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Liv Ferracchiati presenta la sua versione di 'Tre sorelle' al Teatro Elfo Puccini di Milano. Lo spettacolo, già acclamato, esplora la precarietà contemporanea attraverso il capolavoro di Cechov. Le repliche sono previste per la settimana di maggio.

Liv Ferracchiati porta Cechov a Milano

Il regista Liv Ferracchiati è nuovamente ospite del Teatro Elfo Puccini. Porta in scena la sua recente interpretazione di 'Tre sorelle'. Si tratta di una produzione del Teatro Stabile di Torino. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 17 marzo al Teatro Carignano. La tournée 2026 si conclude ora a Milano. Le rappresentazioni sono in programma dal 12 al 17 maggio.

Attualità del testo di Cechov

Anton Cechov scrisse 'Tre sorelle' nel lontano 1900. La Russia di quel periodo era scossa da profonde tensioni sociali. Si avvertiva un diffuso senso di stagnazione. Ferracchiati sottolinea la sorprendente attualità del testo. Accosta l'immobilità delle protagoniste alla sensibilità odierna. La nostra epoca è segnata da precarietà e incertezza costanti.

La regia e il bisogno di cambiamento

La regia di Ferracchiati scava nelle contraddizioni interiori dei personaggi. Lo spettacolo mette in scena il bisogno umano di evolversi. Si esplora il desiderio di immaginare un futuro diverso. Tutto ciò avviene pur nella consapevolezza che la vita spesso rimane incompiuta. Il regista stesso ha commentato la scelta di portare in scena quest'opera. «'Tre sorelle' ci appare così contemporaneo», ha affermato.

Le garanzie perdute del nostro tempo

«Anche il nostro tempo», ha proseguito Ferracchiati, «ha perso le sue garanzie. Non ha però trovato nuove fondamenta solide. Cechov sembra suggerirci che persino la memoria, ultimo rifugio doloroso, è destinata a svanire. I personaggi continuano a dimenticare. La comunicazione tra loro è quasi assente. Forse è per questo che sulla scena si scattano fotografie. Si tenta di fermare l'attimo. Si cerca di salvare il presente dalla sua fugacità.»

Il valore del vivere nell'incertezza

«La consapevolezza», ha aggiunto il regista, «non sprofonda mai nel nichilismo. Anzi, rafforza il valore dell'agire. L'agire nell'orizzonte terrestre. Nulla è più prezioso del vivere stesso. Un bicchiere di champagne, una melodia da ascoltare. Va bene anche scoprire che nulla ha un senso profondo. Come dice Tuzenbach: 'Nevica. Che senso ha?'». La riflessione finale sottolinea la ricerca di significato nell'esistenza quotidiana.

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