Attilio, il bimbo che divenne 80enne in scena
Debutta "Attilio": un bambino di 9 anni si comporta da 80enne
Un ragazzino di nove anni, Attilio, decide improvvisamente di adottare i comportamenti di un ottantenne. Questo spunto inusuale è al centro del monologo teatrale scritto e interpretato da Flavia Ripa, con la collaborazione di Paola Tintinelli. Lo spettacolo, definito tragicomico, andrà in scena a Linguaggicreativi.
L'opera porta in scena un nucleo familiare pugliese nei primi anni '90, un periodo segnato da eventi significativi come l'arrivo della nave Vlora con migliaia di profughi albanesi. L'azione si svolge in un'estate del 1991, facendo da sfondo a dinamiche familiari destinate a esplodere a causa del comportamento del giovane protagonista.
Flavia Ripa: un'artista multidisciplinare tra parole e suoni
Flavia Ripa, descritta come un'artista caleidoscopica, utilizza il teatro come mezzo per esplorare temi complessi. Il suo approccio è decisamente multidisciplinare, con un gioco di suoni e parole che arricchisce la narrazione. La sua interpretazione nel monologo vede il passaggio tra i ruoli della nonna, della madre e della sorella, diventando la voce della linea familiare femminile.
La gestione del dispositivo scenico è curata direttamente dall'artista, che utilizza pedali e interruttori per controllare musiche e tracce audio registrate. Una colonna sonora completa, in parte pubblicata dall'etichetta Brutture Moderne, accompagna lo spettacolo ed è disponibile sulle piattaforme digitali.
Le radici familiari: legami o catene? Il tema centrale
Il comportamento non convenzionale di Attilio funge da detonatore, scatenando reazioni inattese all'interno della famiglia. Il nucleo tematico dello spettacolo ruota attorno alla domanda fondamentale: le nostre radici rappresentano un legame che ci nutre o una catena che ci imprigiona? Flavia Ripa intende indagare cosa si eredita dalla famiglia, come lo si trasforma e cosa invece rimane un'eredità genetica o culturale.
L'artista riflette in particolare sull'educazione sentimentale e sul linguaggio appresi in casa, interrogandosi su ciò che realmente ci forma. La risposta a questo interrogativo viene offerta dallo spettacolo stesso, che ha permesso all'autrice di raggiungere una maggiore pacificazione interiore e di osservare le dinamiche familiari con più compassione, evitando giudizi o retorica.