Salute

Napoli: 43 ricoverati per Epatite A, allarme al Cotugno

18 marzo 2026, 17:46 4 min di lettura
Napoli: 43 ricoverati per Epatite A, allarme al Cotugno Immagine da Wikimedia Commons Napoli
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Napoli affronta un'insolita ondata di Epatite A, con 43 persone ricoverate all'ospedale Cotugno. L'infettivologa Novella Carannante lancia l'allarme per l'elevato numero di casi gravi registrati a marzo, un periodo solitamente più tranquillo.

Emergenza Epatite A: 43 ricoveri al Cotugno

L'ospedale Cotugno di Napoli sta affrontando un'ondata di casi di epatite A. Il numero di pazienti ricoverati ha raggiunto quota 43. Questa cifra risulta insolitamente alta per il mese di marzo. La dottoressa Novella Carannante, infettivologa presso l'ospedale, ha espresso preoccupazione per la situazione. L'ospedale è specializzato nella cura delle malattie infettive. La situazione è definita «molto acuta».

Normalmente, in questo periodo dell'anno, si registrano circa una decina di contagi. Questi casi sono solitamente lievi. I pazienti possono essere curati a casa dopo una diagnosi. Tuttavia, la situazione attuale vede un numero elevato di pazienti gravi. Il reparto di malattie infettive risulta completamente occupato. Molti pazienti sono costretti ad attendere sulle barelle nei pronto soccorso. Questo affollamento desta particolare preoccupazione. Si auspica una diminuzione dei casi nel prossimo futuro.

Casi gravi e trasferimenti: la situazione clinica

Tra i ricoverati si segnala un uomo di 46 anni. Questo paziente presenta una severa insufficienza epatica. È stato trasferito all'ospedale Cardarelli. Si valuterà la necessità di un trapianto di fegato. L'epatite A in Campania tende a manifestarsi con maggiore frequenza nel mese di gennaio. Questo è spesso legato al consumo di frutti di mare crudi durante le festività. Questi alimenti possono essere veicolo del virus. Tuttavia, i casi registrati a marzo sono solitamente pochi. L'attuale aumento dei ricoveri ha fatto scattare un livello di allerta più alto. I pazienti presentano livelli elevati di transaminasi. Questo indica un danno epatico significativo.

L'età media dei pazienti attualmente ricoverati si aggira tra i 35 e i 45 anni. Questi pazienti necessitano di cure ospedaliere. La gravità dei casi desta particolare attenzione. La gestione dei pazienti in pronto soccorso è diventata critica. La capacità ricettiva dell'ospedale è messa a dura prova. La speranza è che le misure di contenimento e le cure portino a una rapida risoluzione della crisi.

Prevenzione e vaccinazione: un appello alla cittadinanza

La dottoressa Carannante ha ricordato che l'epatite A è una malattia prevenibile. Ha sottolineato come la vaccinazione non sia obbligatoria in Italia. Solo alcune categorie professionali, come i cuochi e il personale sanitario, sono tenute a vaccinarsi. La vaccinazione è disponibile sia per i bambini che per gli adulti. Tuttavia, la scelta di vaccinarsi rimane volontaria. In altre regioni del mondo, come il Sudamerica, la vaccinazione è invece obbligatoria. Questo contrasta con la situazione italiana, dove la copertura vaccinale è bassa.

La scarsa adesione alla vaccinazione rappresenta un punto critico. Permette al virus di circolare più facilmente. Soprattutto in presenza di fattori di rischio. Il consumo di alimenti contaminati è uno dei principali. La dottoressa Carannante invita la popolazione a considerare la vaccinazione. Soprattutto coloro che rientrano nelle fasce d'età più colpite. La prevenzione è fondamentale per evitare il sovraccarico dei sistemi sanitari. E per proteggere la salute pubblica.

Contesto epidemiologico e misure di sanità pubblica

L'epatite A è un'infezione virale del fegato. Si trasmette principalmente per via oro-fecale. La contaminazione avviene spesso attraverso il consumo di acqua o cibi infetti. Frutti di mare crudi o poco cotti, verdure lavate male e alimenti manipolati da persone infette sono fonti comuni. I sintomi includono febbre, malessere generale, nausea, vomito, dolori addominali e ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi). La gravità dei sintomi può variare notevolmente.

In Italia, la sorveglianza dell'epatite A è gestita dall'Istituto Superiore di Sanità. I dati epidemiologici vengono raccolti e analizzati per monitorare l'andamento della malattia. Le campagne di vaccinazione sono state promosse in passato. Ma la mancanza di obbligatorietà ne limita l'efficacia. Le autorità sanitarie locali stanno monitorando la situazione a Napoli. Potrebbero essere disposte misure aggiuntive. Queste potrebbero includere controlli più stringenti sulla sicurezza alimentare. O campagne informative mirate alla popolazione. La collaborazione tra cittadini e istituzioni è essenziale.

La situazione all'ospedale Cotugno evidenzia la vulnerabilità del sistema sanitario di fronte a picchi imprevisti di malattie infettive. La gestione dei pazienti gravi richiede risorse considerevoli. Sia in termini di personale medico e infermieristico che di posti letto. L'episodio di Napoli potrebbe servire da monito. Sottolinea l'importanza di mantenere alta l'attenzione sulla prevenzione. E di valutare strategie per aumentare la copertura vaccinale. Soprattutto per le malattie potenzialmente gravi come l'epatite A.

La regione Campania ha una storia di epidemie di epatite A. Spesso legate a fattori ambientali e sociali. La gestione delle emergenze sanitarie richiede una pianificazione costante. E un investimento continuo nella sanità pubblica. La risposta rapida e coordinata è cruciale. Per limitare la diffusione del contagio. E per garantire cure adeguate a tutti i pazienti. La comunità scientifica e sanitaria è al lavoro. Per comprendere appieno le cause di questo insolito aumento di casi. E per attuare le migliori strategie di contrasto.

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