L'arcivescovo Benoni Ambarus ha esortato le istituzioni a smettere di comunicare ai giovani che la loro terra non offre prospettive. Ha sottolineato la necessità di un impegno concreto per il loro futuro, criticando l'incoerenza degli adulti e proponendo azioni mirate.
Appello contro il messaggio di resa ai giovani
È fondamentale smettere di comunicare ai giovani che la loro terra è priva di futuro. Questo messaggio di resa li spinge all'abbandono. L'arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, Benoni Ambarus, ha lanciato questo accorato appello. Si è rivolto alla classe dirigente e alle istituzioni. L'intervento è avvenuto durante un incontro con le autorità civili e militari. La cerimonia si è svolta nella Basilica Cattedrale. Era un appuntamento tradizionale alla vigilia della Festa della Bruna.
Il presule ha definito i giovani le “pietre vive”. Sono loro la base su cui costruire il futuro delle comunità. Ha denunciato il disagio delle nuove generazioni. Hanno sofferto spopolamento, isolamento e mancanza di opportunità. Gli adulti sono stati bocciati. Lo ha affermato con fermezza. Sono stati distratti, incoerenti e incapaci di ascoltare il loro dolore. Non sono stati guide credibili nel labirinto dell'esistenza.
Coinvolgimento e ascolto per le nuove generazioni
L'arcivescovo si è rivolto direttamente agli amministratori. Ha chiesto loro un coinvolgimento con vera passione. La passione deve essere per i nostri figli. Non solo quando ci sono i riflettori. Non per calcolo politico. Ha invitato a costruire una rete. Questa rete deve unire istituzioni, scuole, parrocchie, associazioni e famiglie. Il vescovo ha proposto l'organizzazione di assemblee pubbliche. Si terranno nei comuni. Lo scopo è ascoltare i giovani. Le loro esigenze verranno trasformate in azioni concrete. Questo è un passo fondamentale.
L'arcivescovo ha richiamato una lettera. L'ha ricevuta mesi fa da un sindaco. Il primo cittadino è rimasto anonimo. La lettera denunciava la solitudine degli amministratori. Affrontavano l'emergenza giovanile da soli. Chiedeva un impegno condiviso. L'obiettivo era offrire nuove prospettive ai ragazzi. Dobbiamo risvegliare il senso civico. Dobbiamo agire in prima persona. Questo per il bene comune. Non dobbiamo aspettare interventi miracolosi dalla politica. L'intera comunità è invitata a riorganizzare la speranza. Questo è un invito potente.
Proposte concrete per un futuro migliore
L'arcivescovo Ambarus ha evidenziato la necessità di un cambio di rotta. Non si può più permettere che i giovani percepiscano un futuro incerto nella loro terra. La comunicazione gioca un ruolo cruciale. Messaggi negativi generano sfiducia. Questo porta inevitabilmente all'emigrazione. È necessario invertire la tendenza. Bisogna creare un ambiente favorevole alla crescita. Le istituzioni devono assumersi la responsabilità. Devono ascoltare attivamente le esigenze dei giovani. Le assemblee pubbliche proposte sono un ottimo strumento. Permetteranno un dialogo diretto. Le proposte emerse potranno essere tradotte in politiche concrete. Questo richiede un impegno congiunto.
La rete tra i vari attori sociali è fondamentale. Istituzioni, scuola, parrocchie, associazioni e famiglie devono collaborare. Solo unendo le forze si possono creare opportunità reali. L'arcivescovo ha sottolineato l'importanza di superare la solitudine. La solitudine degli amministratori è un problema. L'impegno deve essere condiviso. La lettera del sindaco anonimo ne è una testimonianza. È necessario agire con senso civico. Il bene comune deve essere la priorità. La speranza va riorganizzata. Questo significa agire concretamente.
La Festa della Bruna è un momento importante. È un'occasione per riflettere sul futuro. L'appello dell'arcivescovo Ambarus è un monito. Un monito a non rassegnarsi. Un invito a costruire attivamente un futuro. Un futuro per i giovani di Matera e del territorio. Le sue parole risuonano come un richiamo all'azione. Un'azione che deve partire dal basso. Ma che deve essere supportata dall'alto. Le istituzioni hanno un ruolo chiave. Devono dimostrare con i fatti. Non solo con le parole. La comunità intera deve partecipare. La speranza è un motore potente. Ma va alimentata con azioni concrete. Il futuro dei giovani è nelle nostre mani.