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Tre persone sono state condannate per il traffico di stupefacenti e telefoni cellulari all'interno del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. L'indagine ha svelato un sistema di spaccio che coinvolgeva anche personale di polizia penitenziaria.

Sentenza sul traffico illecito nel carcere cittadino

Il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha emesso tre condanne. Queste riguardano un'indagine su droga e cellulari introdotti illegalmente nel penitenziario. Il procedimento fa parte di un'inchiesta più ampia. Questa è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina. L'indagine si è sviluppata nel corso del 2024. Ha permesso di identificare diversi canali di approvvigionamento. Questi canali servivano a far entrare stupefacenti e dispositivi telefonici. Le indagini avevano coinvolto molti sospettati. Riguardavano un vasto traffico di droga tra Messina e la sua provincia. La sentenza è arrivata ieri, con rito ordinario.

I protagonisti del processo e le pene inflitte

Gli imputati nel processo erano tre. Tra questi figurava Francesco La Malfa. Era un assistente capo della Polizia penitenziaria. La Malfa è originario di Barcellona Pozzo di Gotto. C'erano poi Giuseppe Maiorana e Lavinia Doroczi. Quest'ultima era compagna di un detenuto. Le si contestava di aver organizzato l'associazione. Questa associazione introduceva droga e cellulari nel carcere. L'accusa è stata sostenuta dal pubblico ministero Veronica De Toni. Il collegio penale, presieduto dalla giudice Anna Elisa Murabito, ha stabilito le pene.

Francesco La Malfa è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione. Dovrà anche pagare una multa di 55 mila euro. La difesa di La Malfa è stata curata dall'avvocato Tommaso Calderone. Giuseppe Maiorana ha ricevuto una pena di 5 anni e 6 mesi. La sua multa è di 56 mila euro. L'avvocato Carmen Zarcone lo ha assistito. Lavinia Doroczi, difesa dall'avvocato Salvatore Silvestro, è stata condannata a 1 anno e 7 mesi. A ciò si aggiunge una sanzione pecuniaria di 6 mila euro.

Il carcere come "zona franca" per lo spaccio

Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno rivelato una situazione allarmante. L'istituto penitenziario sembrava essere diventato una sorta di "zona franca". Questo era per l'ingresso di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari. Cocaina e altre droghe circolavano liberamente. Questo accadeva almeno dal novembre 2021. Secondo l'accusa, ciò era possibile grazie alla collaborazione dell'assistente capo La Malfa. Quest'ultimo è stato successivamente trasferito nel carcere di Opera. È stato arrestato nel giugno 2024. L'arresto è avvenuto durante un blitz legato all'inchiesta.

Gli investigatori hanno raccolto prove significative. Hanno utilizzato anche fonti confidenziali. Hanno documentato il flusso di droga. Hanno registrato l'arrivo di telefoni cellulari. Questi venivano venduti a prezzi elevati. Si parla di cifre fino a 500 euro per ogni dispositivo. Durante le attività investigative è emerso un altro dettaglio. Sembra che La Malfa agisse sotto l'influenza della famiglia Iannello. In particolare, Maurizio Iannello è considerato una figura centrale. Era ritenuto il gestore del sistema di spaccio interno. Aveva il supporto del padre Filippo e del fratello Salvatore. Anche loro erano considerati elementi chiave nella gestione del traffico all'interno del carcere.

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