Sei anni fa la morte del cooperante ONU Mario Paciolla in Colombia. La famiglia non accetta la tesi del suicidio e continua a chiedere giustizia, organizzando un'iniziativa a Napoli.
Sei anni dalla morte di Mario Paciolla
Oggi inizia il settimo anno senza risposte certe. A Napoli si è tenuta un'iniziativa pubblica. L'evento ricordava il sesto anniversario della scomparsa di Mario Paciolla. Era un cooperante italiano per le Nazioni Unite. Lavorava in Colombia.
Mario Paciolla era giornalista, scrittore e difensore dei diritti umani. La sua missione era verificare il rispetto degli accordi di pace. La sua morte avvenne il 15 luglio 2020. Fu trovato senza vita a San Vicente del Caguan. La famiglia non ha mai accettato la conclusione.
La famiglia chiede giustizia e verità
La famiglia di Mario Paciolla continua a chiedere chiarimenti. La sua morte fu archiviata come suicidio. Questa decisione fu presa dal giudice per le indagini preliminari di Roma. La sentenza non è mai stata accettata dai genitori e dagli amici. Loro sono convinti che non si tratti di suicidio.
I genitori, Pino e Anna, descrivono Mario come un ragazzo solare. Era preparato, retto e amava profondamente la vita. Sottolineano che chi lo conosceva sa che non avrebbe mai pensato al suicidio. Amava la sua famiglia e il suo lavoro. Per questo motivo, la versione ufficiale non è mai stata creduta.
Dubbi sulla versione ufficiale
La famiglia ritiene che le prove e i depistaggi contraddicano i protocolli internazionali. La conclusione del suicidio sembra affrettata. La loro convinzione è che tutto nella stanza dove fu trovato il corpo suggerisca un omicidio. La loro ricerca della verità prosegue senza sosta.
L'iniziativa si è svolta presso l'Ex asilo Filangieri. È stata organizzata dal Collettivo Giustizia per Mario Paciolla. Questo gruppo ha supportato la famiglia negli anni. Hanno promosso manifestazioni, incontri e attività di sensibilizzazione. L'obiettivo è sempre stato fare luce sulla vicenda.
Un appello per il futuro
I genitori ringraziano chi li ha sostenuti in questo percorso. Ribadiscono il loro impegno a chiedere giustizia per Mario. Estendono questo appello a tutte le persone che lavorano per un mondo migliore. La loro determinazione è incrollabile: «Non ci fermeremo, mai!».
La vicenda di Mario Paciolla solleva interrogativi sulla sicurezza dei cooperanti. Mette in luce le difficoltà nel perseguire la giustizia in contesti internazionali complessi. La famiglia continua a essere un faro di speranza per la verità.