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Un centinaio di persone ha manifestato pacificamente a Orvieto contro le idee espresse dal generale Vannacci. La protesta, promossa da diverse associazioni, ha visto la partecipazione di esponenti politici che hanno criticato le posizioni retrograde e divisive del generale.

Presidio antifascista in piazza

Un gruppo di circa cento persone si è riunito in piazza ex Croce Rossa a Orvieto. L'iniziativa, definita un picchetto antifascista, è stata organizzata per esprimere dissenso nei confronti delle idee promosse dal generale Roberto Vannacci. La manifestazione si è svolta in prossimità del Forum dell'Indipendenza italiana, evento che ha visto la partecipazione di Vannacci e Gianni Alemanno.

Tra le realtà promotrici dell'evento figurano Articolo 21, Spi-Cgil, l'Associazione Rose Rosse d'Europa e l'Anpi. La protesta è stata descritta come pacifica, con l'intento di far sentire una voce contraria alle posizioni espresse dal generale. La partecipazione ha incluso anche figure politiche di rilievo.

Critiche alle dichiarazioni del generale

Il senatore del Pd Walter Verini, presente tra i manifestanti, ha sottolineato l'importanza della libertà di parola. «Non vogliamo togliere la parola a nessuno», ha dichiarato Verini. Ha poi aggiunto che la possibilità per figure come Vannacci di esprimersi liberamente è una conquista della democrazia. «I Vannacci possono parlare in questo Paese proprio perché ottant'anni fa vinsero quelli che volevano la democrazia», ha affermato.

Verini ha però evidenziato la necessità di contrastare idee considerate dannose. Ha definito le posizioni su temi come la «remigrazione, donne e tanti aspetti della vita» come «violente, retrograde, razziste». Secondo il senatore, tali concetti sono «estranee alla convivenza civile di questo Paese». Ha quindi ribadito l'importanza di «alzare la voce democraticamente» contro tali affermazioni.

Orvieto e l'Umbria terra di dialogo

Le dichiarazioni del generale Vannacci sono state definite una «ferita all'Italia» dal senatore Verini. Ha specificato che non solo Orvieto, ma l'intera nazione viene colpita dalle sue parole. «Le cose che dice Vannacci sono una ferita all'Italia, a chi si è battuto per la libertà», ha spiegato.

Il senatore ha poi collegato la regione Umbria a valori di pace e inclusione. «L'Umbria è la terra delle marce della pace, del dialogo, di Capitini», ha ricordato. Ha descritto l'Umbria come «una terra che include e non esclude, apre e non chiude». In contrapposizione, ha definito Vannacci come «il simbolo delle chiusure, dei muri». Ha concluso sottolineando che in un momento storico «drammatico» servirebbero «ponti e dialogo».

Obiettivo: contrastare visioni lesive

Enrico Petrangeli, uno dei coordinatori del presidio, ha chiarito l'obiettivo della manifestazione. Ha assicurato che non vi era alcuna intenzione di impedire a Vannacci di parlare. «Non è nel nostro dettato costituzionale impedire qualcosa a qualcuno», ha affermato Petrangeli.

L'intento principale del presidio è stato quello di contrastare «una visione lesiva dei diritti delle persone». Riguardo a un manifesto che aveva suscitato dibattito, raffigurante Vannacci a testa in giù, Petrangeli ha commentato che si tratta di una «questione di punti di vista». La protesta si è quindi focalizzata sulla contestazione di idee, piuttosto che sull'impedimento fisico di un intervento.