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Un gesto simbolico sulla SS16 per ricordare Domenico Racanati, scomparso nel crollo del ponte sul Trigno. L'ex sindaco Marchese denuncia la lentezza dei soccorsi e della ricostruzione, chiedendo un intervento concreto delle istituzioni.

Commemorazione sulla statale 16

Il 2 novembre 2026, in occasione della commemorazione dei defunti, un gesto di profondo cordoglio ha avuto luogo sulla statale 16. L'ex primo cittadino di San Salvo, Gabriele Marchese, ha espresso forte disappunto per la mancata restituzione del corpo di Domenico Racanati alla sua famiglia.

Marchese ha definito la situazione «una vergogna nazionale», sottolineando come, nonostante gli strumenti tecnologici attuali, le ricerche del marittimo di Bisceglie, disperso dal 2 aprile scorso, non abbiano ancora dato esito positivo. Il crollo del viadotto sul fiume Trigno, avvenuto al confine tra Abruzzo e Molise, precisamente nel territorio di Montenero di Bisaccia, ha segnato profondamente la comunità.

L'iniziativa mirava a sensibilizzare le Istituzioni. L'obiettivo è spingerle ad agire concretamente per riprendere le operazioni di ricerca. La speranza è che il corpo di Domenico Racanati possa essere finalmente ritrovato e restituito ai suoi cari.

La lentezza della ricostruzione

Gabriele Marchese, insieme ad altri ex amministratori locali e membri dell'Associazione culturale «Il Territorio», ha deposto un mazzo di fiori. Il luogo scelto è stato il lato nord della SS16, nel punto esatto in cui la strada risulta interrotta. Questo atto simbolico sottolinea il dolore persistente per la perdita e l'attesa di giustizia.

Riguardo alla ricostruzione del ponte, Marchese ha riportato aggiornamenti poco incoraggianti. Una riunione si è tenuta a Campobasso alcuni giorni prima, ma le decisioni rimangono vaghe. «Tutto rimane nel vago», ha dichiarato l'ex sindaco. La sofferenza per questa situazione si protrae da sette mesi.

Attualmente, non esiste ancora un progetto di massima per la ricostruzione. Questa incertezza aggrava ulteriormente il disagio di un territorio che dipende da questa arteria stradale fondamentale. La sua interruzione crea notevoli disagi per i collegamenti sia a livello nazionale che interregionale.

Un precedente storico

Marchese ha poi richiamato alla memoria un evento simile accaduto in passato. Il 25 gennaio 2003, durante il suo primo mandato come sindaco di San Salvo, un altro ponte sul fiume Trigno era crollato. Si trattava del ponte situato lungo la strada provinciale SP55.

In quell'occasione, la Provincia di Chieti e quella di Campobasso collaborarono attivamente. La ricostruzione di quel ponte avvenne in soli due anni. Questa struttura è quella che attualmente garantisce i collegamenti tra Abruzzo e Molise, nonostante l'interruzione della SS16.

Il paragone storico evidenzia la differenza nei tempi di intervento e nella determinazione dimostrata in passato. Marchese ha concluso affermando che il territorio non necessita di «parate né di passerelle», ma di «fatti concreti» e di azioni risolutive.

Il contesto geografico e infrastrutturale

Il ponte sul Trigno, la cui interruzione ha causato la grave problematica, si trova lungo la Strada Statale 16 Adriatica. Questa arteria rappresenta un'importante via di comunicazione per le regioni del centro-sud Italia, collegando diverse città costiere e aree interne. Il suo ruolo è cruciale per il trasporto merci e per la mobilità dei cittadini.

L'area interessata, al confine tra Abruzzo e Molise, è caratterizzata da una rete stradale che, in alcuni tratti, presenta criticità strutturali. Il fiume Trigno, che attraversa questa zona, è soggetto a piene e a fenomeni erosivi che possono mettere a dura prova le infrastrutture sovrastanti. La SS16, in particolare, attraversa zone di interesse naturalistico e agricolo, rendendo la sua percorribilità essenziale per l'economia locale.

La mancata ricostruzione del ponte non solo isola ulteriormente alcune aree, ma impatta negativamente sulle attività economiche, sul turismo e sulla vita quotidiana dei residenti. La deviazione del traffico su percorsi alternativi, spesso meno efficienti e più lunghi, genera costi aggiuntivi e disagi significativi.

La normativa e la sicurezza delle infrastrutture

Il crollo di infrastrutture come ponti e viadotti solleva interrogativi sulla manutenzione e sulla sicurezza delle reti stradali. In Italia, la responsabilità della gestione e della manutenzione delle strade statali ricade principalmente sull'ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade). Tuttavia, anche le Province e le Regioni hanno competenze su tratti specifici o su strade di loro competenza.

La normativa vigente prevede controlli periodici e piani di monitoraggio per garantire la sicurezza delle infrastrutture. In caso di criticità, devono essere attivati interventi di manutenzione straordinaria o, nei casi più gravi, la ricostruzione. La lentezza nei processi autorizzativi e nell'allocazione dei fondi può tuttavia ritardare significativamente questi interventi.

Il caso del ponte sul Trigno evidenzia la necessità di una maggiore efficienza burocratica e di un impegno politico costante per la salvaguardia del patrimonio infrastrutturale nazionale. La sicurezza dei cittadini deve rappresentare la priorità assoluta, richiedendo investimenti adeguati e una gestione trasparente ed efficace dei progetti.

Le precedenti indagini e responsabilità

Dopo il crollo del ponte sul Trigno, le autorità competenti hanno avviato indagini per accertare le cause dell'incidente e individuare eventuali responsabilità. L'ipotesi di un cedimento strutturale dovuto a cause naturali o a difetti di manutenzione è al centro delle perizie tecniche.

La ricerca della verità è fondamentale non solo per rendere giustizia alle vittime, ma anche per prevenire futuri disastri. La trasparenza nelle indagini e la comunicazione chiara dei risultati sono essenziali per ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni preposte alla sicurezza delle infrastrutture.

La vicenda del ponte crollato sul Trigno si inserisce in un contesto più ampio di dibattito sulla sicurezza delle infrastrutture in Italia. Episodi simili, purtroppo, si sono verificati in passato, evidenziando la fragilità di alcune strutture e la necessità di un piano nazionale di messa in sicurezza.

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