La Cgil Napoli esprime ferma contrarietà ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), definendoli "centri della vergogna". Il sindacato critica l'inefficacia e i costi elevati di queste strutture, chiedendo politiche alternative per il territorio.
Critiche ai centri di permanenza per rimpatrio
Il sindacato Cgil si è riunito a Castelvolturno per manifestare sostegno alle associazioni che combattono contro i CPR. Il segretario generale, Nicola Ricci, ha dichiarato la solidarietà della Cgil a questi movimenti. Se la politica li etichetta come eversivi, allora anche la Cgil si dichiara tale. L'intervento è avvenuto durante un incontro dedicato al rifiuto della costruzione di tali centri in Campania e nel resto d'Italia.
Secondo Ricci, i CPR non solo non funzionano, ma rappresentano uno spreco di risorse pubbliche. Inoltre, ledono i diritti fondamentali delle persone trattenute. Le motivazioni per il trattenimento mancano di fondamento. Si assiste a una violazione sistematica dei diritti dei detenuti. Attualmente, sono già stati spesi circa 20 milioni di euro per mantenere operativi i CPR esistenti nel Paese. A questi si aggiungono ulteriori costi non quantificati.
Proposta di investimenti alternativi per il territorio
L'eventuale apertura di un nuovo centro a Castelvolturno solleva interrogativi. Ricci si chiede se sia sensato destinare 41 milioni di euro a strutture che alimentano una forma di barbarie. Questa spesa servirebbe unicamente a fini propagandistici per l'attuale governo. Il territorio, al contrario, necessita di investimenti concreti. Servono politiche di rilancio economico a beneficio di tutti i residenti. Lo Stato dovrebbe rivedere il proprio ruolo. Deve ripristinare la legalità e favorire il recupero degli spazi urbani abbandonati.
La Cgil ribadisce la sua posizione contraria ai CPR su tutto il territorio nazionale. La battaglia contro queste strutture è una priorità. Non si tratta solo di una questione locale, ma di un principio generale. La dignità umana deve essere preservata. Le risorse pubbliche devono essere impiegate in modo più costruttivo.
Appello per una revisione delle leggi sull'immigrazione
Ricci ha inoltre chiesto l'abolizione della legge Bossi-Fini. È necessaria una revisione completa della normativa sull'immigrazione. La Cgil respinge fermamente la proposta di Regolamento sui rimpatri. Questo documento segna una svolta reazionaria nelle politiche migratorie europee. La destra strumentalizza da anni la questione migratoria. La usa come minaccia per la sicurezza e l'identità nazionale. Al contempo, la sfrutta per creare competizione sul mercato del lavoro. Questo avviene in un contesto di welfare sempre più limitato e meno universale.
Le politiche migratorie devono essere basate su principi di umanità e rispetto. Non possono essere ridotte a strumenti di propaganda o di controllo sociale. La Cgil auspica un approccio più lungimirante. Un approccio che consideri i migranti come persone con diritti e dignità. La solidarietà e l'accoglienza devono prevalere sulla repressione e sull'esclusione. La lotta contro i CPR si inserisce in questo quadro più ampio. Un quadro di difesa dei diritti e di promozione di una società più giusta.
Domande frequenti
Cosa sono i CPR e perché la Cgil li critica?
I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) sono strutture dove vengono trattenute persone in attesa di essere espulse dal paese. La Cgil li critica perché li considera inefficaci, costosi, lesivi dei diritti umani e luoghi di violazione sistematica delle libertà personali, definendoli "centri della vergogna".
Quali sono le proposte alternative della Cgil ai CPR?
La Cgil propone investimenti in politiche di rilancio economico e sociale per i territori, il recupero degli spazi urbani abbandonati e una revisione completa delle leggi sull'immigrazione, inclusa l'abolizione della legge Bossi-Fini, per un approccio più umano e costruttivo alla gestione dei flussi migratori.