Il diritto all'oblio non permette di cancellare la storia, ma di gestire le informazioni online. Il professor Ruben Razzante chiarisce i confini tra deindicizzazione e diritto all'informazione.
Il manuale di diritto dell'informazione
È giunta alla settima edizione la pubblicazione «Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione». Questo testo, edito da Cedam-Wolters Kluvers, conta 704 pagine e ha un costo di 40 euro. È diventato uno strumento fondamentale per comprendere le norme della deontologia giornalistica. L'autore, il professor Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione presso l'Università Cattolica di Milano, ne illustra le novità.
La prima grande novità di questa edizione è l'entrata in vigore del Testo unico dei doveri del giornalista. Approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, questo testo riordina i principi delle carte deontologiche. Aggiorna le regole all'era digitale, spiegando come applicarle sui social network.
Sono state inoltre integrate importanti sentenze sulla diffamazione online. Viene trattato il nuovo regolamento europeo sulla privacy, approvato a Bruxelles a maggio. I Paesi europei avranno due anni per adeguarsi alle nuove norme.
Il manuale affronta anche le novità sul diritto d’autore online. Si considerano sia le direttive europee sia le sentenze più recenti. Viene esplorato l'uso della tecnologia al servizio dei cittadini.
Infine, è stato aggiunto un nuovo capitolo dedicato al diritto all’oblio. Questo diritto non mira a cancellare la storia. Serve piuttosto a riordinare le notizie presenti sul web. Il capitolo spiega quando giornalisti e motori di ricerca devono rimuovere contenuti. Delinea anche i casi in cui è giusto mantenerli, in nome del diritto all'informazione.
Il ruolo del giornalista e il diritto all'oblio
Il giornalista ha l'obbligo di aggiornare le notizie. Deve farlo fino alla loro ultima evoluzione, come stabilito dalla Cassazione nel 2012. Raramente è tenuto a rimuovere gli articoli. Le testate giornalistiche devono conservare la memoria storica.
La situazione cambia per i motori di ricerca. Questi operano per profitto, non per garantire il diritto all'informazione. A loro si può richiedere la deindicizzazione di articoli che presentano un'identità digitale non aggiornata.
È necessario valutare ogni caso singolarmente. Bisogna considerare la rilevanza della notizia. Si valuta l'attualità e il potenziale danno per l'interessato. Si confronta questo danno con il beneficio per gli utenti.
Anche il giornalista può promuovere richieste di rimozione. Deve agire in base alla valutazione caso per caso. L'obiettivo è bilanciare i diritti in gioco.
Errori comuni nell'uso dei social network
Un errore frequente tra i giornalisti è credere di poter scrivere liberamente sui propri profili privati. Pensano di poter violare la deontologia. Possono denigrare colleghi o rivelare segreti professionali.
Questi comportamenti possono portare a seri provvedimenti disciplinari. Il giornalista possiede un'autorevolezza che impone il rispetto di vincoli deontologici. Deve mantenere sobrietà, continenza e riservatezza.
Un altro errore comune è fidarsi di notizie non verificate. Questo accade quando si basano su informazioni trovate su Twitter o Facebook. Si rischia così una causa per diffamazione.
Il giornalismo tradizionale sta affrontando una crisi profonda. Crescono fonti d'informazione alternative che ignorano le regole. Al di là dell'etica personale, quali vantaggi pratici derivano dal seguire la deontologia?
Nel vasto mare dell'informazione online, la distinzione tra giornalisti veri e improvvisati è sempre più flebile. Tuttavia, il rispetto della deontologia rimane l'unico modo per i giornalisti. Dimostra che la loro professione è seria e basata su regole che tutelano il cittadino.
Senza queste regole, prevarrebbero i più forti. La gente perderebbe fiducia nei media, causando una crisi di rigetto. La convenienza nel rispettare i principi sta nel mantenere il patto di lealtà tra chi informa e chi riceve l'informazione. Anche la rete ne beneficia.
I primi passi per rilanciare la dignità del lavoro giornalistico sono la riconoscibilità delle firme. Si potrebbe aggiungere il numero di tessera professionale accanto a nome e cognome. Un altro passo fondamentale è pagare meglio i collaboratori.