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L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha esortato a trasformare la proprietà da fonte di conflitto a strumento di solidarietà, ispirandosi a San Francesco. L'evento, organizzato con Coldiretti, ha toccato temi come l'avidità, la burocrazia e la gestione delle risorse.

Delpini: la proprietà come vocazione alla solidarietà

L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha delineato un'eredità fondamentale di San Francesco per gli agricoltori odierni. Ha sottolineato l'importanza di coltivare un'utopia. Questa visione trasforma la proprietà da potenziale causa di divisione a un impegno verso la solidarietà reciproca. Diventa così uno strumento di aiuto e forza contrattuale. Assume anche una prospettiva globale.

Queste riflessioni sono emerse durante l'evento 'Custodire la terra. Costruire la pace'. L'incontro è stato promosso da Coldiretti Lombardia e dalla Diocesi di Milano. L'occasione è stata la vigilia dell'ottavo centenario dalla scomparsa del santo di Assisi. L'arcivescovo ha espresso la sua visione per un futuro più equo.

Critica all'avidità e alla gestione delle risorse

Dal palco della Curia, Delpini ha manifestato profonda preoccupazione. Ha criticato la «stupidità della gente e degli Stati». La considera una conseguenza diretta dell'avidità. Questa, secondo lui, è una forma di idolatria del possesso. È la principale motivazione dietro molti conflitti. Porta a sprechi incontrollati e a una disattenzione verso il futuro.

L'arcivescovo ha poi evidenziato specifici motivi di allarme. Ha menzionato una politica dei prezzi che rende la produzione agricola ordinaria quasi insostenibile. Anche l'accessibilità dei prodotti per i consumatori è compromessa. Ha criticato una forma di sospetto verso i cittadini. Questa mentalità esaspera le persone oneste ed è una malattia della burocrazia italiana. Infine, ha lamentato la scarsa lungimiranza nella gestione delle risorse naturali.

Una visione comunitaria per un futuro di fraternità

Delpini ha concluso il suo intervento con un appello alla responsabilità collettiva. Il creato, ha affermato, è un bene comune. È stato affidato all'intera umanità. Questa prospettiva comunitaria può offrire un sostegno concreto. Aiuta a promuovere l'agricoltura in quelle terre dove la popolazione soffre la fame. Inoltre, incoraggia a ricercare le basi per una fraternità universale. Questo è particolarmente importante di fronte a ingiustizie come il fenomeno del caporalato.

L'evento ha rappresentato un momento di riflessione. Ha unito il mondo agricolo e quello religioso. Ha posto l'accento sui valori evangelici applicati alle sfide contemporanee. La figura di San Francesco è stata proposta come modello. Offre una guida per ripensare il rapporto con la terra e con il prossimo. La solidarietà e la cura del creato emergono come pilastri fondamentali.

Domande e Risposte

D: Qual è il messaggio principale dell'arcivescovo Delpini riguardo alla proprietà?
R: L'arcivescovo Delpini invita a considerare la proprietà non come fonte di conflitto, ma come un'opportunità per praticare la solidarietà, l'aiuto reciproco e una visione globale. Si ispira all'eredità di San Francesco.

D: Quali sono le critiche mosse da Delpini alla società attuale?
R: Delpini critica l'avidità, definita un'idolatria del possesso che alimenta guerre e sprechi. Critica anche la politica dei prezzi che rende difficile la produzione agricola, la burocrazia italiana e la scarsa lungimiranza nella gestione delle risorse.