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La difesa di Salim El Koudri esclude il movente terroristico per l'attentato di Modena. Sottolinea invece un raptus scatenato da una patologia psichiatrica. La Procura non contesta l'aggravante del terrorismo.

Attentato a Modena: esclusa l'aggravante del terrorismo

La Procura di Modena non ha contestato l'aggravante legata al terrorismo. Questa decisione suggerisce che le indagini non puntano su un movente di natura terroristica. Il difensore di Salim El Koudri, Fausto Gianelli, ha spiegato la posizione della Procura. «Per la Procura non c'è terrorismo», ha affermato Gianelli. Il movente sarebbe quindi di altra natura. Si parla di un «delirio più o meno compensato».

Gianelli ha elogiato il lavoro della Procura. Le indagini vengono condotte con «grande precisione ed efficacia» per un fatto di tale gravità. Il legale ha espresso fiducia nell'operato dei magistrati. Ha aggiunto che i pm sembrano avere «le carte in mano» per agire in questo modo. Hanno scelto di non contestare aggravanti richieste dall'opinione pubblica. Alcune parti civili, rappresentanti delle vittime, hanno invece sollecitato i pm a includere l'aggravante del terrorismo.

La patologia psichiatrica come causa scatenante

Durante l'udienza, i periti hanno presentato le loro valutazioni. Hanno confermato il giudizio sulla capacità di intendere e di volere dell'indagato. La difesa e i consulenti di parte hanno evidenziato un disturbo psichiatrico significativo. Questo disturbo, secondo loro, compromette seriamente la capacità dell'indagato. La capacità di intendere e di volere sarebbe quindi alterata.

Gianelli ha descritto la dinamica dell'evento. El Koudri avrebbe guidato regolarmente fino all'ingresso di Modena. Ha rispettato i limiti di velocità. Improvvisamente, all'entrata della città, sarebbe stato colto da un raptus. Questo raptus sarebbe scaturito dalla sua patologia. Ha quindi imboccato una strada ad alta velocità. Questo ha portato alla tragica serie di eventi.

La difesa punta sul raptus patologico

La linea difensiva si concentra sull'idea di un raptus. Questo sarebbe la conseguenza diretta di una patologia psichiatrica preesistente. Non si tratterebbe quindi di un atto premeditato o ideologico. La difesa mira a dimostrare l'infermità mentale dell'imputato al momento dei fatti. Questo potrebbe influenzare l'esito del processo e la pena inflitta.

La Procura, pur non contestando il terrorismo, prosegue le indagini. L'obiettivo è chiarire ogni aspetto della vicenda. La gravità dei fatti richiede un'analisi approfondita. Le parti civili, rappresentanti delle vittime, cercano giustizia. La loro richiesta di contestare l'aggravante del terrorismo evidenzia la loro percezione della gravità dell'accaduto.

La valutazione della capacità di intendere e di volere sarà cruciale. I pareri dei periti e dei consulenti di parte saranno fondamentali. La difesa punta a dimostrare che il gesto è stato compiuto in uno stato di alterazione mentale. Questo escluderebbe la piena responsabilità penale legata a un movente terroristico.

La vicenda giudiziaria è ancora in corso. Le prossime fasi del processo chiariranno ulteriormente le responsabilità. La comunità di Modena attende risposte. La giustizia dovrà fare il suo corso, considerando tutti gli elementi emersi.