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La Scala di Milano ripropone "Lucia di Lammermoor" prima della pausa estiva. L'allestimento di Jannis Kokkos, originariamente previsto per il 2020, esplora la follia come forma di libertà per il personaggio di Lucia. La direzione è affidata a Speranza Scappucci.

Nuovo allestimento per un classico

Il Teatro alla Scala di Milano conclude la sua stagione con un'opera attesa. Viene presentata "Lucia di Lammermoor" prima della consueta pausa estiva. L'allestimento è quello ideato da Jannis Kokkos. Era stato pensato per l'inaugurazione della stagione 2020. Purtroppo, la pandemia da Covid ne aveva impedito la messa in scena. L'opera debuttò con successo nel 2023.

Il regista Kokkos festeggia quest'anno quarant'anni dal suo esordio milanese. Era avvenuto nel 1986 come scenografo per "Pelléas et Melisande". Egli preferisce non parlare di una semplice ripresa. Sottolinea infatti che il cast è completamente rinnovato. Ogni cantante porta una sua specifica personalità sul palcoscenico.

Un cast rinnovato ma esperto

Il cast presenta volti nuovi rispetto all'edizione precedente. Tuttavia, i protagonisti vantano un solido legame con questo "dramma tragico". Rosa Feola interpreta il ruolo di Lucia. Piero Pretti veste i panni del suo amato Edgardo. Michele Pertusi riprende il ruolo di Raimondo. Lo aveva già interpretato agli esordi della sua carriera di basso nel 1985.

Completano il cast Boris Pinkasovich. Interpreta il fratello di Lucia, Enrico, che si oppone al suo amore. Leonardo Cortellazzi è Arturo. Lucia è costretta a sposarlo contro la sua volontà. Sul podio, la direttrice d'orchestra Speranza Scappucci. È reduce dal successo ottenuto dirigendo la versione francese di "Lucia" all'Opéra Comique di Parigi.

La musica come specchio dell'anima

L'opera viene riproposta nella versione napoletana del 1835. Una particolarità è l'uso della Glass Harmonica. Questo strumento è suonato da Friedrich Heinrich Kern. La direttrice Scappucci evidenzia la maestria di Donizetti. Egli unisce musica e stati d'animo in modo quasi impressionistico. L'arpa nel primo atto evoca sia la cascata che l'animo tormentato di Lucia. La Glass Harmonica, nella scena della follia, diventa il colore della sua mente.

Una scelta distintiva di questa produzione è l'uso della Glass Harmonica. Si sostituisce la tradizionale cadenza con il flauto. Si ritorna così all'idea originale di Donizetti. L'armonica a bicchieri fu inventata da Benjamin Franklin. Questo strumento aggiunge una dimensione sonora unica all'espressione della follia.

La follia come atto di libertà

Nella visione registica di Kokkos, la follia di Lucia rappresenta una forma di liberazione. Lucia cade in questo stato dopo le pressioni subite. Il fratello Enrico e padre Raimondo la spingono a sposare Arturo. Ella è costretta a rinunciare al suo vero amore. Kokkos descrive la follia come un riaffiorare improvviso della memoria. Lucia è vista come un'eroina tragica, simile a quelle della tragedia greca.

Il suo gesto finale, seppur terribile, viene interpretato come un atto di libertà. Kokkos paragona Lucia alle donne che si difendono dalla violenza. Arturo, pur essendo una vittima innocente, rappresenta il contesto che porta Lucia alla follia. La regista sottolinea la complessità di questo stato. Per Lucia, la follia diventa un modo per trascendere il tempo e trovare la propria autonomia. È un'uscita dal dolore e dalle costrizioni sociali.