Un lavoratore milanese è stato liberato da 50mila euro di debiti grazie a una decisione del Tribunale di Milano. La sentenza riconosce la condizione di sovraindebitamento dovuta al carovita e alle difficoltà economiche.
Sovraindebitamento, il Tribunale di Milano interviene
Uno stipendio insufficiente a coprire le spese quotidiane ha portato un lavoratore a indebitarsi pesantemente. Dal 2014 ha contratto numerosi finanziamenti, inclusa la cessione del quinto dello stipendio. Le rate sono diventate insostenibili, accumulando un debito totale di 74.241 euro.
Il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso presentato dall'avvocata Maria Rosaria Brancaccio, ha riconosciuto la sua condizione di sovraindebitamento. È stata quindi avviata una procedura di liquidazione controllata del patrimonio.
Annullato il 70% del debito grazie alla liquidazione
Grazie a questa procedura, il 70% del debito è stato cancellato, pari a circa 50mila euro. È stato stabilito un piano di rientro sostenibile per il lavoratore. In passato, l'uomo aveva già venduto la sua auto, acquistata con uno dei finanziamenti, per far fronte alle difficoltà economiche.
La vendita del veicolo, necessario per raggiungere il posto di lavoro in un call center milanese dalla sua residenza in provincia di Pavia, non è stata sufficiente. L'aumento costante del costo della vita ha reso impossibile il risanamento.
Federconsumatori: casi sempre più frequenti
Carmelo Benenti, presidente di Federconsumatori Milano, ha sottolineato la crescente frequenza di casi simili. «Assistiamo a casi sempre più frequenti di persone con esistenze e lavori ‘normali’ che finiscono sommerse dai debiti», ha dichiarato.
L'associazione ha supportato il lavoratore, allegando la documentazione necessaria al ricorso. Il Tribunale ha applicato le norme sul sovraindebitamento, riconoscendo l'impossibilità per il cittadino di risollevarsi autonomamente. Benenti ha evidenziato la sensibilità dei giudici, ma ha anche messo in guardia sui tempi di intervento.
«Il problema sono i tempi», ha aggiunto, «perché essendo sempre più frequenti i ricorsi si rischia di intervenire quando ormai è troppo tardi».
La sentenza: reddito insufficiente e spese elevate
La sentenza, emessa dalla sezione del Tribunale civile di Milano specializzata sulle crisi d’impresa, presieduta dalla giudice Laura De Simone, ha evidenziato la situazione patrimoniale del ricorrente. Non possiede beni immobili.
Il suo reddito da lavoro dipendente è di circa 1.620 euro netti mensili. Questo importo è già gravato dalla cessione del quinto dello stipendio. Le spese di sostentamento dichiarate ammontano a 1.132 euro mensili.
La differenza tra reddito e spese rende impossibile il rimborso del debito di oltre 74mila euro. La procedura di liquidazione controllata è stata quindi ritenuta necessaria.
Liquidatore nominato e cessione del quinto annullata
Per gestire la crisi, è stato nominato un liquidatore. La cessione del quinto dello stipendio alla finanziaria è stata dichiarata «inopponibile» e quindi annullata. Questo caso rappresenta la punta dell'iceberg di una situazione critica.
Il costo della vita fuori controllo è denunciato da anni da sindacati e associazioni. Un report della Cgil milanese indica che un terzo dei lavoratori milanesi percepisce un reddito incompatibile con i costi della città.
La discontinuità lavorativa aggrava la condizione di marginalità. Questo fenomeno deprime la crescita della domanda interna, minacciando il futuro declino economico. La disparità tra manager e lavoratori a basso reddito è evidente.
Milano, pur con stipendi mediamente più alti, fatica a coniugare crescita economica ed equità sociale. La forbice tra chi guadagna molto e chi lotta per sopravvivere si allarga, mettendo a dura prova la tenuta del tessuto sociale.
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