Francesco Cicchella, poliedrico artista napoletano, presenta il suo nuovo spettacolo "Tante belle cose" al Teatro Arcimboldi di Milano il 7 e 8 aprile. L'artista riflette sul suo percorso artistico, sulla natura della comicità e sul suo rapporto con il pubblico.
Il nuovo spettacolo "Tante belle cose"
Francesco Cicchella, artista versatile che spazia tra musica, recitazione e comicità, sarà in scena al Teatro Arcimboldi di Milano il 7 e l'8 aprile con il suo spettacolo intitolato "Tante belle cose". Questo nuovo lavoro si presenta come uno spettacolo di puro varietà, scritto in collaborazione con Gennaro Scarpato, con il supporto scenico di Vincenzo De Honestis e Yaser Mohamed.
L'artista descrive "Tante belle cose" come un'evoluzione rispetto ai suoi precedenti lavori. Per la prima volta, ha costruito una narrazione, una cornice che lega insieme canzoni, personaggi e sketch comici. L'idea è quella di proiettarsi nel 2050, immaginando un bilancio della propria carriera a un passo dal ritiro. Questa ambientazione futuristica serve da pretesto per una satira pungente sul presente.
La comicità come espressione e terapia
Cicchella non si preoccupa eccessivamente del futuro, preferendo concentrarsi sull'espressione del sé nel presente. Ritiene che il suo lavoro sia un mezzo per comunicare ciò che ha da dire, senza la necessità di essere costantemente presente sulle scene. Questa scelta, che lui stesso definisce una forza, lo porta a evitare l'eccessiva esposizione mediatica, un problema diffuso nella società contemporanea.
La sua comicità nasce dall'osservazione del mondo, dalla capacità di cogliere le contraddizioni e trasformarle in risate. Questo processo, a volte, assume sfumature di autoterapia. Il palco diventa un luogo dove placare il turbamento interiore attraverso lo scambio di energia con il pubblico. Non è raro, infatti, che i comici siano persone con una certa malinconia di fondo.
L'ispirazione per Cicchella proviene anche dal suo background musicale. Nato pianista, il suo sguardo e il suo udito sono costantemente attenti a ciò che accade intorno. L'imitazione dei cantanti è diventata il suo tratto distintivo, un'arte che si è evoluta nel tempo, permettendogli di veicolare messaggi più profondi.
Imitazioni e aneddoti dal palco
Francesco Cicchella utilizza le imitazioni come veicolo per la critica sociale. Ad esempio, l'imitazione di Achille Lauro diventa un'occasione per commentare le etichette discografiche e l'eccesso del politicamente corretto. Nonostante la natura comica del suo lavoro, l'artista ammette una certa inquietudine interiore, un concetto condiviso anche da colleghi come Angelo Pintus, che gli ha ricordato come «dietro a un comico ci sia sempre un bambino triste».
Il palco, per Cicchella, rappresenta una forma di terapia, potenziata dai messaggi positivi che riceve dal web. Anche la sua recente imitazione di Sal Da Vinci ha riscosso un grande successo sui social media. Curiosamente, si tratta di una delle sue imitazioni più datate, risalente a prima dei vent'anni. Cicchella e Sal Da Vinci sono amici da tempo e condividono il divertimento per queste performance.
Ogni imitazione è preziosa per lui, ma cita Michael Bublé come il primo personaggio che lo ha lanciato a "Made in Sud". Dopo la pandemia, sono state le imitazioni di Ultimo e Achille Lauro a rilanciarlo.
L'artista racconta anche di serate difficili, dove la prontezza di spirito ha permesso di trasformare imprevisti in gag riuscite. Un esempio è stato strapparsi un indumento durante un'imitazione di Massimo Ranieri, trasformando l'incidente in uno scherzo. Un'altra volta, un blackout è stato superato continuando lo spettacolo con le torce dei cellulari, cantando a cappella.
Il momento più significativo della sua carriera è stata la vittoria a "Tale e quale Show", che gli ha fatto intuire la possibilità di un percorso artistico di successo.