Cultura

Napoli: Rivista 'Officina' ritrae generazioni invisibili

18 marzo 2026, 14:52 6 min di lettura
Napoli: Rivista 'Officina' ritrae generazioni invisibili Immagine da Wikimedia Commons Napoli
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A Napoli è stata presentata la rivista 'Officina', un progetto editoriale che esplora le vite delle generazioni meno visibili attraverso la fotografia analogica. Le immagini sfocate catturano le sfumature delle migrazioni e dei legami familiari.

Officina: Fotografia Analogica per Generazioni Invisibili

La nuova rivista 'Officina' ha visto la luce a Napoli. Il suo numero speciale si intitola «Ritratti stenopeici delle generazioni invisibili». Questo progetto nasce da un laboratorio di fotografia analogica. L'iniziativa è stata curata da Mario Spada. Ha coinvolto un gruppo di giovani partecipanti. Il laboratorio si è svolto presso Officine Gomitoli. L'area di lavoro è stata Porta Capuana. Qui, ragazzi e ragazze hanno esplorato il tema del ritratto. Hanno studiato la relazione tra le prime e le seconde generazioni. Questo studio è avvenuto nel contesto delle migrazioni. La tecnica utilizzata prevedeva l'uso di pellicola fotografica. Si è sfruttata anche la luce naturale disponibile.

Le immagini prodotte sono volutamente sfocate. Presentano anche imperfezioni visive. Questo approccio cerca una forma espressiva. Vuole raccontare la distanza e il movimento. Mira a rappresentare lo scarto e la fluidità dei legami. Questi elementi sono centrali nelle esperienze migratorie. Le fotografie cercano di dare voce a chi spesso non viene ascoltato. La rivista vuole essere uno strumento di riflessione sociale. Esplora le complessità dell'identità e dell'appartenenza.

Ad accompagnare le immagini fotografiche ci sono diversi contributi. Hanno partecipato autori di rilievo. Tra questi figurano Franco Arminio, Fabrizio Barca, Gian Carlo Blangiardo, Maurizio Braucci. Sono presenti anche Sabrina Efyonai, Franco Lorenzoni, Federica Lucchesini e Maurizio Zanardi. Questi testi arricchiscono la narrazione visiva. Offrono prospettive diverse sul tema trattato. La rivista è un prodotto collettivo. È edita da Dedalus cooperativa sociale. Collabora anche Officine Gomitoli. Al progetto partecipano il Centro di fotografia indipendente. Fondazione Alta Mane Italia ha sostenuto l'iniziativa.

Il Laboratorio 'La Scatola Magica' a Porta Capuana

Il laboratorio di fotografia analogica, denominato «La scatola magica», ha rappresentato il cuore pulsante del progetto. Guidato dal fotografo Mario Spada, ha offerto ai giovani partecipanti un'esperienza formativa unica. L'obiettivo era quello di esplorare la fotografia analogica. Si è puntato a comprendere le dinamiche relazionali intergenerazionali. La scelta di Porta Capuana come location non è stata casuale. Questo quartiere storico di Napoli è un crocevia di culture e storie. Offre uno sfondo ideale per indagare le tematiche legate alla migrazione e all'identità.

I giovani hanno imparato a usare tecniche fotografiche tradizionali. Hanno lavorato con pellicole e sviluppi manuali. Questo processo richiede pazienza e precisione. Permette di creare immagini con un'estetica particolare. Le immagini stenopeiche, in particolare, sono caratterizzate da una bassa definizione. Questa caratteristica è stata scelta deliberatamente. Serve a simboleggiare la natura sfuggente e complessa delle identità. Vuole rappresentare le esperienze di chi vive tra due mondi. La fotografia analogica diventa così uno strumento per indagare l'invisibilità.

Elena de Filippo, della Dedalus cooperativa sociale, ha sottolineato l'importanza del progetto. Ha affermato: «Lo scorso anno abbiamo lavorato sul protagonismo degli adolescenti di seconda generazione, invisibili per lo Stato». Ha aggiunto: «Abbiamo scelto di farlo anche attraverso i laboratori artistici e di fotografia, dando ai ragazzi la possibilità di interrogarsi, attraverso la scatola stenopeica, sul rapporto con i genitori e sull'ambiente in cui vivono».

La Scelta Pedagogica della Fotografia Analogica

La scelta di utilizzare la fotografia analogica non è stata casuale. Rappresenta una precisa scelta pedagogica. In un'epoca dominata dalla fruizione rapida e digitale, questo approccio invita a un rallentamento. Mario Spada, curatore del laboratorio, ha spiegato: «Oggi la fotografia è spesso un gesto di consumo immediato: si scatta, si guarda, si archivia». Ha poi aggiunto: «Con il foro stenopeico accade il contrario. Bisogna lasciare spazio al caso, al desiderio, all'attesa».

Questa tecnica, che utilizza un semplice foro al posto dell'obiettivo, richiede tempi di esposizione lunghi. L'assenza di un obiettivo tradizionale crea immagini uniche. Sono spesso caratterizzate da una diffusa morbidezza e da una particolare resa della luce. Il processo stimola la riflessione. Incoraggia i partecipanti a pensare prima di scattare. Li spinge a considerare ogni immagine come un'opera unica. Non c'è la possibilità di rivedere e correggere all'istante. Questo favorisce una maggiore consapevolezza del proprio gesto creativo.

Martina Sapia, project manager della fondazione Alta Mane Italia, ha evidenziato questo aspetto. Ha commentato: «Ci ha colpito la scelta di una tecnica che viene dal passato e che rimette al centro il tempo». Ha poi aggiunto: «In una società che chiede prestazione e velocità, questo laboratorio ha offerto ai ragazzi la possibilità di studiare lo scatto, l'esposizione, l'attesa».

Officina: Un Dialogo tra Immagini e Testi

La rivista 'Officina' si presenta come una vera e propria mappa concettuale. Le immagini e i testi dialogano costantemente tra loro. Creano un percorso narrativo complesso e stratificato. Il numero speciale presentato a Napoli è il risultato di un anno di lavoro. Ha coinvolto attivamente i giovani partecipanti. La pubblicazione mira a dare visibilità alle esperienze delle generazioni che spesso rimangono ai margini. Questo include sia i giovani di origine migrante che le loro famiglie.

Alessia Montefusco, direttrice responsabile della rivista, ha descritto la sua natura. Ha spiegato: «La rivista nasce come una mappa concettuale in cui immagini e testi dialogano tra loro». Questo approccio editoriale permette di esplorare le tematiche da diverse angolazioni. La fotografia stenopeica, con la sua intrinseca imperfezione, diventa metafora delle identità in divenire. Le storie dei partecipanti vengono raccontate attraverso un linguaggio visivo e testuale potente.

Il progetto è un esempio di come l'arte possa essere uno strumento di inclusione sociale. Offre ai giovani uno spazio per esprimersi. Permette loro di confrontarsi con le proprie radici. Li aiuta a costruire un senso di appartenenza. La collaborazione tra Dedalus cooperativa sociale, Officine Gomitoli, il Centro di fotografia indipendente e Alta Mane Italia dimostra la forza delle sinergie. Questi enti hanno lavorato insieme per dare vita a un'iniziativa di grande valore culturale e sociale. La rivista 'Officina' è un contributo importante alla narrazione delle complessità contemporanee.

Officine Gomitoli: Un Anno di Attività Raccontato

Durante la presentazione del numero speciale di 'Officina', è stato illustrato anche il numero 5 della rivista. Questo numero documenta un anno di attività. Si riferisce precisamente al 2025. L'anno è stato ricco di iniziative per Officine Gomitoli. Questo spazio a Napoli si è confermato un centro nevralgico per la creatività e l'inclusione sociale. La rivista, attraverso il suo numero 5, offre uno sguardo approfondito sulle attività svolte. Mostra come il luogo sia diventato un punto di riferimento per la comunità locale.

Le attività di Officine Gomitoli spaziano in diversi ambiti. Includono laboratori artistici, culturali e sociali. Il numero 5 della rivista documenta questi eventi. Presenta i risultati dei progetti. Dà voce ai partecipanti. Mostra l'impatto positivo che queste iniziative hanno sul territorio. La rivista è uno strumento di comunicazione. Serve a far conoscere il lavoro svolto. Invita alla partecipazione. Promuove la cultura e la coesione sociale. La presentazione del numero 5 ha offerto l'occasione per riflettere sul percorso compiuto.

La direttrice responsabile, Alessia Montefusco, ha sottolineato l'importanza della rivista come strumento di racconto. Ha spiegato che «La rivista nasce come una mappa concettuale in cui immagini e testi dialogano tra loro». Questo approccio permette di creare un archivio vivo delle esperienze. Documenta la crescita e lo sviluppo di Officine Gomitoli. Offre una prospettiva unica sul fermento culturale della città di Napoli. La rivista è un ponte tra il lavoro sul campo e la comunità più ampia.

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