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A Milano, donne migranti e rifugiate utilizzano la fotografia per condividere le proprie esperienze di vita. La mostra 'Ri-Scatti' offre uno sguardo intimo sui loro percorsi, visibile fino al 25 ottobre.

Donne migranti espongono le loro visioni

Le donne con un passato da migranti o rifugiate trovano a Milano una nuova voce. La fotografia diventa il mezzo espressivo per raccontare le loro vite. L'esposizione si intitola 'Ri-Scatti. Prima che sia notte'. Si tiene al Pac Padiglione d'Arte Contemporanea. L'evento è in programma dal 10 al 25 ottobre. È la dodicesima edizione di un progetto consolidato. L'iniziativa nasce dalla collaborazione con Ri-Scatti Odv. Questa associazione di volontariato opera dal 2014. Utilizza la fotografia per favorire il riscatto sociale. Il Comune di Milano promuove la mostra. Il sostegno arriva da Tod's. La curatela è affidata a Diego Sileo.

Percorsi di vita attraverso l'obiettivo

L'edizione corrente pone al centro le prospettive delle donne migranti e rifugiate. Ricevono supporto dal Milano Welcome Center. Questo centro è stato creato dal Comune. Attraverso le immagini, le partecipanti narrano i loro viaggi. Descrivono i legami affettivi. Esplorano il tema della maternità. Affrontano la questione dei diritti. Raccontano la ricerca di un futuro migliore. L'obiettivo primario della mostra è superare gli stereotipi. Si vuole restituire alle protagoniste il potere di raccontarsi. La fotografia diventa uno strumento di autodeterminazione.

Sguardi che uniscono e riconoscono

Gli assessori comunali Lamberto Bertolé (Welfare e Salute) e Tommaso Sacchi (Cultura) commentano l'iniziativa. Affermano che «Gli sguardi e gli scatti di queste donne, pur partendo da un background difficile e lontano dalla nostra realtà contingente, ci raccontano una quotidianità in cui tutte e tutti possiamo riconoscerci». Le partecipanti sono 23. Provengono da diverse nazioni. Hanno vissuto storie migratorie uniche. Hanno partecipato a un laboratorio di fotografia. I professionisti volontari di Ri-Scatti hanno guidato il percorso formativo. Hanno offerto competenze tecniche e artistiche.

Storie individuali, emozioni universali

Amal Kanita, di origine palestinese, ha trovato nella fotografia un mezzo potente. Dopo l'esperienza vissuta a Gaza, la fotografia è diventata uno strumento concreto. Le permette di esprimersi, creare relazioni e cercare un riscatto personale. Arina, giunta dall'Ucraina, ha scelto un approccio diverso. Si concentra sui momenti più luminosi della vita. Fotografa le emozioni autentiche degli amici. Cattura istanti di festa e condivisione. Cloé Villar de Souza, proveniente dal Brasile, ha trasformato la sua quotidianità. Trascorre molto tempo in casa per lavoro. Il fuso orario brasiliano la porta a lavorare di notte. La sua fotografia riflette sulla luce naturale e artificiale. Esplora il suo rapporto con lo spazio domestico. Queste storie, seppur diverse, comunicano esperienze umane universali.