Airpack, 41 licenziamenti: no alla cassa integrazione
Esuberi in Airpack: la proprietà rifiuta la Cigs
Un'ombra di incertezza si addensa sullo stabilimento Airpack di Ossago Lodigiano, specializzato in imballaggi protettivi. L'azienda belga ha comunicato l'avvio di una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge quarantuno lavoratori, tra cui quaranta addetti e un dirigente.
L'incontro tenutosi presso Assolombarda tra la dirigenza aziendale e le rappresentanze sindacali Femca Cisl e Filctem Cgil si è concluso senza un accordo. La richiesta principale dei sindacati, ovvero l'attivazione di dodici mesi di Cassa Integrazione Straordinaria (Cigs), è stata respinta categoricamente dalla proprietà.
Nessun ammortizzatore sociale per i 41 dipendenti
La multinazionale ha dichiarato di non avere intenzione di ricorrere a strumenti di ammortizzazione sociale per congelare la situazione. L'obiettivo sembra essere la chiusura definitiva del sito produttivo di packaging. La risposta dell'azienda è stata netta: nessun passo indietro rispetto alla decisione di procedere con i licenziamenti.
La società ha mostrato una minima apertura solo su due fronti. È stata manifestata la disponibilità a valutare uno “scivolo“ pensionistico per un numero limitato di lavoratori, circa cinque persone, che si avvicinano alla pensione. Inoltre, Airpack non si opporrà all'eventuale ingresso di un nuovo acquirente interessato al sito e ai macchinari.
Prossimo incontro fissato per il 25 marzo
Nonostante la chiusura dell'incontro, la partita non è ancora del tutto chiusa. Le parti sociali si ritroveranno nuovamente il 25 marzo. In quell'occasione, i sindacati tenteranno di proseguire il dialogo per ottenere ulteriori concessioni, sebbene la situazione appaia al momento molto complessa.
La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata il 16 febbraio, data in cui l'azienda ha presentato il piano che prevede la chiusura dello stabilimento. Da quel momento è iniziato il conto alla rovescia dei 75 giorni previsto dalla normativa. Le sigle sindacali stanno lavorando per mitigare l'impatto di questa decisione, che colpisce prevalentemente lavoratori nella fascia d'età compresa tra i 45 e i 50 anni.