L'identità visiva e l'arte hanno sempre accompagnato la parola scritta. Dalla grafica pionieristica del quotidiano Il Giorno, con figure come Giuseppe Trevisani, all'illustrazione di opere letterarie da parte di artisti come Renato Guttuso, emerge un profondo legame tra espressione visiva e testuale.
L'identità visiva del quotidiano milanese
Il quotidiano milanese ha mostrato fin dalla sua fondazione nel 1956 una spiccata vocazione per il disegno. La grafica e la fotografia rappresentavano i suoi punti di forza principali. La prima redazione, situata in via Settala a Milano, ospitava un team di giornalisti focalizzati sull'impostazione visiva. Questo gruppo era dedicato all'aspetto grafico di titoli, testi e immagini. Fu il primo ufficio grafico di un quotidiano nazionale.
Giuseppe Trevisani, un trentenne originario di Napoli, fu il responsabile dell'identità visiva. Questo grafico, giornalista e traduttore diede vita al progetto. Trevisani è considerato il padre de Il Giorno e de Il Manifesto. Per il quotidiano di Mattei, introdusse soluzioni innovative. Sperimentò formati inediti, come l'uso di otto colonne anziché nove. Ampliò le dimensioni dei titoli e delle immagini. Introdusse anche la tecnica dello scontorno. Articoli di prima pagina non si concludevano più in apertura. Venivano proseguiti all'interno delle pagine. La copertina divenne una vetrina delle migliori pagine interne. Al posto dell'editoriale di fondo, un breve spazio era dedicato al direttore. Questo spazio riassumeva la situazione politica della giornata. Il formato risultava agile ed essenziale.
L'arte al servizio della parola scritta
Questa agilità si rifletteva nei caratteri tipografici. Si ritrovava nelle testatine e nei disegni. Questi elementi preparavano il marketing del nuovo giornale nel 1955. Per il lancio, fu coinvolto il grafico francese Raymond Savignac. Egli creò l'immagine de Il Giorno come una boccata d'aria fresca. La rappresentò come una finestra sul mondo. Per i grandi scrittori, erano necessari grandi artisti. Renato Guttuso fornì diversi lavori. Illustrò un racconto di Mario Soldati nel 1960. Anche Tullio Pericoli ebbe un ruolo significativo. A lui fu affidata l'interpretazione visiva delle opere letterarie. Illustrò le invenzioni di scrittori come Pasolini e Calvino. Queste pagine hanno visto la collaborazione di chi ha lasciato un segno indelebile. Hanno unito la matita alla penna. Hanno contribuito alla nostra cronaca quotidiana.
L'eredità di un legame duraturo
L'approccio de Il Giorno dimostra come l'arte visiva possa arricchire la narrazione. La scelta di collaborare con artisti di calibro internazionale ha elevato la qualità del prodotto editoriale. Ha creato un'esperienza di lettura più coinvolgente. L'impostazione grafica pionieristica ha stabilito nuovi standard. Ha influenzato il design dei giornali successivi. La sinergia tra giornalismo e arte visiva continua a essere fondamentale. Permette di comunicare idee complesse in modo efficace. L'eredità di Trevisani e Guttuso vive ancora oggi. Ci ricorda l'importanza di unire forma e contenuto.
Le parole di Vera Gheno sottolineano come le parole possano cambiare il mondo. Il suo lavoro ci invita a scoprirle e amarle. Questo processo rivela molto anche su noi stessi. L'idea di salvare le parole dall'oblio, come proposto per le opere di Leonardo, è cruciale. Rendere le parole vive attraverso sculture e manifesti è un modo per preservarle. Anche i gessetti, come afferma Mazzocchi, musicista e madonnaro, possono trasformarsi in emozioni. Questo dimostra come diverse forme d'arte possano esprimere sentimenti profondi.