Il celebre dramma lirico "Pelléas et Mélisande" di Claude Debussy fa il suo ritorno sul palco del Teatro alla Scala di Milano. La produzione, diretta da Maxime Pascal e con la regia di Romeo Castellucci, esplora la natura enigmatica e innovativa dell'opera.
Debussy alla Scala: un'opera enigmatica
Il Teatro alla Scala di Milano ripropone "Pelléas et Mélisande", un'opera lirica fondamentale del Novecento. Il dramma in cinque atti e dodici quadri porta la firma di Claude Debussy, con il libretto di Maurice Maeterlinck. La direzione d'orchestra è affidata a Maxime Pascal.
La regia, le scene, i costumi e le luci sono curati da Romeo Castellucci. La drammaturgia è di Christian Lonchamp, con la collaborazione artistica di Giulia Giammona. Le rappresentazioni sono previste dal 22 aprile al 9 maggio.
Il cast vede Bernard Richter nel ruolo di Pelléas e Sara Blanch nei panni di Mélisande. Simon Keenlyside interpreta Golaud, mentre Marie-Nicole Lemieux è Geneviève e John Relyea veste i panni di Arkel. L'opera sarà trasmessa su LaScala Tv il 30 aprile, con disponibilità on demand successiva.
La musica come paesaggio sonoro
Maxime Pascal descrive l'opera come un punto di svolta nella scrittura lirica. «La sua musica ha origine dal testo», afferma il direttore. Le voci godono di un'ampia libertà, supportate dall'orchestra. Il racconto, ambientato nel Medioevo, si svolge in un castello su un'isola, circondato da una foresta oscura.
Il paesaggio si trasforma in musica. L'orchestra evoca la foresta, poi il mare, per poi tornare al castello. Questa metamorfosi continua, con le note che diventano acqua, luce e movimento. Pascal, già apprezzato alla Scala per opere di Sciarrino e Francesconi, esprime profonda ammirazione per il capolavoro di Debussy.
«M'insegna sempre cose nuove», confessa. «Nell'opera non accade quasi mai». Citando Boulez, Pascal definisce la musica «violenta, non intimista». La violenza interiore di Mélisande, estrema e sconvolgente, si manifesta attraverso elementi naturali come acqua e vento, trasformati in una «spada affilata». È una musica rivoluzionaria, secondo Pascal.
La visione registica di Castellucci
Romeo Castellucci vede in Debussy un erede di Wagner, che va oltre. «Quando nel mondo non resta più nulla arrivano i protagonisti del testo di Maeterlinck», spiega il regista. Si tratta di un teatro poetico, non basato su aneddoti.
«L'autore non giudica i personaggi», sottolinea Castellucci. Figure come Golaud, marito di Mélisande e fratellastro di Pelléas, rappresentano aspetti interiori. L'opera è una fiaba simbolista, ispirata a «La donna serpente» e che attraversa il mito per giungere alla tragedia.
Mélisande rimane una figura misteriosa. Le sue origini sono ignote, e lei stessa non ricorda nulla. Un tratto distintivo la rende unica: non chiude mai le palpebre, vivendo in una veglia perpetua. Questa condizione la differenzia da ogni altro essere umano.