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Un violento incendio ha devastato il Santuario Mater Amabilis a Ossago Lodigiano, distruggendo arredi sacri e opere d'arte. Le fiamme, innescate da una candela, si sono propagate rapidamente, rendendo l'edificio inagibile.

Santuario inagibile dopo rogo devastante

La comunità di Ossago Lodigiano ha vissuto un Venerdì Santo segnato da un grave lutto. Il Santuario Mater Amabilis, cuore religioso del paese, è stato gravemente danneggiato da un incendio.

L'incendio è divampato intorno a mezzogiorno del 3 aprile. Le fiamme hanno rapidamente avvolto la struttura, causando danni ingenti.

Le celebrazioni pasquali quest'anno si svolgeranno in sedi alternative. Il santuario è stato dichiarato inagibile.

Dinamica dell'incendio: candela e vento

Si ipotizza che una candela accesa nella terza navata laterale abbia dato origine al rogo. Un improvviso soffio di vento o una corrente d'aria potrebbero aver inclinato la fiamma verso i tendaggi.

I tessuti decorativi hanno preso fuoco istantaneamente. Le fiamme si sono propagate con estrema velocità, trasformando la cappella in una palla di fuoco.

Questo evento ha segnato profondamente la Pasqua della comunità lodigiana.

Opere d'arte e arredi sacri distrutti

La grande tela raffigurante il Martirio dei Santi Gervasio e Protasio, patroni del paese, è andata perduta. L'opera risaliva tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento.

Anche la croce sospesa è crollata sotto l'intenso calore. Il fuoco ha intaccato la balaustra in legno, la pedana e i tappeti.

Un denso fumo nero ha rapidamente saturato l'intero tempio.

Intervento dei vigili del fuoco e danni strutturali

L'allarme è scattato quando la custode ha notato il fumo uscire dalle vetrate. I vigili del fuoco sono intervenuti prontamente da Lodi e Sant'Angelo Lodigiano.

All'interno del santuario, la visibilità era quasi nulla a causa del fumo. Le fiamme avevano già intaccato una porzione del tetto perimetrale.

La stabilità della copertura è risultata minacciata dal rogo.

Salvataggio di statue e tabernacolo

Le statue di Santa Giovanna D’Arco e Sant’Agnese, sebbene annerite, sembrano essere state risparmiate. I parroci, don Davide Chioda e don Angelo Dragoni, hanno assistito alle operazioni.

Hanno cercato di recuperare ciò che restava della cappella, tra cui pezzi di legno carbonizzato.

Il tabernacolo ligneo, trovato a terra e avvolto dalle fiamme, è stato aperto dai sacerdoti. Sorprendentemente, le due pissidi interne contenenti il Santissimo sono risultate intatte.

Molti fedeli hanno interpretato questo evento come un segno divino.

Prospettive future e dolore della comunità

Il santuario è ora dichiarato inagibile. I volontari e i fedeli si sono riuniti sul sagrato per constatare i danni.

Don Davide Chioda ha espresso il suo profondo dolore osservando il cumulo di macerie. I lavori di restauro si prospettano lunghi e complessi.

La comunità attende ora di conoscere i dettagli dei futuri interventi per recuperare il proprio luogo di culto.

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