Il Mezzogiorno d'Italia ha registrato una perdita di 770.000 residenti negli ultimi due decenni. Questo declino demografico ha profonde implicazioni economiche e infrastrutturali, evidenziando un divario crescente con il Nord del paese.
Declino demografico nel Mezzogiorno
Il Sud Italia ha subito una significativa riduzione della sua popolazione. Negli ultimi 20 anni, si stima una perdita di circa 770.000 abitanti. Questo dato rappresenta una variazione percentuale dello -0,77% nel 2025 rispetto al 2002. La ricerca è stata condotta dal professor Ennio Cascetta. Ha tenuto lezioni di Pianificazione dei trasporti al Massachusetts Institute of Technology. I risultati sono stati presentati durante l'evento 'Infrastrutture 2030'. L'iniziativa si è svolta a Bari. La cifra persa equivale alla somma delle popolazioni di Bari, Catania e Reggio Calabria. Lo ha specificato lo stesso professor Cascetta.
Confronto demografico Nord-Sud
Nel 2002, il Nord contava 25,6 milioni di residenti. Il Centro aveva 10,9 milioni. Il Sud si attestava sui 20,5 milioni. Nel 2025, le cifre sono cambiate notevolmente. La popolazione del Nord è salita a 27,5 milioni. Il Centro ha raggiunto 11,7 milioni. Il Sud è sceso a 19,7 milioni. Questo divario ha ripercussioni dirette sui sistemi di trasporto. Un viaggio di 400 chilometri da Milano permette di raggiungere 21,822 milioni di persone. Dalla stessa distanza partendo da Messina, si raggiungono solo 4,198 milioni di residenti. L'analisi si estende anche all'impatto economico.
Impatto economico e infrastrutturale
Considerando un tragitto di 1.200 chilometri, il Prodotto Interno Lordo (PIL) delle regioni europee accessibili da Milano ammonta a 24,7 milioni. Partendo da Messina, la cifra si riduce a 2,159 milioni. Questo paragone evidenzia un 'circolo vizioso' nel Mezzogiorno. Il professor Cascetta spiega: «Se hai meno popolazione, hai meno domanda». La minore domanda si traduce in meno traffico merci e passeggeri. Di conseguenza, meno servizi sono richiesti. Una minore offerta di servizi porta a una ridotta accessibilità. Questo, a sua volta, scoraggia ulteriormente l'insediamento di nuova popolazione. Le disparità sono evidenti anche nella rete ferroviaria. Il 45% dei chilometri di rete si trova al Nord, contro il 34% del Sud. La rete elettrificata raggiunge il 50% al Nord, ma solo il 27% al Sud. I viaggiatori sono concentrati per il 56% al Nord e solo per il 15% al Sud. Questi dati sottolineano la necessità di interventi mirati per invertire la tendenza.
Le fonti di queste informazioni sono state elaborate da uno studio di Ennio Cascetta, docente di Pianificazione dei trasporti al Massachusetts Institute of Technology, per Filt Cgil.