Cultura

Migranti climatici nel futuro: il romanzo di Bruno Arpaia

15 marzo 2026, 11:18 2 min di lettura
Migranti climatici nel futuro: il romanzo di Bruno Arpaia Immagine da Wikimedia Commons Napoli
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Un futuro distopico tra crisi climatica e migrazioni

Il giornalista Bruno Arpaia esplora scenari futuri inquietanti nel suo ultimo romanzo, «Il mondo senza inverno». L'opera, che segue le vicende dei personaggi già introdotti in «Qualcosa, là fuori», dipinge una società post-crisi climatica, lontana da ogni ideale di solidarietà.

Il libro immagina un pianeta trasformato dal riscaldamento globale, dove le stagioni sono un ricordo e le uniche aree abitabili si trovano nell'emisfero boreale. Groenlandia, Canada e Scandinavia diventano gli ultimi rifugi per un'umanità in fuga.

L'esodo verso la Svezia e la dura realtà

Il protagonista, Livio, un professore di neuroscienze, aveva intrapreso un viaggio disperato verso la Scandinavia con migliaia di altre persone. Dopo aver attraversato un'Italia desertificata e una Francia e Olanda sommerse, il suo destino si compie in Svezia, dove muore poco dopo l'arrivo.

Livio, che aveva cercato di preservare la cultura umana durante la migrazione, lascia tre giovani sotto la protezione del cognato Ahmed. Marta, sua figlia Sara e il piccolo Miguel si ritrovano catapultati in una nuova e difficile realtà.

Società divisa e disastro ecologico-sociale

Arpaia descrive una società rigidamente stratificata in tre caste (A, B, C), dove l'intelligenza artificiale e l'automazione hanno reso superflue molte professioni. Chi non trova più un ruolo lavorativo viene emarginato in terre aride, vivendo in condizioni precarie e sostenuto da un sussidio minimo.

Il romanzo evidenzia come la crisi climatica sia solo l'inizio di un collasso a catena. Siccità, innalzamento dei mari, eventi meteorologici estremi e inquinamento si intrecciano con crisi economiche, pandemie e disordini sociali, creando un quadro apocalittico.

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