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La giudice ha deciso di non applicare i domiciliari agli indagati per l'assalto alla Stazione Centrale di Milano. Le misure cautelari includono obblighi di firma e dimora, considerando la giovane età e il percorso formativo dei ragazzi.

Misure cautelari per l'assalto alla stazione

La Giudice per le indagini preliminari ha escluso gli arresti domiciliari per gli indagati coinvolti negli scontri alla Stazione Centrale di Milano. L'episodio è avvenuto lo scorso 22 settembre al termine di un corteo. La decisione è emersa dopo gli interrogatori preventivi del 25 marzo.

Sono state disposte otto misure cautelari. Queste includono obblighi di firma e obblighi di dimora. L'indagine è stata condotta dalla Procura. La gip ha motivato la sua scelta nell'ordinanza.

La motivazione della giudice

La giudice Giulia D’Antoni ha sottolineato la giovane età degli indagati. Ha anche evidenziato la necessità di non ostacolare i loro percorsi di studio. Le condotte sono state definite un'«esasperata espressione di ideali». La giudice ritiene che gli arresti domiciliari sarebbero state limitazioni eccessive.

Il reato contestato è «resistenza a pubblico ufficiale aggravata». La gip ha considerato la loro autocritica. Ha anche valutato la possibilità che i giovani possano percepire il disvalore delle loro azioni. Questo senza compromettere la loro formazione.

Richieste della procura e difesa

La Procura aveva inizialmente richiesto quattro misure di arresti domiciliari. Questo si aggiungeva ad altre sei misure già eseguite il 18 marzo. Tali misure riguardavano obblighi di dimora e di firma. Erano state emesse nei confronti di antagonisti di centri sociali milanesi.

I reati contestati includevano resistenza aggravata e lesioni a pubblici ufficiali. Erano state anche ipotizzate interruzione di pubblico servizio e porto abusivo di armi improprie. I legali dei giovani, Mirko Mazzali e Guido Guella, hanno presentato le loro argomentazioni.

La difesa degli indagati

Secondo la giudice, il pericolo di reiterazione dei reati può essere contenuto. Ciò può avvenire anche con misure non custodiali. Le condotte oppositive degli indagati si manifestano principalmente in occasione di manifestazioni pubbliche. Non sembrano essere abituali nella loro quotidianità.

I manifestanti hanno dichiarato di non essersi recati alla manifestazione con l'intento di scontrarsi con le forze dell'ordine. La giudice ha ritenuto plausibili queste affermazioni. Ha però sottolineato come la concitazione del momento e il tumulto della folla li abbiano spinti a giustificare reazioni violente.

Il contesto della manifestazione

Alcuni manifestanti hanno affermato di essersi difesi dalle cariche della polizia. Altri hanno parlato di «rabbia» legata al contesto della manifestazione. Questa era indetta «contro il genocidio a Gaza». In totale, sono state eseguite 14 misure cautelari per gli eventi di quella giornata.

Gli indagati menzionati nell'ordinanza sono diciassette. Altri ventisette sono stati denunciati a piede libero. La vicenda ha visto un'ampia partecipazione di forze dell'ordine e manifestanti.

Domande frequenti

Cosa è successo alla Stazione Centrale di Milano il 22 settembre?

Perché i giovani non sono andati agli arresti domiciliari?