Eugenio Finardi presenta lo spettacolo "Voce umana" al Teatro Manzoni di Milano, esplorando il profondo legame tra voce, musica e teatro. L'artista riflette sull'evoluzione della sua carriera e sui futuri progetti creativi.
Finardi esplora la "Voce umana" a Milano
Eugenio Finardi, artista di 73 anni, si esibirà al Teatro Manzoni di Milano. Il suo nuovo spettacolo si intitola “Voce umana”. L'evento unisce elementi di musica e teatro. Finardi ricorda amici scomparsi come Demetrio Stratos e Fabrizio D’André. Verranno anche analizzati i loro rapporti con la voce.
L'artista dichiara di non essere statico come la Coca-Cola. La sua carriera musicale è caratterizzata da una continua ricerca di nuovi orizzonti. Questo desiderio di esplorazione lo spinge a sperimentare costantemente. La sua evoluzione artistica è un percorso in divenire.
Il potere comunicativo della voce
Lo spettacolo “Voce umana” nasce da una profonda riflessione sul ruolo della voce. Finardi sottolinea come la voce sia uno strumento comunicativo fondamentale. Spesso trascuriamo l'ascolto musicale e lo sviluppo vocale. Ci concentriamo di più sull'aspetto esteriore, sul profumo. La voce, invece, è un veicolo di emozioni potentissimo.
L'artista paragona le voci attuali in radio a quelle robotiche. Cita l'esempio di Hal 9000 da “2001 Odissea dello Spazio”. Il titolo dello spettacolo è un omaggio a Jean Cocteau. Il drammaturgo francese è autore di una celebre opera teatrale omonima.
La voce spogliata dall'esteriorità
Finardi fa riferimento all'episodio del film “L’amore”. In esso, Anna Magnani, diretta da Rossellini, interpretava proprio le pagine di Cocteau. L'intento era spogliare la voce dall'aspetto visivo. La voce, in assenza di immagini, deve comunicare tutto. Deve trasmettere il dolore, la supplica. È l'unico strumento per tentare di salvarsi.
Tuttavia, Finardi distingue tra la comunicazione tramite parole e quella tramite il suono puro. Il suono vocale, se usato con maestria, possiede un potere seduttivo. Può irridere, trascinare, commuovere. È un veicolo di emozioni profonde.
Influenze familiari e sperimentazione vocale
Essere figlio di una cantante lirica, Eloise, ha influenzato Finardi. La voce era centrale nel rapporto con sua madre. Lei, albina e ipovedente, aveva un legame speciale con il suono e l'udito. Questo ha trasmesso all'artista un'ipersensibilità alle vibrazioni del mondo.
Tra gli amici musicisti, Demetrio Stratos viene indicato come il più sperimentatore. Di origini greche, cresciuto tra tre lingue, Stratos esplorò a fondo le voci arabe, mongole e tibetane. La sua ricerca vocale andò molto oltre. Alcuni mistici ritenevano che toccasse sfere dell'anima inaccessibili. Stratos studiò la sua voce all'istituto di fonologia della Sorbona.
Progetti futuri e attesa creativa
Eugenio Finardi esprime un forte desiderio di futuro. Possiede le energie necessarie per perseguire nuovi obiettivi. Attualmente porta avanti due tour paralleli. Uno è teatrale, con “Voce Umana”. L'altro è elettrico, con “Tutto ‘75-’25”, che ora si estende al 2026.
Dopo aver pubblicato l'album “Tutto”, che raccoglie brani inediti, l'artista non intende più realizzare altre raccolte simili. Riguardo al suo prossimo passo, Finardi ammette di essere in attesa di un'idea. Si definisce come Topolino, in attesa che si accenda la lampadina. Sente di essere vicino a qualcosa di nuovo, ma non sa cosa.
Esiste la volontà di unire creatività e fisicità. Potrebbe comporre musiche per un balletto. È anche impegnato con la Fondazione Pergolesi. Lavorano a un progetto legato allo Stabat Mater. L'attesa creativa è palpabile.
Domande frequenti
Chi è Eugenio Finardi?
Eugenio Finardi è un cantautore italiano di 73 anni, noto per la sua carriera musicale che spazia tra rock, blues e sperimentazione vocale. Ha raggiunto la notorietà negli anni '70 e continua a essere attivo con nuovi progetti.
Cosa significa "Voce umana" per Finardi?
Per Eugenio Finardi, “Voce umana” rappresenta lo spettacolo che esplora il potere comunicativo e seduttivo della voce. È uno strumento fondamentale che spesso viene trascurato, a differenza dell'aspetto esteriore. Il titolo è un omaggio a Jean Cocteau.