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Il progetto "Gomitoli" di Meti, nato da una ricerca di Francesca Svanera, mira a cambiare il modo in cui i media raccontano gli abusi sui minori. L'obiettivo è creare una narrazione più rispettosa e informativa per i sopravvissuti.

Nuovo progetto per raccontare gli abusi

La scrittrice e attivista Francesca Svanera ha dato vita al progetto “Gomitoli”. Questo percorso porterà alla creazione di una Escape Box. L'iniziativa è promossa dall'associazione Meti. L'associazione si occupa di persone che hanno subito abusi durante l'infanzia. Meti è stata fondata nel 2013. Il progetto è stato selezionato da un bando di Action Aid.

Svanera, che è anche una survivor, ha basato il progetto su una ricerca personale. Ha raccolto articoli sugli abusi sessuali nell'infanzia per tre mesi. Ha notato che il linguaggio usato spesso è dannoso. Può causare malessere nei survivor. Questo accade a causa del voyeurismo e della scarsa informazione.

L'idea è nata dalla constatazione che si parla poco e male di questi temi. La ricerca di Svanera ha evidenziato questa carenza. Il progetto “Gomitoli” vuole offrire una prospettiva diversa. Vuole migliorare la comunicazione su un argomento così delicato.

Gruppi di auto aiuto e critica mediatica

Da questa ricerca sono nati gruppi di auto mutuo aiuto online. Qui i survivor discutono su come vorrebbero essere raccontati dai media. Hanno partecipato 180 persone. È emerso che gli abusi vengono spesso presentati come eccezioni. La realtà, però, è molto diversa. Gli abusi sui minori sono frequenti.

Solo l'associazione Meti ha attivato 18 gruppi di auto mutuo aiuto online in tutta Italia. Hanno anche creato 2 gruppi per genitori. Questi genitori non si erano accorti degli abusi subiti dai propri figli. L'associazione opera dal 2013. Ha visto un aumento delle richieste di supporto.

Un altro aspetto critico è la scarsa presenza della vittima nel racconto. Le immagini usate dai media possono essere fuorvianti. Pochi survivor si riconoscono nel bambino con le mani sul volto. L'abuso viene descritto come un evento isolato. Ma per chi lo vive è devastante.

La ricostruzione dopo l'abuso

Francesca Svanera è un esempio di questa realtà. Ha subito abusi dall'età di 4 anni fino ai 10. Ha vissuto esperienze di pedopornografia e prostituzione infantile. Successivamente ha sofferto di amnesia dissociativa. Ha anche sviluppato un disturbo da stress post-traumatico complesso. I primi ricordi sono riemersi gradualmente. Sono arrivati come frammenti attraverso la terapia Emdr. Nel 2019 è entrata in contatto con Meti.

C'è un forte desiderio di parlare apertamente di questi argomenti. Si vuole sdoganare un tema presente nella società. Un tema che cambia la percezione del mondo. Ma da cui è possibile rinascere. Svanera si descrive come una persona che si è “frantumata”. Poi si è ricostruita in qualcosa di nuovo. Concentrarsi solo sulle persone perdute non aiuta chi sta affrontando la tempesta a vedere una via d'uscita.

Le esperienze emerse dai gruppi di auto mutuo aiuto e da incontri con giornalisti confluiranno in un edu-game. Questo gioco educativo sarà testato in diversi centri antiviolenza. Tra questi ci sono Donne e diritti a Darfo Boario Terme (Brescia), il centro Mia a Casalmaggiore (Cremona), Lilith a Latina, Goap a Trieste e Donne Val Delsa a Poggibonsi (Siena).

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