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I lavoratori dello stabilimento Airpack di Ossago Lodigiano hanno deciso di attuare un presidio permanente h24. La protesta nasce dalla chiusura dell'impianto e dal licenziamento collettivo di oltre quaranta persone. Si attende un confronto decisivo in Regione Lombardia.

Presidio permanente davanti allo stabilimento Airpack

Una protesta continua h24 è stata deliberata dai lavoratori dello stabilimento Airpack. La decisione è emersa durante un'assemblea tenutasi il 26 marzo. L'iniziativa prenderà il via all'inizio della settimana successiva. Questo modello di protesta ricorda quello adottato in passato dalla Akzo Nobel di Fombio.

I rappresentanti sindacali, Stefano Priori della Filctem Cisl e Morwenna Di Benedetto della Femca Cgil, hanno riferito dell'esito dell'incontro. Hanno parlato di «tanta rabbia e amarezza» manifestate dai dipendenti. L'organizzazione del presidio è già in corso. Saranno richiesti i permessi necessari per occupare il suolo pubblico. La struttura della protesta dipenderà dalla disponibilità dei lavoratori.

L'obiettivo primario è ottenere una forte visibilità. Si punta a quindici giorni di esposizione mediatica sui social network e sui giornali. Questo per influenzare l'imminente incontro in Regione Lombardia. La speranza è di convincere l'azienda a considerare la proposta di un potenziale acquirente.

Crisi Airpack: licenziamenti e mancato accordo

La nuova mobilitazione si inserisce in un contesto di vertenza che dura da settimane. La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata a seguito della chiusura prevista per lo stabilimento Airpack. Questa situazione coinvolge direttamente oltre quaranta lavoratori. La loro occupazione è a rischio.

Nei giorni precedenti, il terzo incontro tra la direzione aziendale e le organizzazioni sindacali si è concluso senza alcun accordo. La mancanza di intesa ha reso necessario un nuovo confronto in sede istituzionale, presso la Regione Lombardia. Le segreterie territoriali di Filctem Cgil e Femca Cisl hanno definito l'incontro «completamente negativo».

Hanno lamentato l'assenza di proposte concrete da parte della dirigenza aziendale. I rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito con forza la necessità di trovare soluzioni alternative alla chiusura. Hanno sottolineato le gravi ripercussioni sociali che la cessazione dell'attività produttiva comporterebbe per il territorio del Lodigiano.

Tra le richieste avanzate, figura anche l'attivazione della procedura di cassa integrazione guadagni straordinaria. Questa richiesta, tuttavia, è rimasta finora senza risposte concrete da parte dell'azienda. I sindacati hanno anche evidenziato l'esistenza di un'espressione di interesse da parte di un possibile acquirente dello stabilimento. L'azienda ha confermato questa possibilità solo dopo aver subito pressioni, senza però fornire ulteriori dettagli significativi.

Il futuro incerto dei lavoratori di Ossago Lodigiano

La vertenza continua a tenere in uno stato di profonda incertezza decine di famiglie residenti nel Lodigiano. I lavoratori si preparano ora a una nuova e più intensa fase di mobilitazione. L'attesa è tutta rivolta al confronto che si terrà in sede regionale, considerato decisivo per il futuro dell'impianto e del personale.

La chiusura dello stabilimento Airpack di Ossago Lodigiano rappresenta un duro colpo per l'economia locale. L'azienda, attiva nel settore degli imballaggi, impiega un numero significativo di operai. La procedura di licenziamento collettivo, che interessa 41 dipendenti, è stata avviata dopo che l'azienda ha comunicato la volontà di cessare l'attività produttiva nell'impianto lodigiano. Questo annuncio ha generato immediata preoccupazione tra i sindacati e i lavoratori.

Le trattative sindacali, come riportato in precedenti comunicati, hanno finora prodotto scarsi risultati. L'ultimo incontro tra azienda e rappresentanti dei lavoratori, tenutosi il 20 marzo, si è concluso senza un accordo. Le richieste sindacali vertevano principalmente sulla richiesta di cassa integrazione straordinaria e sulla ricerca di soluzioni alternative alla chiusura, come la cessione dell'attività a terzi. L'azienda, dal canto suo, ha ribadito la propria intenzione di procedere con la chiusura, pur dichiarando di essere aperta a valutare proposte concrete.

La notizia di un possibile acquirente, sebbene confermata in modo vago dall'azienda, ha riacceso una flebile speranza. I sindacati stanno lavorando per ottenere maggiori informazioni su questa proposta e per accelerare i tempi, in modo da poterla presentare come alternativa concreta alla chiusura. La mobilitazione dei lavoratori, culminata nel presidio permanente, mira a esercitare una pressione maggiore sull'azienda e sulle istituzioni regionali per trovare una soluzione che tuteli il più possibile l'occupazione.

Il modello del presidio permanente, ispirato alla protesta della Akzo Nobel di Fombio, prevede una presenza continua dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento. L'obiettivo è quello di rendere visibile la protesta e di sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità competenti sulla gravità della situazione. La speranza è che questa mobilitazione possa portare a un esito positivo, evitando la perdita di posti di lavoro e garantendo un futuro all'area produttiva di Ossago Lodigiano.

La Regione Lombardia è ora chiamata a svolgere un ruolo cruciale. L'incontro previsto nei prossimi giorni sarà determinante per capire se ci sono margini per una mediazione efficace. I sindacati chiedono un impegno concreto da parte delle istituzioni per supportare la ricerca di soluzioni industriali sostenibili e per garantire ammortizzatori sociali adeguati ai lavoratori colpiti dalla crisi. La comunità locale osserva con apprensione gli sviluppi, sperando in una risoluzione positiva che salvaguardi il tessuto economico e sociale del territorio.

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