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La Turandot celebra il centenario della sua prima alla Scala di Milano con una nuova produzione. Il regista Davide Livermore condivide il suo profondo legame personale con l'opera, risalente alla sua infanzia. L'allestimento vede un cast di rilievo e promette un'esperienza emozionante.

Turandot rivive alla Scala per il centenario

La celebre opera di Giacomo Puccini, Turandot, risuona nuovamente nel prestigioso Teatro alla Scala di Milano. L'evento segna un importante traguardo: il centenario della sua prima rappresentazione assoluta. Questa storica messa in scena avvenne il 25 aprile 1926, sotto la direzione del maestro Arturo Toscanini.

La produzione attuale prevede un ciclo di dieci rappresentazioni. Il pubblico milanese potrà ammirare questo capolavoro lirico in un allestimento curato nei minimi dettagli. La scelta di riportare Turandot sul palco della Scala in questa occasione speciale sottolinea l'importanza duratura dell'opera nel panorama musicale internazionale.

La prima rappresentazione storica fu interrotta da Toscanini stesso. Egli si fermò alla morte del personaggio di Liù. Il maestro depose la bacchetta dichiarando: «Qui finisce l’opera perché il maestro è morto». Questo momento è rimasto impresso nella storia del teatro.

La ripresa dell'opera a un secolo esatto dalla sua prima milanese non è un caso. La Scala ha sempre avuto un legame speciale con le opere di Puccini. La scelta di Turandot per questo anniversario conferma la sua centralità nel repertorio scaligero. L'opera continua a emozionare generazioni di spettatori.

Livermore: un legame d'infanzia con Turandot

Il regista dell'allestimento, Davide Livermore, rivela un legame personale profondo con Turandot. La sua fascinazione per l'opera è iniziata in tenera età. «Ho iniziato ad ascoltare Turandot a sette anni», racconta Livermore. La sua infanzia fu segnata dall'ascolto di un disco in vinile. Su quel disco, il principe Calaf era interpretato dal celebre tenore Franco Corelli.

Il giovane Livermore era completamente rapito dalla musica e dalla narrazione. Ascoltava il disco in continuazione. Cercava di comprendere le motivazioni del principe Calaf. Si chiedeva perché fosse così determinato a incontrare la Principessa Turandot. Questo interrogativo infantile ha segnato il suo primo approccio all'opera.

Questa connessione emotiva con l'opera ha guidato il suo lavoro registico. Livermore ha voluto trasmettere quella stessa meraviglia e quel senso di scoperta. Il suo intento è quello di portare sul palco non solo la musica, ma anche le emozioni che Turandot suscita. L'opera diventa un viaggio nel tempo, dal passato del compositore al presente dello spettatore.

Il regista ha contribuito anche al disegno delle scene. Ha collaborato con Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco. Questa sinergia creativa ha dato vita a un impianto visivo suggestivo. I costumi sono opera di Mariana Fracasso, le luci di Antonio Castro e i video di D-Wok. Ogni elemento contribuisce a creare un'atmosfera unica.

Un cast di stelle per la Turandot scaligera

La nuova produzione di Turandot alla Scala vanta un cast di prim'ordine. Il ruolo della gelida Principessa è affidato ad Anna Pirozzi. La Pirozzi interpreterà il personaggio nelle recite del 1, 9, 12, 18, 24 e 29 aprile. Questa non è la sua prima volta alla Scala. Ha già calcato il palco milanese in opere come I due Foscari e Nabucco.

La sua interpretazione di Turandot è riconosciuta a livello internazionale. Ha recentemente cantato il ruolo al Covent Garden di Londra. Lo interpreterà anche al Metropolitan di New York. Altri impegni includono il Teatro di San Carlo di Napoli, il Festival di Torre del Lago e l'Arena di Verona. La sua presenza conferma l'importanza del ruolo.

A interpretare Turandot in altre recite sarà Ewa Plonka (8, 11, 14 e 21 aprile). Il principe Calaf è incarnato dal celebre tenore Roberto Alagna. Alagna sarà in scena nelle date 1, 9, 12, 18 e 24 aprile. Si alternerà con Angelo Villari (8, 11, 14, 21 e 29 aprile).

Il delicato ruolo di Liù è affidato a Mariangela Sicilia (1, 8, 9, 11, 12, 14, 18 e 21 aprile). Nelle recite del 24 e 29 aprile, Liù sarà interpretata da Selene Zanetti. Il personaggio di Timur vede alternarsi Riccardo Zanellato (1, 9, 12, 18, 24 e 29 aprile) e Adolfo Corrado (8, 11, 14 e 21 aprile).

Il Coro, un elemento fondamentale dell'opera, è preparato da Alberto Malazzi. La sua maestria nel guidare le masse corali sarà cruciale per la resa complessiva dell'opera.

Turandot: un capolavoro incompiuto e rivoluzionario

Turandot è considerata uno dei vertici assoluti della lirica italiana. L'opera, iniziata nel 1900, aprì nuove prospettive all'opera europea. La sua scrittura musicale è audace e innovativa. Puccini esplorò sonorità inedite, influenzato anche da suggestioni esotiche.

L'opera rimase incompiuta a causa della prematura scomparsa del compositore, avvenuta nel 1924. Il finale fu completato da Franco Alfano. Questa versione, con il finale di Alfano, è quella che viene rappresentata ancora oggi. La sua prima rappresentazione alla Scala, nel 1926, fu un evento epocale.

Il maestro Nicola Luisotti dirige l'orchestra e il coro della Scala in questa nuova produzione. Luisotti sottolinea la complessità dell'opera. «Turandot è un punto cruciale nella storia della musica», afferma. «Puccini riesce a creare nell’ascoltatore un’attenzione molto forte che poi, piano, piano allenta».

Luisotti evidenzia la dualità delle protagoniste femminili. «Quest’opera ha due grandi protagoniste femminili: Turandot e Liù; la prima sceglie di vivere l’altra di morire». Questa contrapposizione è centrale nel dramma. Rappresenta la scelta tra potere e sacrificio, tra gelo e amore.

Anna Pirozzi, interprete di Turandot, esprime la sua passione per il ruolo. «Canto questo ruolo da nove anni», dichiara. «Tutti mi dicevano di aspettare ma sentivo che dovevo affrontarla, mi piace immensamente». La responsabilità di cantare nell'anniversario della prima alla Scala è palpabile.

Roberto Alagna descrive il suo Calaf come un personaggio complesso. «Un giovane uomo che ha perso tutto, è stanco, non ha più patria, un luogo dove stare». Il suo desiderio è conquistare l'amore e un posto nella società. Questo lo spinge ad affrontare la sfida di Turandot.

Mariangela Sicilia, nei panni di Liù, trova un'immediata connessione con il personaggio. Ricorda di aver ascoltato per la prima volta un'aria di Liù cantata da Anna Moffo. «Liù è una donna buona e dolce», spiega. «Se Turandot è un personaggio da fiaba, Liù è la realtà, con lei ho avvertito subito grande empatia».

Sicilia sottolinea la profondità psicologica dell'opera. «Giacomo Puccini è coevo a Freud, nell’opera ci sono traumi e visioni, passato e futuro». Per lei, cantare Liù è un'esperienza catartica. «Cantare Liù è un balsamo per la voce e per l’anima».

La produzione di Turandot alla Scala non è solo un omaggio al passato. È una celebrazione della vitalità dell'opera lirica. L'allestimento promette di emozionare il pubblico milanese e internazionale. La musica di Puccini continua a parlare al cuore degli ascoltatori.

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