Un ex leader della tifoseria milanista è stato condannato a oltre 18 anni per aver gestito un'importante rete di spaccio internazionale durante la pandemia. L'operazione ha portato al sequestro di quasi 2 tonnellate di stupefacenti e a un giro d'affari di milioni di euro.
Traffico di droga durante l'emergenza sanitaria
Un'organizzazione dedita al narcotraffico internazionale ha operato intensamente tra il luglio 2020 e il marzo 2021. Questo periodo coincideva con le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19. L'attività illecita ha visto l'importazione di ingenti quantità di hashish e marijuana. Il valore complessivo delle sostanze stupefacenti movimentate ha raggiunto una cifra considerevole.
Secondo le indagini, sono state effettuate ben 14 spedizioni di droga. La quantità totale di stupefacenti importati si aggirava intorno ai 2mila chilogrammi. Il volume d'affari generato da queste operazioni è stato stimato in circa 7 milioni di euro. La gestione di questo traffico è stata attribuita a un gruppo criminale ben strutturato.
La condanna dell'ex leader ultrà
Il giudice per l'udienza preliminare di Milano, Giulia Masci, ha emesso una sentenza di condanna. La pena inflitta all'ex capo ultrà della curva Sud milanista, Luca Lucci, è di 18 anni e 8 mesi di reclusione. La condanna riguarda il reato di narcotraffico internazionale. Lucci era già stato arrestato nel settembre 2024 nell'ambito di un'operazione denominata "doppia curva".
La giudice ha sostanzialmente accolto le richieste avanzate dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia milanese. La sentenza è arrivata al termine di un procedimento definito con il rito abbreviato. Lucci aveva già ricevuto una condanna a 10 anni in un precedente procedimento. Quest'ultimo riguardava un'associazione per delinquere legata al mondo ultras, con accuse anche di tentato omicidio.
Ruolo e capacità organizzative di Lucci
L'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato e coordinata dai pm Leonardo Lesti e Rosario Ferracane, ha delineato il ruolo centrale di Luca Lucci. Egli avrebbe ricoperto la posizione di vertice all'interno dell'associazione criminale. Questa organizzazione era specializzata nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra il 2020 e il 2021, il gruppo avrebbe gestito tonnellate di hashish e marijuana.
Le motivazioni della sentenza evidenziano la notevole "capacità organizzativa" di Lucci. Questa abilità gli permetteva di intrattenere contatti diretti con i produttori di droga in Marocco. La sua influenza si estendeva fino alla gestione della fase logistica. Lucci supervisionava la consegna materiale della droga agli acquirenti. Per questo compito, si avvaleva della collaborazione di due autisti.
Metodi di consegna e complicità
I corrieri utilizzati da Luca Lucci erano dipendenti di Amazon. È importante sottolineare che la multinazionale delle consegne è totalmente estranea alle indagini. I due autisti ricevevano un compenso di 500 euro per ogni singola consegna effettuata. Questo sistema garantiva la discrezione e l'efficienza delle operazioni di spaccio. La sentenza ha colpito anche altri 22 imputati. Le pene inflitte a questi ultimi variano dai 3 ai 13 anni e 6 mesi di carcere.
Le altre condanne
Oltre alla pesante condanna inflitta a Luca Lucci, il procedimento ha visto coinvolti altri 22 imputati. Le pene comminate a questi soggetti riflettono il loro diverso grado di coinvolgimento nell'associazione criminale. Le sentenze spaziano da un minimo di 3 anni a un massimo di 13 anni e 6 mesi di reclusione. Questa vasta operazione giudiziaria ha smantellato una rete criminale attiva nel narcotraffico internazionale.
La giudice Giulia Masci ha dunque riconosciuto la gravità dei reati contestati. Le motivazioni della sentenza approfondiscono i meccanismi operativi dell'organizzazione. Viene sottolineata la pervicacia dei criminali nel portare avanti le loro attività illecite anche in un contesto di emergenza sanitaria globale. La condanna di Luca Lucci rappresenta un punto fermo nella lotta contro il crimine organizzato.