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L'artista Emilio Isgrò reinterpreta la musica napoletana classica al Museo di Capodimonte con la mostra 'Canto Napoli'. Partiture storiche vengono riscoperte attraverso la sua tecnica distintiva della cancellatura, arricchite da dettagli inaspettati.

Isgrò riscrive la musica napoletana

L'artista concettuale Emilio Isgrò presenta un progetto inedito intitolato 'Canto Napoli'. L'esposizione si svolge presso il prestigioso Museo e Real Bosco di Capodimonte. Il curatore della mostra è Eike Schmidt, direttore del museo.

Isgrò, nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1937, è noto per la sua pratica artistica della 'Cancellatura'. Questa tecnica è sviluppata fin dagli anni Sessanta. Essa rappresenta un gesto poetico e critico. L'artista riflette sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza umana.

La 'Cancellatura' è diventata il suo metodo distintivo. Isgrò l'ha applicata su una vasta gamma di testi. Tra questi figurano 'I Promessi Sposi', la Bibbia, l'Odissea e la Costituzione italiana. Recentemente, ha iniziato a lavorare sull'Enciclica 'Laudato si''.

Per la prima volta, questa tecnica viene applicata alla musica napoletana. Il corpus di partiture selezionate include celebri brani partenopei. Le superfici musicali sono sottoposte a una rigorosa operazione di 'Cancellatura'. Su queste emergono dettagli di insetti, quasi attratti dalla dolcezza delle melodie.

Non tutte le parole vengono eliminate da Isgrò. Il risultato finale appare come un componimento ermetico. Questo è pronto ad affascinare il pubblico con la sua suggestione.

Venticinque canzoni napoletane reinterpretate

La mostra espone venticinque canzoni selezionate. Tra queste spiccano classici intramontabili. Troviamo 'O sole mio', in due versioni, chiara e scura. C'è anche Voce 'e notte, del 1904, e Reginella, del 1917.

Non mancano Maruzzella, del 1954. E ancora Resta cu'mme, del 1957. Un posto d'onore spetta all'iconica Napule è di Pino Daniele, del 1977.

Il percorso include molti altri brani immortali. C'è Te voglio bene assaje, del 1839, con musica attribuita a Donizetti. E poi Funiculì funiculà, del 1880. Torna a Surriento, del 1894, e I' te vurria vasà, del 1900.

Sono presenti anche Comme facette mammeta, del 1906. E brani più recenti come Anema e core, del 1950. E Malafemmena, del 1951.

La selezione comprende anche Nun è peccato, successo degli anni '60 di Peppino di Capri. E A Canzuncella, del 1977.

Installazioni tridimensionali e significato

Accanto alle partiture musicali riarrangiate da Isgrò, la mostra presenta tre installazioni tridimensionali. Si tratta di due mandolini e una chitarra classica. Questi strumenti sono a grandezza naturale. Sono anch'essi attraversati dagli stessi insetti.

Eike Schmidt, direttore del museo, descrive gli insetti di Isgrò. Li definisce «emanazioni della mente dell'artista». Sono visti come «segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise». Sono «metasegni senza funzione grammaticale».

Questi elementi sono «ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie». Lo stesso vale per le cancellature dell'artista. Le cancellature, infatti, evidenziano e celano il testo simultaneamente. Coprono le parole per proteggerle e conservarle.

Le processioni e i grovigli degli insetti introducono un elemento dinamico sulla superficie della carta. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone. In alcuni casi, sembra persino interpretarne il carattere.

Schmidt cita come esempio i «grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera». La mostra è visitabile fino al 29 settembre. È allestita al secondo piano della reggia. Si trova in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano.