Ottavio Fatica, traduttore per Adelphi, descrive la sua professione come un'arte complessa, paragonandosi a un Houdini della parola per affrontare le sfide linguistiche di autori come Philip Roth.
La scoperta di Céline e la passione per la traduzione
L'incontro con le opere di **Céline** da giovane ha segnato profondamente **Ottavio Fatica**. Questo amore improvviso per le parole ha acceso in lui il desiderio di scrivere e, soprattutto, di tradurre. Ha sentito un bisogno irrefrenabile di immergersi nei testi altrui. Il suo obiettivo era confrontarsi direttamente con gli autori. Cercava di scoprirne le meraviglie nascoste e le imperfezioni.
Questa spinta interiore ha definito il suo percorso professionale. **Fatica** è oggi un affermato traduttore e consulente per la casa editrice **Adelphi**. La sua ultima fatica è la traduzione di “**Operazione Shylock**” di **Philip Roth**. Il libro è stato recentemente pubblicato da **Adelphi**, con una prefazione di **Emmanuel Carrère**. Si tratta di un romanzo che mescola spionaggio e la **Tel Aviv** degli anni '80. Affronta temi come la creatività e la dualità dell'identità.
Il progetto su Philip Roth e le sfide linguistiche
Il progetto di tradurre **Philip Roth** è nato da un dialogo con l'agente letterario. L'idea era di esplorare un corpus di 34 opere dell'autore. Nessuno in **Adelphi** si considerava un esperto di **Roth**. Inizialmente, il team si è concentrato su “Lamento di Portnoy”. Il suo impatto emotivo era notevole. **Fatica** ammette di non aver mai avuto un interesse particolare per autori come **Roth**, **Bellow** o **Salinger**. Ha dovuto quindi dedicarsi a uno studio approfondito.
La lettura di **Roth** lo ha sorpreso per la sua attualità. I temi trattati suggerivano una pubblicazione immediata. Ciò che più lo ha colpito sono state le qualità intrinseche dello scrittore. **Fatica** evidenzia come **Roth** unisca uno stile fisico e corporeo, simile a **Kerouac** o **Henry Miller**. Lo accosta a una tensione intellettuale più vicina a **Borges**. Questa combinazione di elementi è rara.
L'arte della traduzione: un confronto costante
La densità della scrittura di **Roth** è un elemento che **Fatica** apprezza molto. Ogni frase è ricca di metafore, idee e insulti. Questo crea un effetto teatrale. Ricorda gli eteronimi di **Pessoa**, personaggi che prendono vita e parlano con forza. **Roth** stesso si definiva «un teatro». Affrontare questa complessità richiede passione per la lettura e piacere per la scrittura. **Fatica** aggiunge un elemento quasi masochista: la pazienza di un fachiro letterario.
Il traduttore si trova di fronte a vere e proprie «contorsioni della parola». Deve trovare il modo di rendere in italiano quelle evoluzioni linguistiche. Si sente come un **Houdini** intrappolato in una gabbia. Deve liberare l'artista che è in sé per superare l'ostacolo. Le sfide più grandi sono state opere come quelle di **Céline**. Anche “Moby Dick” ha rappresentato una mole considerevole. **Kipling** è un altro autore che lo ha ispirato.
La traduzione come un vizio e un confronto diretto
Per **Fatica**, la traduzione è un vero e proprio «vizio». È caduto in questo vizio fin da ragazzo, con **Céline**. Non amava la scuola ma divorava libri, prendeva appunti e traduceva. Si sentiva ribelle e si immedesimava in autori come **Céline** e **Artaud**. Non era interessato a letture superficiali, ma a testi più estremi. Era un giovane estremista.
Non ama l'idea che il traduttore debba nascondersi. Rifiuta la visione sociologica che vede l'autore straniero come un ospite da accogliere con un abbraccio. Gli scrittori sono persone complesse, con gioie e dolori. Possono aggredire e offendere. Richiedono un confronto duro di mentalità e pensieri. **Fatica** ammette di essere attratto da questi «scellerati», come **Roth** e **Céline**. Le sfide lo divertono; le cose facili non lo stimolano.
Le polemiche e il legame con Adelphi
Il confronto con l'autore originale non è sempre compreso. Nel caso di “Moby Dick”, alcuni hanno criticato l'uso di un linguaggio più elevato rispetto a **Melville**. **Fatica** spiega che **Melville** stesso cercava di dare un tono arcaico alla sua scrittura. Ci sono sempre motivazioni dietro ogni scelta traduttiva.
Anche la sua traduzione de “Il Signore degli Anelli” per **Bompiani** ha generato critiche. Sui social, alcuni hanno espresso disappunto, accusandolo di allontanare i giovani lettori. **Fatica** considera questa visione limitata. Sottolinea che anche la Bibbia viene ritradotta regolarmente. Se si preferisce una versione precedente, la si può leggere. Dopo le polemiche iniziali, l'edizione ha avuto successo.
Il suo legame con **Adelphi** risale alla scoperta delle pubblicazioni di autori come **Jarry**, **Artaud** e **René Daumal**. Si presentò a **Luigi Calasso** con suoi scritti. **Calasso** era allora un giovane editore pieno di promesse. Nacque subito un'amicizia. La collaborazione divenne più stabile negli anni '90. Dopo la scomparsa di **Calasso**, **Fatica** ha aumentato il suo impegno con la casa editrice, sotto la guida del nuovo direttore **Roberto Colajanni**. Sottolinea che questo avviene senza tradire l'identità di **Adelphi**.