Cultura

L'Antidote al Soul Festival: "Musica come dialogo interiore"

18 marzo 2026, 01:31 5 min di lettura
L'Antidote al Soul Festival: "Musica come dialogo interiore" Immagine da Wikimedia Commons Milano
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Il trio L'Antidote, composto da Redi Hasa, Bijan Chemirani e Rami Khalifé, porta la sua musica al Soul Festival di Milano. Un progetto multiculturale nato da un'improvvisazione e un dialogo profondo tra gli artisti.

L'Antidote: Un Incrocio di Culture sul Palco

Un affascinante intreccio di storie e percorsi artistici definisce L'Antidote. Questo progetto multiculturale si presenta sul palco dell'Auditorium San Fedele. L'evento fa parte del Soul Festival, una rassegna dedicata alla spiritualità. Il festival si svolge in diversi luoghi della città fino al 22 marzo. Offre un programma ricco con oltre 70 appuntamenti. La formazione unisce talenti da diverse nazioni. Il percussionista iraniano Bijan Chemirani è un maestro dello zarb. Esplora territori musicali tra jazz e Mediterraneo. La sua ricerca ritmica si fonde con il pianoforte del libanese Rami Khalifé. Il violoncello dell'albanese Redi Hasa completa il trio. Hasa vanta collaborazioni prestigiose. Tra queste, quella con Ludovico Einaudi. Ha anche lavorato con artisti come Maria Mazzotta e Robert Plant. Il pubblico di JazzMi ha già potuto apprezzare la loro alchimia a novembre. La loro performance promette un'esperienza sonora unica.

Dall'Improvvisazione alla Composizione: Il Metodo de L'Antidote

La nascita di un'entità artistica come L'Antidote è stata descritta come un processo estremamente naturale. «È nato in modo molto naturale, quasi per caso», rivela Redi Hasa. Nonostante si fossero incrociati in passato, una conoscenza profonda mancava. L'incontro in studio è avvenuto senza aspettative precise. La priorità era verificare l'esistenza di una connessione. «La prima cosa è stata capire se c’era una connessione tra di noi, umana prima ancora che musicale», spiega Hasa. Questa sintonia è emersa immediatamente. Da quel momento, il processo creativo ha preso il via. L'improvvisazione gioca un ruolo centrale nel loro approccio. «Non abbiamo mai voluto mettere dei confini», afferma Hasa. Ogni brano trae origine dall'ascolto reciproco. «Tutto parte dall’improvvisazione, dall’ascolto reciproco», sottolinea. La composizione avviene attraverso un dialogo sonoro. «I brani nascono così, un po’ come un dialogo», descrive. Questa natura dialogica si estende anche alle esibizioni dal vivo. Ogni concerto diventa un'esperienza in continua evoluzione. «Continuano a cambiare anche dal vivo. Ogni concerto è diverso, perché dipende da quello che succede in quel momento tra di noi», aggiunge Hasa. Questa flessibilità rende ogni performance irripetibile.

Un Viaggio Sonoro: Dall'Album al Singolo

Il percorso artistico de L'Antidote è documentato dal loro album d'esordio. Pubblicato a settembre, il disco cattura l'essenza del loro viaggio creativo. «Uscito a settembre, il disco è una fotografia di questo percorso, ma non qualcosa di fisso», chiarisce Redi Hasa. L'album rappresenta un momento nel tempo. Le composizioni continuano a evolversi. Anche i brani più consolidati assumono nuove forme sul palco. «Pomegranate», il loro primo singolo, ne è un esempio. Ha ricevuto un'ottima accoglienza. «Anche ‘Pomegranate’, che è stato il primo brano e ha avuto una bella risposta, ogni volta prende una forma diversa quando lo suoniamo», commenta Hasa. Recentemente, il trio ha anticipato nuove uscite. Hanno pubblicato «Dans un Rêve». Questo singolo precede la colonna sonora del film. La colonna sonora è per la mostra «Giorgio Armani Privé 2005-2025 - Twenty Years of Haute Couture». L'esposizione si tiene presso Armani/Silos. La pubblicazione della colonna sonora è prevista entro l'anno. Questo nuovo lavoro testimonia la continua ricerca e sperimentazione del gruppo.

L'Antidote: Un Nome, Un Messaggio di Speranza

Il nome L'Antidote porta con sé un significato profondo. È emerso in un periodo storico particolarmente complesso. «Il nome L’Antidote è arrivato in un periodo molto particolare, durante la pandemia», racconta Redi Hasa. L'attualità rafforza la scelta di questo nome. «Oggi forse lo sentiamo ancora di più», ammette. Viviamo in un'epoca segnata da tensioni e sfide. «Viviamo in un momento complicato, pieno di tensioni», osserva Hasa. In questo contesto, la musica assume un ruolo catartico. Diventa uno strumento di trasformazione. «Per noi la musica è un modo per trasformare tutto questo, per trovare uno spazio diverso, più umano», spiega. L'obiettivo è creare un rifugio sonoro. Uno spazio dove l'umanità possa emergere. La loro arte offre una prospettiva alternativa. Un modo per affrontare le difficoltà con una nuova sensibilità. La musica diventa così un balsamo per l'anima collettiva.

Il Significato del Soul Festival per L'Antidote

La partecipazione de L'Antidote al Soul Festival assume un valore particolare. La performance è prevista a Milano il 19 marzo. Il contesto del festival, dedicato alla spiritualità, risuona con la loro visione artistica. «Suonare a Milano il 19 marzo, dentro un festival legato alla spiritualità, ha un significato speciale», dichiara Redi Hasa. Non si tratta di un'adesione teorica a concetti astratti. La loro musica affonda le radici in una dimensione interiore. «Non perché pensiamo alla musica in modo teorico, ma perché quello che facciamo nasce proprio da lì, da qualcosa di molto interiore», chiarisce. L'esperienza musicale è più legata alla sensazione che alla spiegazione razionale. «È più una sensazione che una cosa da spiegare», conclude Hasa. La loro esibizione al festival promette di essere un momento di profonda connessione emotiva e spirituale. Un'occasione per esplorare le profondità dell'animo umano attraverso il suono. Il festival milanese offre la cornice ideale per questo dialogo artistico.

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