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Uno spettacolo teatrale a Napoli analizza le sfumature meno evidenti del fascismo, concentrandosi sulla perdita di responsabilità individuale. L'opera esplora come funzionari apparentemente moderati abbiano contribuito a un sistema autoritario.

Il fascismo oltre la propaganda

Il Campania Teatro Festival ospita un'opera che va oltre la retorica fascista. L'associazione Primopiano presenta lo spettacolo 'L'uomo nuovo'. L'evento si terrà il 30 giugno. La location è il Teatro Nuovo di Napoli. L'appuntamento è alle ore 21. L'indirizzo è via Montecalvario 16.

L'opera è scritta da Antonio Maiorino Marrazzo. L'adattamento drammaturgico porta la firma di Luisa Guarro e Antonio Maiorino Marrazzo. Il concept e la regia sono di Luisa Guarro. Sul palco ci saranno Andrea de Goyzueta e Gennaro Maresca. Le scene e i costumi sono curati da Luisa Guarro. Le luci sono di Paco Summonte. Lo spettacolo riceve il sostegno de L'Asilo.

Analisi della figura dell'"uomo nuovo"

Lo spettacolo mette in discussione il concetto fascista di "Uomo Nuovo". Non si focalizza sulla propaganda o sull'eroismo. Esplora invece le conseguenze più silenziose. Si concentra sulla creazione di individui non particolarmente forti. Vengono rappresentati uomini disciplinati e fedeli. Sono al servizio del sistema. Perdono progressivamente la responsabilità delle proprie azioni. Questo è il cuore dell'indagine proposta.

L'opera originale di Antonio Maiorino Marrazzo osserva il fascismo dall'interno. Analizza i suoi apparati. Lo fa attraverso due figure chiave. Si tratta di Carmine Senise e Leopoldo Zurlo. Senise fu capo della polizia dal 1940 al 1943. Zurlo era un censore teatrale. I due hanno convissuto per tutta la vita. Probabilmente erano amanti.

Funzionari al servizio dello Stato

La loro vicenda privata e pubblica rimane centrale. Tuttavia, la regia si concentra su un aspetto particolare. I due funzionari servirono lo Stato liberale monarchico prima del regime fascista. Non smisero di essere liberali per servire il fascismo. La loro formazione istituzionale e il loro senso dello Stato li resero funzionali al regime. La fiducia nelle procedure era un elemento chiave.

In quest'ottica, il fascismo non appare come una rottura improvvisa. Si presenta piuttosto come una degenerazione. È una possibile evoluzione di apparati, strutture e logiche preesistenti. Queste logiche erano presenti nello Stato liberale. E continuarono anche nello Stato democratico successivo. L'opera suggerisce una continuità sottile.

Libertà e controllo nella modernità

Il concept di Luisa Guarro non si limita a una possibile continuità tra liberalismo e fascismo. Denuncia una tensione che attraversa la modernità politica. Da un lato, c'è la pretesa di organizzare la vita collettiva. Questo avviene tramite apparati istituzionali. Il rischio è trasformare gli individui in oggetti di amministrazione. Dall'altro, c'è la convinzione che questi apparati garantiscano le libertà civili e politiche. Lo spettacolo esplora questa contraddizione.

L'opera si interroga sulla tensione tra libertà e controllo. Questo avviene negli Stati moderni. Attraverso una vicenda umana, mostra come un sistema autoritario si regga. Non si basa solo sulla brutalità dei fanatici. Si fonda anche sulla moderazione di uomini colti. Funzionari ragionevoli e sensibili rendono il controllo più accettabile. La loro azione è fondamentale per il mantenimento del sistema.

La cornice narrativa del dopoguerra

Una trovata registica veicola questa lettura. Una narrazione di cornice, assente nell'opera originale e nei documenti storici, è stata introdotta. Nel dopoguerra, Leopoldo Zurlo (interpretato da Andrea de Goyzueta) visita un archivio. Si tratta di un archivio di profilazioni segrete dei cittadini. Cerca e trova il fascicolo che lo riguarda insieme a Carmine Senise (interpretato da Gennaro Maresca). La lettura di documenti e atti amministrativi genera ricordi privati. Emergono flashback e riflessioni critiche. Si manifesta una presa di coscienza non sempre pacifica.

In questo modo, Leopoldo ricostruisce il suo passato. Fa i conti con esso. Diventa un emblema. Rappresenta un'elaborazione collettiva della storia fascista. Un'elaborazione che è stata lasciata incompiuta. La regia suggerisce che questa elaborazione è ancora in corso. Il passato fascista continua a influenzare il presente. La sua comprensione è un processo continuo e complesso.