La mostra "Parthenope. La Sirena e la città" espone 250 reperti al Museo Archeologico di Napoli, esplorando il legame tra il mito della sirena e la storia della città dall'VIII secolo a.C. fino ai giorni nostri.
Il mito di Parthenope rivive a Napoli
Il legame tra Napoli e la sua sirena, Parthenope, è il fulcro di una nuova esposizione. Questo mito ha dato il nome al primo nucleo greco della città. L'allestimento ripercorre la storia di questo legame indissolubile. Si parte dall'VIII secolo a.C. per arrivare fino ai giorni nostri. Le tracce di questo mito sono diffuse in tutta la città.
Si possono ammirare monete dell'antica Neapolis. Vi è anche la fontana nota come 'delle zizze'. Non manca la tomba simbolica di San Giovanni Maggiore. Il percorso include riferimenti al Teatro San Carlo. Infine, si arriva ai murales sparsi per la città. Questi elementi narrano la metamorfosi della sirena. Da uccello con testa femminile a donna con coda di pesce. Le figure rappresentate sono sia pericolose ammaliatrici che benevole protettrici.
Oltre 250 opere al Museo Archeologico
La mostra intitolata "Parthenope. La Sirena e la città" è ospitata al Museo Archeologico di Napoli. Rimarrà aperta al pubblico fino al 6 luglio 2026. La curatela è affidata a Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte. L'esposizione vanta oltre duecentocinquanta opere. Tra i reperti esposti ci sono anche pezzi inediti. Questi provengono dagli scavi delle metropolitane linea 1 e linea 6. Altri reperti sono stati donati dagli eredi della famiglia Caputi.
Un'opera di particolare interesse è il busto in argento di Santa Patrizia. Questo sarà temporaneamente spostato. Lascerà la mostra per la prima settimana di maggio. L'occasione è la processione in onore di San Gennaro. Successivamente, l'opera tornerà al Mann. Il direttore del Mann, Sirano, ha spiegato che il progetto è frutto di una rete virtuosa. Questa include molte istituzioni del Ministero. Tra queste la Soprintendenza di Napoli e la Direzione Regionale Musei della Campania. Vi sono anche la Biblioteca dei Girolamini e numerosi altri musei italiani. La Regione Campania ha anch'essa contribuito. L'apertura al presente e al futuro è simboleggiata da un'opera nell'atrio del museo. Questa è stata concepita dall'artista Francisco Bosoletti.
Un racconto che attraversa il tempo
Massimo Osanna ha definito il progetto come un connubio tra ricerca e capacità narrativa. L'obiettivo è restituire al pubblico la complessità di un racconto che attraversa il tempo. La mostra è arricchita da numerosi prestiti. Questi provengono da musei nazionali e internazionali. Le sale del Mann offrono una location unica per questi reperti. Il sindaco Gaetano Manfredi ha sottolineato l'importanza della collaborazione. Questa tra musei nazionali, internazionali e collezioni private. Rende la mostra un'occasione eccezionale di confronto. Inoltre, incrementa l'offerta culturale della città. Questa è sempre più articolata per residenti e turisti.
Il percorso espositivo è suddiviso in tre macro-sezioni. Ogni sezione è identificata da un colore: celeste, giallo e rosso porpora. Queste sono articolate in sette sale. Dai Musei di Berlino è giunta un'oinochoe attica a figure nere. Questa raffigura Odisseo. Dal British Museum proviene uno stamnos a figure rosse. Questo mostra il tuffo della Sirena. È presente anche un affresco pompeiano. Questo raffigura le ossa dei naviganti caduti nel tranello.
Tra i pezzi più significativi si annovera una sirena in bronzo. Questa appartiene alla collezione Del Monte e Barberini (XVI sec). Vi è anche il nudo della figlia Giuseppina come Sirena (1911) di Vincenzo Gemito. Una sirena era presente anche nel logo di Napoli 2500. Questo logo fu voluto dal Comune.