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I commercialisti diventano figure chiave per le imprese agroalimentari che puntano ai mercati esteri. La loro competenza supporta l'internazionalizzazione, dalla strategia alla gestione finanziaria.

Il ruolo del commercialista nell'export

L'espansione delle aziende agroalimentari e vitivinicole sui mercati internazionali necessita di un piano ben definito. Questo progetto deve unire la conoscenza specifica dei paesi di destinazione, un'organizzazione efficiente e una solida base finanziaria.

La provincia di Trento ha visto nel 2025 un significativo contributo dell'agroalimentare all'export. Il settore ha rappresentato il 18,4% delle esportazioni totali. Questo dato sottolinea l'importanza di una filiera diversificata. Cooperative e reti d'impresa possono aggregare risorse e competenze per affrontare con successo le sfide dei mercati esteri.

Francesco Corbello, membro del board IEF e presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, ha evidenziato questi aspetti. Il suo intervento è avvenuto durante l'incontro intitolato «Le nuove geografie dell'export».

Commercialisti come project manager dell'internazionalizzazione

Il commercialista può assumere il ruolo di vero e proprio project manager per l'internazionalizzazione. Questo significa coordinare diverse figure professionali. Tra queste, esperti di mercato, legali specializzati nel diritto locale, operatori logistici e interlocutori finanziari.

Il contributo del commercialista si estende a più fasi. Include l'analisi approfondita della singola impresa. Segue la definizione della strategia più adatta per l'ingresso nei mercati esteri. Viene poi la pianificazione economico-finanziaria dettagliata. Infine, il monitoraggio costante dei risultati ottenuti.

Le decisioni operative e gestionali rimangono però di esclusiva competenza dell'imprenditore e degli amministratori aziendali. Ogni mercato presenta infatti specificità che richiedono attente verifiche.

Analisi dei mercati esteri: casi specifici

Negli Stati Uniti, ad esempio, prima di concedere un accordo di esclusiva a un distributore, è fondamentale valutarne la rete commerciale. Bisogna anche accertare la sua capacità di generare ordini ripetuti nel tempo.

Negli Emirati Arabi Uniti, per i prodotti come vino e alcolici, l'analisi deve concentrarsi sulla clientela effettiva. È necessario esaminare i prezzi praticati e i canali di vendita autorizzati. Occorre anche verificare le licenze possedute dal partner commerciale e le normative specifiche di ogni singolo emirato.

L'export, secondo Corbello, deve essere costruito seguendo un percorso ben strutturato. È essenziale porsi obiettivi chiari e valutare attentamente tutti i rischi connessi all'operazione.

Investimenti esteri e pianificazione sostenibile

Gli investimenti all'estero devono basarsi su una solida verifica della domanda di mercato. È altrettanto importante una pianificazione finanziaria che sia realmente sostenibile nel lungo periodo. Questo approccio serve a evitare che eventuali difficoltà riscontrate da una controllata possano compromettere l'intero gruppo aziendale.

Adeguati assetti organizzativi interni e la disponibilità di dati affidabili sono elementi cruciali. Permettono di monitorare con precisione la liquidità disponibile, l'indebitamento e la continuità operativa dell'azienda.

Corbello ha quindi ribadito l'importanza di un'espansione graduale. Tale espansione deve essere supportata da una profonda conoscenza dei mercati di riferimento e da una fase di sperimentazione commerciale attenta.

Infine, ha ricordato il percorso iniziato nel 2018 con il Forum Italiano dell'Export. Ha espresso gratitudine a Lorenzo Zurino e Claudia Eccher per il prezioso confronto avvenuto.