San Giuliano: Pavoni, macchine caffè verso Verona, 30 posti a rischio
La storica azienda di macchine da caffè Pavoni, con sede a San Giuliano Milanese, rischia di trasferire la produzione in provincia di Verona. La decisione del gruppo Smeg, proprietario dal 2019, mette a repentaglio circa 30 posti di lavoro su 43. I sindacati e i lavoratori protestano, chiedendo il mantenimento dell'attività sul territorio milanese.
Pavoni, addio a San Giuliano: produzione verso Verona
La storica realtà produttiva di San Giuliano Milanese, la Pavoni, nota per le sue macchine da caffè, si trova al centro di un possibile trasferimento. L'azienda, che vanta ben 121 anni di storia, potrebbe vedere la sua produzione spostarsi dalla provincia di Milano verso la regione del Veneto. Nello specifico, si parla di un trasferimento a Bonferraro, una località situata in provincia di Verona.
Questa prospettiva di delocalizzazione è legata alla cessione di un ramo d'impresa. La notizia ha immediatamente acceso l'allarme tra i dipendenti e le rappresentanze sindacali. La preoccupazione principale riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro. Attualmente, lo stabilimento di San Giuliano Milanese impiega 43 persone.
Il piano industriale prevede che una parte significativa di questa forza lavoro, circa 30 unità, possa essere direttamente interessata dal trasferimento. La decisione è stata comunicata dal gruppo Smeg, che ha acquisito il marchio Pavoni nel lontano 2019. L'intenzione di spostare la produzione solleva interrogativi sul futuro dell'occupazione locale e sull'eredità industriale del territorio.
Sciopero e sit-in: i lavoratori contro il trasferimento
La reazione dei lavoratori non si è fatta attendere. Nella mattinata di ieri, i cancelli dello stabilimento di via Gorizia sono stati teatro di un vivace sit-in di protesta. L'iniziativa è stata indetta dai sindacati e dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU). L'azione di protesta è stata accompagnata da uno sciopero di due ore, che ha paralizzato le attività produttive.
I lavoratori esprimono forte contrarietà alla prospettiva di trasferirsi a Verona. Le motivazioni sono molteplici e toccano aspetti personali e professionali. Davide Nobis, rappresentante delle RSU, ha sottolineato il forte legame storico tra il marchio Pavoni e il territorio milanese. Lo slogan «fatte a mano a Milano» è un simbolo dell'identità produttiva dell'azienda.
Per molti dipendenti, il trasferimento a Verona significherebbe stravolgere la propria vita. Nobis stesso ha dichiarato che, vivendo nell'Oltrepò Pavese, un trasferimento a Verona implicherebbe un radicale cambiamento delle abitudini e dei ritmi quotidiani. La distanza geografica rappresenta un ostacolo insormontabile per molti.
Anche Angela Scaltrito, operaia presso la Pavoni dal 1995, condivide le stesse preoccupazioni. Residente a San Giuliano, la sua situazione familiare rende un trasferimento impossibile. A pochi anni dalla pensione, l'idea di dover lasciare la propria casa e i propri affetti è fonte di grande stress. Scaltrito ha inoltre ricordato come il gruppo Smeg avesse acquisito Pavoni con l'obiettivo dichiarato di rilanciare l'attività.
Sindacati uniti: «Licenziamento mascherato»
La mobilitazione dei lavoratori ha trovato il pieno sostegno delle principali sigle sindacali. Fiom Cgil e Uilm sono al fianco dei dipendenti nella battaglia per mantenere l'occupazione a San Giuliano Milanese. I rappresentanti sindacali definiscono il trasferimento un «licenziamento camuffato».
Francesco Caruso, della Uilm, ha evidenziato come uno spostamento di produzione a 200 chilometri di distanza dall'attuale sede equivalga, nei fatti, a una cessazione dell'attività sul territorio. La delocalizzazione comporterebbe la perdita di un prezioso bagaglio di esperienze e professionalità accumulate in decenni di presenza produttiva nel Milanese.
Andrea Torti, della Fiom, ha aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione. La situazione sta creando un clima di divisione all'interno dello stabilimento. Si distinguono i lavoratori direttamente minacciati dal trasferimento da quelli che, almeno in teoria, dovrebbero essere meno coinvolti. Questa incertezza alimenta tensioni e preoccupazioni.
I sindacati chiedono all'azienda un ripensamento della strategia. L'obiettivo è trovare soluzioni alternative che salvaguardino l'occupazione e mantengano viva la tradizione produttiva di Pavoni nel Sud Milano. La mobilitazione continuerà finché non ci saranno garanzie concrete per tutti i lavoratori.
La posizione di Smeg: «Priorità ai disagi occupazionali»
Di fronte alla protesta e allo sciopero, il gruppo Smeg ha rilasciato una dichiarazione ufficiale. L'azienda sottolinea che, in questa fase delicata, la priorità assoluta sarà quella di contenere il più possibile i disagi occupazionali. Smeg si dichiara disponibile ad analizzare attentamente, insieme ai soggetti competenti, le misure più idonee per attenuare le difficoltà oggettive dei dipendenti dello stabilimento di San Giuliano Milanese.
L'azienda riconosce il valore storico e qualitativo del marchio Pavoni, definendola un'eccellenza del «made in Italy». Il gruppo promette che il processo di cessione del ramo d'impresa verrà gestito con rigore e responsabilità. Verrà garantito un confronto serio e trasparente con tutti gli interlocutori coinvolti, inclusi i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori.
Tuttavia, le parole dell'azienda non sembrano al momento sufficienti a placare le preoccupazioni. I lavoratori e i sindacati attendono proposte concrete e garanzie tangibili per il futuro. La trattativa si preannuncia complessa e richiederà un impegno significativo da parte di tutte le parti in causa per trovare una soluzione condivisa.
Le autorità locali vicine ai lavoratori
La protesta davanti ai cancelli della Pavoni ha visto anche la partecipazione delle istituzioni locali. Il sindaco di San Giuliano Milanese, Marco Segala, accompagnato dagli assessori Alfio Catania e Daniele Castelgrande, ha espresso la propria vicinanza ai lavoratori. La presenza delle autorità testimonia l'attenzione del comune alla vicenda.
Il sindaco Segala ha annunciato che l'amministrazione comunale intende portare il caso all'attenzione della Regione Lombardia. Si chiederà che la situazione venga esaminata approfonditamente in seno alla Commissione Attività Produttive. L'obiettivo è ottenere un supporto regionale per cercare soluzioni che preservino l'occupazione locale.
La classe politica locale si impegna quindi a fare da tramite tra i lavoratori e le istituzioni superiori. Si spera che un intervento a livello regionale possa aprire nuove prospettive e favorire un dialogo costruttivo con il gruppo Smeg. La comunità di San Giuliano Milanese è unita nel sostenere i propri concittadini.
La vicenda Pavoni si inserisce in un contesto più ampio di sfide per il settore manifatturiero italiano. La necessità di mantenere la produzione sul territorio, preservando l'occupazione e il know-how, è una priorità. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l'evoluzione della situazione e per definire il futuro dei 43 dipendenti dello storico stabilimento milanese.
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