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L'ex AD di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, si difende dal carcere nel processo per il crollo del Ponte Morandi, sostenendo di aver agito per prevenire la tragedia. Le sue dichiarazioni suscitano reazioni contrastanti.

Castellucci: "Ho fatto il possibile per prevenire il crollo"

Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, ha presentato la sua difesa durante l'ultima udienza del processo. Ha affermato di aver agito con tutte le sue forze per evitare la tragedia del Ponte Morandi. Dalla casa circondariale di Opera, a Milano, dove è detenuto per un'altra condanna, ha esposto la sua versione dei fatti.

Castellucci ha dichiarato di essersi sempre fidato dei responsabili tecnici. Quando nel 2005 assunse il ruolo di direttore generale, promosse numerose riunioni. Il suo obiettivo era comprendere a fondo le problematiche relative alla sicurezza. Ha sempre concesso piena autonomia ai responsabili delle manutenzioni. La sua filosofia era chiara: anticipare i lavori di messa in sicurezza.

Il "retrofitting" e il coinvolgimento di Tomasi

L'ex AD ha menzionato specificamente il progetto di "retrofitting". Questo intervento era volto a mettere in sicurezza la pila 9, ritenuta la causa del crollo. Castellucci ha sostenuto che, se fosse stato completato, avrebbe evitato la tragedia. Ha più volte citato Roberto Tomasi, attuale amministratore delegato di Aspi. All'epoca dei fatti, Tomasi era consigliere del consiglio di amministrazione. Nel processo attuale, Tomasi è stato sentito solo come testimone dell'accusa.

La difesa di Castellucci si è concentrata sulla sua presunta volontà di anticipare i lavori necessari. Ha sottolineato come, anche in assenza di allarmi specifici dagli uffici tecnici, avesse affrettato il progetto di retrofitting. Questo, a suo dire, dimostra la sua proattività nel voler prevenire qualsiasi rischio.

Le reazioni dei familiari delle vittime

Egle Possetti, portavoce del comitato dei familiari delle vittime del Ponte Morandi, ha commentato le dichiarazioni di Castellucci. Ha definito il suo intervento una "difesa all'ultimo sangue". Secondo Possetti, le parole dell'ex AD tradiscono una profonda debolezza nella sua posizione. La sua reazione riflette le aspettative dei familiari, che hanno seguito il processo con grande attenzione.

La difesa di Castellucci, che ha richiesto per lui una pena di 18 anni e sei mesi, si è svolta in un clima di alta tensione. Le sue affermazioni dal carcere mirano a scagionarlo dalle accuse più gravi. La sua testimonianza è un punto cruciale nell'ultima fase del processo.

Domande frequenti sul caso Morandi

Chi è Giovanni Castellucci e quale è il suo ruolo nel processo sul crollo del Ponte Morandi?

Giovanni Castellucci è l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia. Nel processo relativo al crollo del Ponte Morandi a Genova, è accusato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Dalla sua detenzione nel carcere di Opera, ha presentato la sua difesa sostenendo di aver fatto tutto il possibile per prevenire la tragedia.

Cosa significa "retrofitting" e perché è importante nel processo sul crollo del Ponte Morandi?

Il "retrofitting" si riferisce a interventi di miglioramento e messa in sicurezza di strutture esistenti. Nel contesto del crollo del Ponte Morandi, il retrofitting della pila 9 è stato menzionato come un lavoro di prevenzione che, secondo la difesa di Castellucci, avrebbe potuto evitare la tragedia se realizzato tempestivamente. La sua eventuale mancata o ritardata esecuzione è uno dei punti chiave dell'inchiesta.

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