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Una ricerca italiana suggerisce un legame tra la presenza di microplastiche nel sangue e un aumento del rischio di infarto. Lo studio evidenzia anche il ruolo di fumo e inquinamento.

Nuovo studio collega microplastiche e infarto

Una recente indagine scientifica italiana ha messo in luce una potenziale connessione tra le microplastiche e gli eventi cardiaci acuti. Sebbene non vi sia ancora una prova definitiva di causalità, i risultati indicano che queste minuscole particelle potrebbero giocare un ruolo significativo nell'insorgenza dell'infarto.

Le persone che hanno subito un attacco cardiaco mostrano una probabilità più che doppia di avere microplastiche nel proprio circolo ematico. Questo dato emerge dal confronto con individui affetti da patologie cardiache croniche o con arterie coronarie in salute.

La diffusione delle microplastiche nell'ambiente

Le micro e nanoplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni ridottissime. Si trovano ormai ovunque nel nostro ambiente quotidiano. Sono presenti nell'aria che respiriamo, nell'acqua che beviamo e in molti degli alimenti che consumiamo regolarmente.

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha iniziato a individuare queste particelle anche all'interno dei tessuti e degli organi umani. Tale scoperta ha generato crescenti preoccupazioni riguardo ai possibili impatti sulla salute umana.

Lo studio, frutto della collaborazione tra diverse università italiane, ha analizzato 61 pazienti sottoposti a procedure di coronarografia. L'obiettivo era indagare la presenza di microplastiche in relazione a sospetti infarti.

Risultati dello studio sulle microplastiche

I ricercatori hanno riscontrato microplastiche nel sangue di una percentuale significativa di pazienti. L'84,2% dei 19 individui che avevano effettivamente subito un infarto presentava queste particelle. La presenza era rilevata nelle arterie coronarie o nei vasi sanguigni periferici.

Questa percentuale risulta essere più del doppio rispetto a coloro che non avevano manifestato un attacco cardiaco. La tipologia di plastica più frequentemente identificata è stata il polietilene. Questo materiale è ampiamente utilizzato nella produzione di imballaggi e beni di consumo.

Fumo e inquinamento: fattori aggravanti

La ricerca ha inoltre evidenziato un'ulteriore correlazione. La presenza di microplastiche nel sangue tendeva a essere più elevata nelle persone esposte all'inquinamento atmosferico e nei fumatori.

In particolare, i fumatori hanno mostrato una probabilità 6 volte maggiore di avere microplastiche nel sangue. Si ipotizza che il fumo possa facilitare l'ingresso di queste particelle nel flusso ematico attraverso i polmoni.

Anche l'inquinamento atmosferico potrebbe esercitare un meccanismo d'azione simile, favorendo l'assorbimento delle microplastiche. Queste sono le conclusioni preliminari degli esperti coinvolti nello studio.

Conclusioni preliminari e implicazioni

I risultati ottenuti non stabiliscono un rapporto di causa-effetto diretto tra microplastiche e infarto. Tuttavia, essi rivelano una forte associazione. Questa connessione lega l'esposizione ambientale, la presenza di microplastiche nel sangue e lo sviluppo di patologie cardiovascolari.

Ulteriori ricerche saranno necessarie per comprendere appieno i meccanismi biologici coinvolti. Sarà importante valutare le implicazioni a lungo termine per la salute pubblica derivanti dall'esposizione a queste sostanze.

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