Vittorio De Luca, suocero del boss Domenico Ciccarelli, è stato assolto dall'accusa di minacce aggravate. La sentenza del tribunale di Napoli Nord si basa sul principio del 'ne bis in idem'.
Assoluzione per minacce a don Patriciello
Il tribunale di Napoli Nord ha emesso una sentenza di assoluzione per Vittorio De Luca. L'uomo, 75 anni, è il suocero del noto boss Domenico Ciccarelli. L'accusa riguardava minacce aggravate dall'uso del metodo mafioso. Le presunte vittime erano don Maurizio Patriciello, parroco della Chiesa di San Paolo Apostolo al Parco Verde, e Bruno Mazza. Mazza è il responsabile dell'associazione 'Un'infanzia da vivere'.
La decisione del tribunale si fonda sul principio giuridico del 'ne bis in idem'. Questo principio vieta di essere giudicati due volte per lo stesso fatto. De Luca era già stato precedentemente condannato per un episodio simile. La condanna precedente riguardava la consegna di una busta contenente un proiettile. Questo evento era avvenuto nel settembre 2025.
Il precedente episodio e la condanna
Il 9 ottobre scorso, lo stesso tribunale di Napoli Nord aveva inflitto a Vittorio De Luca una pena di tre anni di carcere. La condanna era per stalking aggravato dal metodo mafioso. L'episodio specifico riguardava la consegna di un proiettile a don Maurizio Patriciello. Il fatto accadde mentre il sacerdote stava distribuendo l'Eucaristia. Questo atto fu interpretato come un grave tentativo di intimidazione.
La condanna precedente, tuttavia, non è stata considerata sufficiente per le nuove accuse. Il tribunale ha valutato i fatti separatamente. La sentenza di assoluzione odierna mette in discussione la solidità della condanna precedente. L'avvocato difensore ha già annunciato ricorso. Si punta a ribaltare anche la condanna per la busta con il proiettile.
Le accuse contestate e l'assoluzione
La vicenda per cui De Luca è stato assolto si è svolta nell'aprile 2022. In quell'occasione, l'uomo affisse un pannello sulla recinzione della parrocchia. La scritta recitava: «Bla Bla Pe Mo». Questa frase fu ritenuta minatoria nei confronti del sacerdote. Era collegata a un precedente atto intimidatorio subito da don Patriciello. Poche settimane prima, infatti, un ordigno era esploso davanti al cancello della chiesa.
Il coinvolgimento di Bruno Mazza è avvenuto in seguito. Mazza, membro del Comitato di Liberazione dalla Camorra, indicò De Luca come autore della scritta. Lo fece tramite una chat del comitato. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli avviò le indagini. Secondo l'accusa, De Luca minacciò pubblicamente Mazza. Le parole pronunciate furono: «ti uccido, ti uccido, ti do tre mesi di tempo, se ti uccido ora ti devo pagare».
Il principio del 'ne bis in idem' e le motivazioni
Nonostante la richiesta di pena di due anni e quattro mesi avanzata dal pubblico ministero della DDA di Napoli, il tribunale ha assolto De Luca. Le motivazioni sono precise. Per il capo A dell'imputazione, relativo alle minacce a don Patriciello, l'assoluzione è dovuta al 'ne bis in idem'. L'uomo era già stato giudicato per minacce al sacerdote. Per i capi B e C, riguardanti le minacce a Bruno Mazza, la motivazione è 'il fatto non sussiste'.
L'avvocato Gabriele Roberto Cerbo, difensore di De Luca, ha sottolineato l'importanza della sentenza. «Questa sentenza di assoluzione è molto importante», ha dichiarato. «Rimette in discussione la condanna della settimana scorsa. Sarà sicuramente oggetto dei motivi di appello che presenteremo contro quella sentenza». La difesa punta ora a ottenere l'annullamento anche della precedente condanna.