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L'acclamato architetto Eduardo Souto de Moura è tornato a Napoli per ammirare i progressi del suo progetto metropolitano e partecipare a un evento esclusivo al Museo MUTE. La visita sottolinea il legame tra architettura, arte e cultura locale.

Souto de Moura rivive anni di lavoro a Napoli

L'architetto portoghese Eduardo Souto de Moura ha definito la sua recente giornata a Napoli «magica». Ha potuto rivedere circa vent'anni di impegno progettuale in poche ore. Il risultato dei lavori, in particolare quelli della metropolitana, lo ha lasciato sorpreso.

Il ritorno nella città partenopea, dopo sette anni di assenza, è stato un'esperienza emotiva intensa. Souto de Moura l'ha descritta come uno «shock termico». Ha rievocato i primi dialoghi con il collega Álvaro Siza, con cui ha collaborato al progetto della stazione.

«Ricordo quando mi disse 'dobbiamo fare la stazione di Napoli'», ha raccontato l'architetto. La collaborazione è avvenuta su un piano di parità. «Abbiamo lavorato senza gerarchie, da uguale a uguale», ha sottolineato. Ha aggiunto che in questi contesti è cruciale «dimenticare i ruoli» per favorire la creatività.

Il confronto come motore del progetto

Il processo di ideazione della metropolitana non è stato esente da difficoltà. Souto de Moura ha menzionato dubbi e contrasti emersi durante la fase di progettazione. Ha ricordato anche le «lotte non violente ma intense» con la soprintendenza. Per l'architetto, la storia non è una mera conservazione passiva. È piuttosto un continuo confronto e una trasformazione del passato.

Questa tensione creativa, secondo Souto de Moura, ha contribuito a rafforzare la qualità del risultato finale. Ha evidenziato il valore universale dell'opera. «La sua forza è essere universale», ha affermato. Citando un poeta portoghese, ha spiegato che l'universale è «una casa senza muri».

Il progetto è riuscito a integrare epoche diverse. Si passa dai reperti greci e romani fino alle espressioni contemporanee. Tutto ciò è avvenuto «senza moralismi», ha precisato l'architetto. Ha anche notato il forte legame tra l'opera architettonica e la comunità locale.

«Quando un progetto diventa un oggetto affettivo, vuol dire che funziona», ha osservato. Ha percepito un grande rispetto per il cantiere. Ha anche notato la cura dimostrata dai cittadini verso l'opera in corso.

Visita al Museo MUTE e omaggio all'architetto

Durante la sua permanenza, il celebre architetto ha visitato anche il MUTE. Si tratta del primo museo dedicato alla tradizione enogastronomica campana. La sede si trova in via Bracco 51. L'occasione è stata un evento speciale «sotterraneo» a lui dedicato.

Nella futura sala museale, situata al piano -2, i lavori sono stati temporaneamente sospesi. Questo ha permesso l'allestimento di un'installazione. L'opera, intitolata «Triade: materia e progetto», è curata da Camilla Donantoni. Lungo le pareti della scalinata che conduce allo spazio espositivo, gli artisti Alberto Bottillo e Giovanni Anastasia hanno creato un ritratto di Souto de Moura. Sono state rappresentate anche alcune delle sue installazioni più iconiche.

Il progetto museale, ambizioso e sofisticato, mira a raccontare la cultura, la storia e la territorialità della Campania. La realizzazione è promossa dall'imprenditore Diego Minutaglio. Il progetto beneficia del supporto di Luigi Lamberti e del contributo della Regione Campania.

Il completamento delle sale museali è previsto nel corso dell'anno. Il progetto architettonico porta la firma di Roberto Cremascoli e Camilla Donantoni di COR arquitectos. Entrambi sono stati allievi di Souto de Moura e Siza.

«Oggi il concetto di arte è molto più ampio», ha commentato Souto de Moura. Ha definito l'integrazione della gastronomia un'ottima iniziativa. «È un linguaggio contemporaneo», ha aggiunto, accogliendo con favore il progetto del MUTE.

Napoli, fonte d'ispirazione e messaggio agli studenti

L'architetto ha sottolineato l'importanza del rapporto con la città di Napoli. «Napoli ispira moltissimo», ha dichiarato. Ha descritto la storia della città come «concreta, si tocca». Napoli è un insieme vibrante di luce, mare, persone e gastronomia. Tutti questi elementi contribuiscono a creare uno «straordinario conglomerato».

Nel pomeriggio, Souto de Moura ha incontrato gli studenti della Facoltà di Architettura dell'Università «Federico II» di Napoli. Ha condiviso un messaggio di incoraggiamento. «Non esistono momenti facili», ha ammonito. Ha ricordato che anche i grandi maestri hanno affrontato difficoltà enormi.

La sua unica raccomandazione per i giovani architetti è stata chiara e diretta: «Lavorare, lavorare, lavorare. Non c'è altro».