazione e alla creazione di posti di lavoro.

Questa proposta assume particolare rilevanza se si considerano le attuali limitazioni della finanza pubblica in Italia. A ciò si aggiunge un altro fattore critico: il declino demografico.